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Moses Isegawa

Moses Isegawa è un autore che ben rappresenta l'emergente letteratura africana proponendoci tematiche giovani e antiche nello stesso tempo e avvicinandoci alla cultura e alle problematiche di un continente a noi tanto vicino eppure ancora in gran parte ignorato.


Quanto è importante per uno scrittore africano essere presente con i suoi libri in Europa?
È importante perché non ci sono molti autori africani che pubblichino in Europa ed è un inizio significativo perché così, oltre a far conoscere a italiani, francesi, spagnoli, tedeschi... l'Africa, è un modo per abituarci tutti a vivere in un mondo multietnico.

Quanto permane della tradizione e della cultura più antica nella attuale società africana?

Rimane molto perché l'antica cultura e quella moderna in Africa vanno di pari passo. La tradizione antica è infatti rimasta salda più di quanto si pensi e l'occidentalizzazione non ha permeato del tutto la nostra società. L'una cosa e l'altra in ogni caso, come ho detto, vanno di pari passo: viviamo una sintesi di tradizione e modernizzazione.

Da un punto di vista linguistico, la scrittura in inglese permette una sufficiente diffusione in Africa di un libro? perché gli scrittori africani scrivono per lo più in inglese o in francese?

Non è un problema: la maggior parte dei lettori africani ha una buona conoscenza di entrambe le lingue e legge sia in francese che in inglese. In ogni caso io non ho difficoltà perché i miei libri vengono tradotti in varie lingue.

Ma mi incuriosisce sapere se esiste una letteratura che non utilizzi le lingue europee...

Sì certamente, ci sono tantissimi scrittori in Uganda come in India, dove sono stato a lungo, o in Sud America che scrivono soltanto nella propria lingua d'origine. Nel mio Paese ci sono molti autori (in prevalenza poeti) che utilizzano unicamente la lingua nazionale e questa scelta dipende dal fatto che si pongono un obiettivo diverso dal mio: vogliono comunicare direttamente con le persone con cui vivono, con quella parte di popolo che forse non conosce le lingue europee: per di più è molto difficile trovare chi sappia tradurre bene nelle lingue locali.

Quali scrittori europei o americani l'hanno ispirata o sono stati scelti da lei come modello?

Chi mi ha influenzato di più è stato certamente Dickens. Mi interessano comunque tutti gli scrittori "naturalistici" che scrivono partendo dalla realtà, parlando della vita come è vissuta dagli uomini e dalle donne ogni giorno.

Nella Fossa dei serpenti ha descritto un regime politico dittatoriale. In che modo l'Africa si sta muovendo, in particolare l'Uganda, per quanto riguarda le forme di governo?

In molti Paesi abbiamo dei regimi democratici dove vengono fatte regolari elezioni e la vita politica procede in modo partecipato. Il problema fondamentale in ogni caso non è di tipo politico: ciò che conduce all'affermarsi di regimi dittatoriali è una difficoltà di natura economica. Insomma il problema non risolto dell'Africa e che dovrà al più presto essere risolto, per il bene di tutto il mondo, non è politico ma economico, infatti da questo dipendono mille altre problematiche, dall'educazione alla sanità. È la disperazione che fomenta la nascita di dittature e finché non risolviamo a monte il problema non ha senso cercare soluzioni puramente politiche.

In Cronache Africane la scelta del protagonista è di andare a vivere ad Amsterdam. Perché è necessario venire in Europa per ricominciare a vivere?

L'Europa è una scelta semplice: gli europei hanno visitato il nostro paese e vi hanno portato la loro cultura. Ora che l'Africa sta cercando la sua libertà e il popolo africano vuole essere davvero libero è ovvio che decida di conoscere la cultura e i popoli europei.

In un mondo multiculturale e multietnico quali valori salverebbe della cultura africana e di quella europea?

Il valore più importante per l'Africa, ma anche per l'Europa, è la capacità di dialogo. Conservare il rapporto fra questi due popoli e fra queste due culture è sostanziale perché oggi, mentre l'Europa può decidere e agire non solo all'interno del proprio continente ma anche al di fuori e ha la possibilità di essere ascoltata nel mondo, l'Africa deve solo tacere, non ha la possibilità di far sentire la sua voce, non ha denaro, l'economia va a rotoli, vi domina ancora la fame e la miseria. Così credo che sia fondamentale per tutte e due queste culture raggiungere un "centro", un "territorio di mezzo" in cui poter dialogare con pari dignità.

Di Grazia Casagrande




18 dicembre 2002