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Michael Kimball

Un giovane autore e un testo di grande originalità. Una casa editrice come Adelphi ha eccezionalmente pubblicato un'opera prima: doveva davvero meritarlo!

Da che cosa è nata la scelta di scrivere narrativa?
Come redattore di testi didattici dovevo occuparmi anche di narrativa, usare un certo stile, fare l'editing degli autori: scrivendo un romanzo è stato molto affascinante per me cercare di rompere quelle regole.

Come mai ha scelto come narratori due bambini?

Quando ho iniziato a scrivere questo libro c'era un solo bambino, il maschio; a mano a mano che scrivevo la materia cresceva e ho avvertito la necessità di scegliere un secondo narratore.

Il rapporto tra gioco e realtà, la bambola e la bambina: nell'immaginario infantile non c'è distinzione tra il momento del gioco e quello della realtà?

I bambini pensano che il gioco sia realtà, tutto diventa reale, e prima di tutto il gioco.

E qual è la concezione della morte per un bambino?

Il punto centrale è che i bambini non possono capire la morte, e questo tema rappresenta la parte più importante del libro. Infatti i protagonisti cercano di darsi delle spiegazioni degli eventi, pur non capendo quello che succede. Per esempio per la bambina, tutta la famiglia sta andando in paradiso, sia il fratellino morto che è in macchina con loro sia gli altri componenti, proprio perché non può capire che cosa sia la morte.

Nella tradizione letteraria americana il viaggio è ricerca. Qui invece è una graduale separazione. Una lettura del movimento in un certo senso statica.

Penso che nella tradizione americana l'idea del viaggio sia idealizzata, resa in modo sentimentale. Ho cercato di sovvertire questa cosa: per me il viaggio, l'andare da un posto all'altro, rappresenta il passato, il lutto, la separazione

Un passaggio mi ha colpito nella lettura del romanzo, quando la bambina dice: "la bambina delle bambole è in fondo più vera della mia famiglia". Che concezione della famiglia ha o vuole trasmetterci?

Per la bambina è un modo di gestire il suo dolore. Crede di poter sostituire con le bambole quella famiglia che si sta sgretolando

Il nonno è l'unico punto fermo per i bambini. Pensa che gli anziani siano l'unica generazione che ha saputo tener saldi alcuni valori?

No, non penso che sia l'unico modo, né quello migliore, c'è un senso più grande della famiglia che solo i genitori possono dare.

E infatti alla fine i bambini avvertono la perdita definitiva dei genitori. Quali tracce restano di un lutto così grave? Quale può essere il rapporto fra fratelli e invece che cosa significa la perdita dei genitori?

I bambini ragionano sulle cose in un modo completamente diverso e separato dagli adulti: c'è un sovrapporsi della percezione e del linguaggio, mentre i genitori sono come "impliciti", infatti nel libro i genitori dicono pochissimo, in un certo senso sono assenti fin dall'inizio. In primo piano c'è il rapporto fra i bambini e il modo in cui pensano e parlano l'uno con l'altro.

Come è riuscito a costruire questo linguaggio, ha studiato, ha analizzato la psicologia infantile?

È cominciato come un gioco. Però, dato che mi sono occupato di testi universitari che parlavano dell'evoluzione infantile e dei diversi gradi in cui i bambini capiscono la realtà a seconda dell'età, questa preparazione mi ha consentito di circoscrivere il mio ambito entro certi limiti e di lavorare con serietà sul linguaggio infantile. Ho inoltre compiuto studi e ricerche anche di tipo psicologico.

La macchina nel libro sostituisce la casa e per il bambino ha una funzione protettiva. Si è persa oggi la possibilità di avere un luogo familiare? La casa non ha più questa funzione?

Sì, ci sono sempre meno luoghi dove la famiglia può stare insieme. Io ho unito macchina e casa perché la macchina è molto importante nella cultura degli Stati Uniti e questo è un altro modo per far capire come è ridotta la famiglia americana: nella macchina sono tutti accalcati insieme, ma sono assolutamente separati l'uno dall'altro.

Intende continuare a scrivere romanzi?

Sto lavorando al mio secondo libro dove ci sono degli elementi ricorrenti come la perdita, il lutto, la famiglia e sto cercando dei modi diversi di raccontare le cose, modi diversi di raccontarle agli altri e anche a me stesso.

Di Grazia Casagrande




23 novembre 2001