Philippe Jaccottet
Osservazioni di un poeta: "Pensieri sotto le nuvole"

L'incontro con un vero poeta, così come lo immaginiamo: una vita interiore che si rivela dagli sguardi, dalla pensosità delle parole, dai silenzi.


Nella sua poesia hanno grande importanza il senso del tempo, la memoria, la parola...
S ì. Non sono però temi letterari, sono elementi che nascono dall'esperienza, dalla vita quotidiana. Ad esempio il problema della parola: si può ancora parlare in un tempo come il nostro, così atroce? La poesia è ancora una cosa possibile? Sono dubbi molto moderni, molto attuali. Nella mia poesia c'è anche questo "sentimento del tempo", per dirla con Ungaretti che ho conosciuto molto bene, è stato un amico per me, che è una cosa comune a tutta la poesia dalle origini ad oggi. La memoria, forse... Io ho una brutta memoria, non mi volto mai, non guardo al passato, non ho molti ricordi d'infanzia per esempio. Ciò che mi interessa sempre è il presente, le cose che sento spontaneamente, immediatamente.
La parola forse può sostituire la memoria, può fissare qualche momento della nostra vita?
S ì naturalmente. Speriamo che qualcosa dell'esperienza, di ciò che facciamo resti.
Mi sembra che lei voglia indicare che non esistono certezze assolute, verità assolute.
S ono un uomo che ha sempre dubitato molto, che è sempre stato molto incerto di sé, di tutto, ma di sé soprattutto. Vivo con questa incertezza e, in un certo momento della vita, mi è sembrato che questa incertezza potesse essere una sorgente di poesia, come un'apertura... Niente per me è veramente chiuso, dunque è una debolezza, ma anche una forza, per lavorare, per scrivere.
L'attualità così dolorosa traspare soprattutto negli aspetti di oscurità, di morte presenti nella sua poesia. Quali sono invece gli elementi di luce?
L a luce del giorno, la luce in senso fisico, che per me è come una scoperta di tutti i giorni e che ho trovato molto presente nella poesia di Ungaretti (io ho tradotto molto Ungaretti). Ho vissuto tante volte il sentimento dell'alba, in campagna soprattutto, ed è una sensazione che è più che fisica, che mi parla, mi aiuta. Le relazioni tra gli uomini, l'amore (parola difficile da utilizzare oggi) e poi l'amicizia, che per me è molto importante. Piccole cose della vita quotidiana, che sono un niente, ma che sono importantissime, più delle idee filosofiche...
Lo spunto poetico nasce allora dalla singola cosa, dal contatto quotidiano?
S empre dalla realtà vissuta, da cose apparentemente insignificanti.
Mi è sembrato di vedere nella sua rappresentazione della decadenza, della vecchiaia, non qualcosa di doloroso, ma una grande accettazione, una naturalezza...
T ento di capire e cogliere la vita così, ma non è sempre facile. La realtà della vecchiaia è molto difficile da sopportare, ma penso anche che sia necessario accettare questo corso naturale delle cose, in modo forse un po' orientale, seguendo la cultura del Tao. L'accettazione dei limiti umani, dei limiti della vita è uno scopo, un sogno, ma è anche una direzione del mio pensiero, della mia esperienza.
La poesia oggi, soprattutto in Italia, non è molto letta. Secondo lei per quali motivi?
I o non credo che sia poco letta, in Francia ci sono edizioni tascabili di poeti come Baudelaire o Apollinaire che hanno delle tirature elevatissime. Non so se la poesia sia mai stata molto letta. Quando si legge Leopardi, si capisce come per lui questo problema fosse enorme. Noi non possiamo lamentarci della situazione di oggi quando si vede il destino di Hölderlin per esempio; naturalmente ci sono stati però anche poeti come Victor Hugo, che era un grande poeta e che era un poeta molto letto, ma forse erano le eccezioni. Non so se un poeta come Ronsard, durante la sua vita, abbia avuto grandi soddisfazioni.
Il poeta credo che sappia meglio interpretare, più del narratore, il tormento di un'epoca.
M a lo fa in un modo più concentrato, più denso, forse più difficile. Nella narrativa c'è una storia che è più facile da seguire.
Lei è stato traduttore di Ungaretti e da qualche tempo la sua poesia è tradotta in italiano. Quali sono, secondo lei, le maggiori difficoltà nella traduzione di un poeta?
D ipende dai casi. È sempre molto diverso. Ad esempio tradurre Montale mi sembra più facile per un francese, che tradurre Ungaretti. I brevi versi de L'Allegria in francese, che è una lingua più sorda, diventano un nulla. Montale con questo linguaggio più narrativo, più da conversazione può essere tradotto con meno perdite. Penso che un poeta come Góngora, che ho anche tradotto, così oscuro e difficile, sia più facile da tradurre di un poeta come Goethe, più classico, ma questo classicismo è difficilissimo da rendere in francese, perché è insieme complesso e naturale, come una canzone. Io ho avuto la fortuna di avere un traduttore eccellente perché è un poeta, Fabio Pusterla. Possiamo lavorare un po' insieme quando ci sono problemi di comprensione e credo che le sue traduzioni siano molto belle. Credo anche che la mia non sia una delle poesie più difficili da tradurre: anche se non sono molto vicino a Montale, però c'è sempre questo andamento un po' narrativo.
Lei dà molta importanza all'aspetto musicale del verso?
M oltissima. Fin da ragazzo ho amato molto la musica. La musicalità del verso non è una ricerca, viene o non viene. È un elemento naturale, i versi suonano così nella mia testa, anche a seconda del soggetto, in modo però sempre spontaneo.
Quali sono i suoi riferimenti letterari?
T roppi, se devo dirli tutti. Scelgo quelli più importanti: primo fra tutti Rilke, lo sentivo molto vicino, soprattutto in gioventù, poi poeti come Baudelaire, Verlaine, più di Mallarmé perché sono più umani, inoltre nella poesia italiana Leopardi forse mi ha influenzato. Leopardi in Francia è praticamente sconosciuto, proprio a causa delle difficoltà enormi di traduzione.
Spesso il poeta è un po' lontano, appare quasi su un piedestallo...
P er me è naturale, io vivo in campagna, non amo molto le letture pubbliche. Il narratore è in contatto con la storia, con l'attualità, con la vita sociale, più del poeta che ha un lavoro più segreto, che non è meno umano, ma è sicuramente più segreto, più appartato.
Nell'intervista si fa riferimento al volume edito da Marcos y Marcos "Pensieri sotto le nuvole"



13 febbraio 1998