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Intervista a Erica Jong
Contro ogni ipocrisia

Una donna contro tutti i pregiudizi, una simpatica femminista che rifiuta convenzioni e stereotipi: Erica Jong non ha paura di volare anche attraverso temi difficili e delicati.


Nel suo ultimo libro [Ricorderò domani, n.d.r.] parla di quattro generazioni di donne e del rapporto madre-figlia. Questo è un tema che la letteratura non ha mai trattato molto. Forse perché sono poche le donne scrittrici e un uomo non sa parlare del rapporto madre-figlia con piena conoscenza del problema?
S e è un uomo molto intelligente forse può riuscirci... Ma la vera novità è che solo in questo secolo le donne hanno la chance di poter realizzare contemporaneamente due cose: avere figli e scrivere. È la prima volta che esistono scrittrici che hanno anche una normale famiglia. Scrittrici del passato come George Sand, Emily Dickinson o Jane Austen non hanno avuto figli: se una donna voleva dedicarsi alla scrittura non poteva permettersi di diventare madre.
Ci parli un poco di questo difficile rapporto. Perché è spesso così conflittuale?
P osso solo parlare di come l'ho vissuto io e di come l'ho poi sviluppato e analizzato nel mio ultimo romanzo. Secondo me tra madre e figlia si svolge una sorta di danza di guerra: si fronteggiano fino al punto in cui la figlia dice "Ti odio, ti odio", sbatte la porta e se ne va via. Poi fa un figlio a sua volta, torna indietro in ginocchio e dice alla madre "Come ti capisco, come hai fatto a sostenere una cosa simile?": questa è la base del rapporto. Almeno è quello che è successo a me nei riguardi di mia madre e a mia figlia nei riguardi miei.
Il rapporto generazionale è quindi di continua rottura, di continua ribellione? Ma che cosa si può trasmettere di generazione in generazione?
N on penso si possa insegnare molto a chi viene dopo di noi. Ad esempio ai figli si trasmette qualcosa solo attraverso l'esempio, non facendo prediche o parlando...
Quali difficoltà affronta una donna che deve fare i conti con la vita di tutti i giorni e aspira a diventare scrittrice?
S crivere necessita di una totale astrazione, richiede l'isolamento da tutto ciò che è pratico, routinario. Per gestire una casa è necessario un atteggiamento opposto, e lo stesso vale per l'educazione dei figli. Ma non è possibile vivere continuamente nel mondo dei sogni, così come non è possibile, volendo scrivere, vivere nella realtà di tutti i giorni: la mia vita è un continuo opporsi di queste due esigenze ed è sicuramente di natura schizofrenica.
Pensa che una figlia abbia particolare difficoltà ad accettare una madre-scrittrice, rispetto a una madre con una professione più consueta?
N on cambia molto, in ogni caso le figlie sono scontente, si lamentano, qualsiasi sia il mestiere della madre. Mia figlia ad esempio ha sempre detto che non avrebbe mai fatto la scrittrice, ma a diciotto anni ha cominciato a scrivere e a venti, nel duemila, pubblicherà un libro. Se si è delle buone madri, si deve accettare anche questa fase della vita delle ragazze e la loro affermazione che l'ultima cosa che vogliono sia diventare come la madre. Vanno, poi tornano...
Un tema a lei molto caro è quello del "tempo".
C redo che nella vita, mentre il tempo procede, ci vediamo man mano cambiare, ci vediamo diversi da quelli che eravamo "prima". In Ricorderò domani ad esempio, io cerco di mostrare come quella vicenda si svolga su due binari: da un lato si vede la vita procedere e ci sono dei fatti che si susseguono, dall'altro, contemporaneamente, si sta scrivendo una storia e questa proprio mentre viene scritta influenza la vita (che per altro continua autonomamente). Avviene però anche l'inverso: è la vita ad influenzare il romanzo.
Lei descrive in modo quasi pittorico i suoi personaggi. Nel suo ultimo romanzo la protagonista conosce il ragazzo che amerà disegnandone il ritratto. C'è un legame tra la sua tecnica descrittiva e l'episodio che ho citato?
I o vengo da una famiglia di ritrattisti, molti dipingevano e c'è per me uno stretto legame tra il dipingere un volto e conoscere una persona. Nella mia famiglia un modo per conoscere più profondamente qualcuno era proprio fargli il ritratto. Anch'io volevo diventare una pittrice, ma a diciotto anni ho capito di essere più portata per la scrittura. Penso comunque di aver sviluppato una scrittura "pittorica", visiva.
Continuerà a trattare le tematiche che l'hanno fatta conoscere e apprezzare o pensa di sviluppare i nuovi temi che ha introdotto, soprattutto in quest'ultimo libro, più profondi, meditativi?
P er me la memoria è un tema sempre più importante da analizzare. Voglio scavare dentro me stessa per capire che cosa significhi per me essere ebrea, nata in un secolo in cui gli ebrei sono stati annientati. Cosa significa essere ebreo dopo l'Olocausto? Ha ancora un significato? Volevo sviscerare questi temi, prima di tutto per me stessa e questo libro me ne ha data l'occasione.
La sua è una posizione originale rispetto all'ebraismo, non risparmia le critiche.
A me sembra che se ci vediamo solo e sempre come vittime questo finisce col significare che Hitler ha vinto. Penso che dentro di noi ci sia invece tanta voglia di vivere, tanta gioia e amore per la vita: dobbiamo celebrare queste qualità ebraiche e non perennemente la loro pur comprensibile angoscia della morte. E credo anche che sia questa la strada giusta per entrare nel prossimo millennio.
Come è cambiata, secondo lei, la situazione della donna dalla pubblicazione del suo primo libro Paura di volare?
C i sono più scelte rispetto a venticinque anni fa. Ce ne sono forse anche troppe e le donne a volte possono essere sgomente davanti a tutte queste opzioni. Eppure siamo solo a metà strada lungo questa rivoluzione e dobbiamo continuare a lottare fino a che saremo davvero sullo stesso livello dei maschi.
Le vorrei fare una domanda che esula dal campo letterario. Il presidente Clinton è stato molto "chiacchierato" in questi ultimi tempi, lei che cosa ne pensa?
Q uest'uomo ha affidato, per la prima volta, a delle donne altissime cariche di Stato, si è occupato di dare una copertura sanitaria ai cittadini meno abbienti, ha fatto guerra alle aziende produttrici di tabacco, ha cercato di far "cadere la cresta" ai costruttori di armi, ha fatto insomma cose molto importanti. Ha un unico difetto: è un fanatico del sesso, non mi sembra grave!


Intervista a cura di Grazia Casagrande




4 dicembre 1998