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Uzma Aslam Khan

Tradizione e modernità. Una scrittrice pakistana ci avvicina ai conflitti e ai tabù della società moderna in un romanzo a più voci ambientato tra gli Usa e il Pakistan all’inizio degli anni Novanta: Trasgressione, edito da Neri Pozza

Il tuo romanzo è una polifonia di voci e punti di vista: Nini, Anu, Daanish, Dia, Riffat. Il fil rouge è l’alternanza e qualche volta il conflitto tra due culture e modi di pensare diversi. Da una parte la tradizione, dall’altra la modernità, il nuovo. Come nasce Trasgressione?

Il romanzo è originariamente nato con l’immagine di Daanish che guida verso casa dall’aeroporto con suo padre. I miei romanzi iniziano solitamente con un’immagine. Quando mi siedo a scrivere non ho mai in mente una trama o dei temi ben precisi. Una sensazione, una intuizione generalmente evocano in me una metafora. In questo caso, se guardo al processo creativo che mi ha portato a scrivere questo romanzo, comprendo che l’intuizione più incisiva è stata quella che mi ha fatto scrivere dei bachi da seta di Dia. Anche io, scrivendo stavo filando un tessuto, un tessuto narrativo. Non lo sapevo al tempo in cui iniziai, perché la mia scrittura è un qualcosa di organico, sconosciuto.

Tra i personaggi femminili del tuo romanzo, Dia risulta essere la più determinate, coraggiosa e intraprendente. Conosce i suoi diritti di donna e sa di avere pensieri anche se la tradizione del suo paese preferisce che le donne non “pensino” autonomamente. Instilla nella mente della sua migliore amica Nissrine il dubbio che un matrimonio combinato, senza amore, può farla soffrire e renderla infelice. Dia è forse avvantaggiata rispetto ad altre donne nel pensare alla libertà delle donne per via di sua madre che le ha sempre consigliato di sposarsi per amore?

Sì è così, è ciò che suggerisco nel libro.

Dia un giorno accompagna la sua migliore amica Nissrine all’appuntamento con colui che dovrebbe diventare suo marito, Daanish. Ma da quell’incontro è Dia ad innamorarsi di Daanish. Questo evento mostra come gli eventi della vita siano inattesi e che il destino gioca un ruolo determinante?

Talvolta gli eventi accadono inaspettatamente. Innamorarsi è sicuramente una di queste cose, forse la più importane. Ma ciò non significa che tutto debba essere lasciato al destino.

Nel corso della narrazione, il lettore si trova curiosamente di fronte ad una sorpresa che rende impossibile l’amore tra Dia e Daanish. La madre di Dia custodisce il segreto che svela questa impossibilità e si oppone al fatto che la figlia frequenti Daanish. La scelta di rappresentare un amore impossibile enfatizza la durezza di un mondo radicato nelle sue tradizioni?

Sì, è così. Nel capitolo dove Dia e Daanish si incontrano, “Conclusione aperta”, Daanish riflette su come sia difficile far crescere la loro relazione per via dei tabù – in questo caso “l’amore romantico” – che ancora si riflettono sulla nostra società. E poi certamente tutto è reso ancora più complesso dalla storia delle loro rispettive famiglie.

Nissrine riflette due mondi diversi e opposti, il moderno e la tradizione. Come vivono le donne in Pakistan oggi? Le donne che crescono in famiglie dove è ancora radicata la tradizione, riescono a trovare il coraggio di opporsi?Come vivono oggi l’incontro tra due mondi?

Non posso generalizzare, ma penso, come suggerisco nel libro, che ci sono differenze tra i limiti imposti dall’esterno e quelli che i personaggi impongono a se stessi. La conversazione tra Dia e sua madre nel capitolo “Non è affatto chiaro” rivela come richieda immenso coraggio per una donna, in una società tradizionale, andare per la propria strada anche quando il confine tra scelta e destino è talvolta poco chiaro.

Attraverso la vita di Daansih, e la sua migrazione negli Usa, ci riporti ad un periodo storico molto sofferto per il mondo: la prima guerra del Golfo, il conflitto afghano, toccando il ruolo dei media nella guerra e delineando come poi in fondo il sistema occidentale sia abile a camuffare le discrepanze di una democrazia presunta tale e che oriente e occidente, sud e nord del mondo si assomigliano in definitiva. Il percorso di Daanish che studia in Usa per diventare un giornalista è segnato da molte scoperte e valutazioni sulla vita in America e nel suo paese. Scopre superfici più profonde di analisi. La sua esperienza negli Usa è una sorta di iniziazione alla verità, che lo stimola a conoscere l’altra faccia delle cose?

L’esposizione di Danish alla censura dei media durante la prima guerra del Golfo, certamente lo porta a ricercare una verità più profonda. Le domande che egli si pone e il professore di giornalismo che lo scoraggia dal farne troppe, indicano la sua ricerca per una verità più autentica.

L’ambientazione in un preciso momento storico, come quello della prima Guerra del Golfo e del conflitto Afgano è contestuale alle sofferenze interiori e alle frustrazioni di Daanish?

L’effetto che la Guerra del Golfo ha su Daanish è di enorme influenza. La guerra in Afghanistan gioca un ruolo ancora più grande. Il risultato dell’invasione sovietica in Afghanistan e il conseguente coinvolgimento del Pakistan (uno dei nostri generali a quel tempo disse che il Pakistan era il preservativo che gli USA usarono per entrare in Pakistan!) fu un afflusso in Pakistan di armi per il valore di 10 bilioni di $. Molte di quelle armi finirono a Karachi che è la città pakistana più etnicamente eterogenea. La trama del libro è guidata da questa tensione che permea il clima politico estero e interno di quel tempo. La tensione, influenza tutti i miei protagonisti. Ecco perché il mio è un romanzo politico. La politica influisce su ogni aspetto della nostra vita, anche più intima e personale, che ci piaccia o no o che ne siamo al corrente o meno.

Daanish è un musulmano, negli USA si sente disprezzato per questo. Cosa ne pensi di questa specie di islamofobia che sembra esprimere un collasso morale generalizzato?

Ho finito questo libro prima dell’11 settembre. E le cose si ripetono e anche a livelli più elevati. Se Daanish fosse stato negli Usa adesso, l’antagonismo sarebbe stato peggiore L’opposizione all’islamofobia sarebbe stata più intensa e forse si sarebbe sentito meno solo. Ricordiamoci che durante la prima guerra del Golfo non c’erano segnali di protesta per le strade né via internet. Voglio aggiungere che la vita imita l’arte anche a un livello personale. Non solo c’è stata un’altra Guerra del Golfo e un’altra guerra in Afghanistan, ma molti giornalisti sono stati un po’ ostili nei miei confronti. In Portogallo, un giornalista mi ha accusata di essere stata molto emotiva quando ho parlato della prima guerra del golfo nel mio romanzo. Beh, proprio come il professore di Daanish! È un altro tipo di censura, un'altra forma di islamofobia!

Nel romanzo I tuoi personaggi vanno incontro a molte verità sull’esistenza e sul corso della storia. Credi che la letteratura sia ancora il luogo privilegiato dove raccontare la verità?

L’ironia è che raccontando bugie, la narrativa permette di arrivare alla verità. Pertanto per me è non vi è nulla di evasivo in letteratura. Io scrivo per avvicinarmi alla vita, non per evitarla.

In questi ultimi dieci anni c’è stato un grande interesse per la letteratura indiana e pakistana in occidente, un po’ come negli anni Ottanta lo fu quella sudamericana. Alcuni scrittori ritengono sia una moda del momento, tu cosa ne pensi?

Molta di quella letteratura è buona. Non è così? Spero vivamente non si tratti solo di una tendenza.

È apprezzabile che molti degli scrittori del subcontinente indiano siano donne? È un segnale di cambiamento?

Potrebbe esserlo.

Hai detto di aver cominciato a scrivere a sei anni, da adulta invece hai trovato delle difficoltà nel ricavarti una stanza tutta per te, parafrasando Virginia Woolf?

In effetti non è stato semplice, io poi che ho bisogno di assoluta solitudine e silenzio per scrivere, mi sono trovata di fronte a qualche ostacolo. In Pakistan una donna che spende molto tempo da sola è considerata molto strana ed eccentrica. La donna viene vista come chi è costantemente immerso nella vita familiare, accanto ai figli, non nella letteratura. Comunque adesso ho una stanza tutta per me e la custodisco appassionatamente.

È difficile ancora oggi pubblicare in Pakistan?

Lo è. Il mio romanzo non è ancora disponibile nel mio paese perché la dogana pakistana ne ha vietato l’ingresso dall’India dove invece è pubblicato. Pochi in Pakistan lo hanno letto, tuttavia la stampa lo ha recensito favorevolmente e so che il mio editore inglese invierà delle copie in Pakistan sperando che questa volta non accada nulla così finalmente dovrei avere anche una risposta dai lettori. A questo proposito nutro aspettative limitate, nel libro parlo di certe cose direttamente, senza giri di parole e so che questo potrebbe offendere qualcuno.

L’aver vissuto in paesi diversi, anche occidentali ti ha cambiata, ad esempio nella percezione dell’indipendenza femminile

Ero una donna indipendente anche prima. Ho vinto una borsa di studio per gli Stati Uniti. Penso si debba superare lo stereotipo di Occidente uguale libertà e di Occidente che insegna alle donne orientali ad essere libere. È un atteggiamento di condiscendenza non corretto. Credo che le frontiere tra Occidente e Oriente siano molto più elastiche di quanto non si pensi e che ci sono moltissime donne, sia da una parte che dall’altra, che sfidano gli stereotipi di ciascun luogo. Così come ci sono donne timide e sottomesse, conservatrici e oppresse in Occidente, ce ne sono di intraprendenti e coraggiose in Oriente.

La lontananza dal tuo paese per vari anni cosa ti ha fatto apprezzare di più di esso?

La forza interiore che molti pakistani possiedono e una tranquillità innnata che ho visto mancare a molte persone negli Usa, ad esempio. In America c’è una sorta di agitazione frenetica, un bisogno costante e schizofrenico di camminare, mangiare e riempire i propri sensi con la televisione o la musica pop. In Pakistan il silenzio, anche tra amici e amanti, è una cosa perfettamente naturale, ed è una cosa che amo.

Di Valentina Acava Mmaka

Nota bio-bibliografica
Uzma Aslam Khan cresciuta a Karachi in Pakistan, ha insegnato letteratura inglese negli Stati Uniti, in Marocco e in Pakistan. Trasgressione è il suo secondo romanzo pubblicato contemporaneamente nei maggiori paesi occidentali. Il suo primo romanzo si intitola The story of Noble Rot pubblicato in India. Vive oggi a Lahore con il marito scrittore e lavora in una organizzazione non governativa

Trasgressione
Neri Pozza – Le tavole d’oro
Traduzione Francesca Diano
Pagine 475
Prezzo Euro 18,00
ISBN 88-7305-914-7



14 maggio 2004