foto Effigie

I libri di Samuel P. Huntington sono ordinabili presso Internet Bookshop



Samuel P. Huntington

Quando, due anni fa, uscì la prima edizione di Lo scontro delle civiltà, le tesi di Huntington vennero da molte parti giudicate inutilmente allarmistiche. Purtroppo gli eventi più recenti hanno dimostrato come fossero invece tragicamente realistici i timori dello storico e politologo americano. Proprio alla luce di queste considerazioni abbiamo reputato interessante intervistarlo per affrontare con lui alcune tematiche molto dibattute in questo ultimo anno di crisi.


Lei ha scritto Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta molto prima che diventasse un tema estremamente dibattuto dai media. Quali fatti l'avevano spinta verso questa tematica?
Avevo la sensazione che la tematica culturale stesse diventando sempre più interessante: culture che non solo dividono le persone ma anche che uniscono.
Questa duplice funzione per esempio la si constata in Europa dove si vedono paesi che erano tradizionalmente separati e si sono uniti, e paesi che non erano di cultura cristiana e che si sono accostati all'area della cristianità: per esempio in Grecia gli ortodossi negli ultimi 10 anni si sono avvicinati alla Russia.

L'11 settembre sembra essere il punto d'arrivo di una situazione precedente. Può confermarmi la sensazione?

Quello dell'11 settembre è stato l'attacco peggiore e più devastante portato da Bin Laden e da Al-Qaeda, responsabili di molti altri atti effettuati già prima, di tentativi di attacchi terroristici falliti e c'è stata un'escalation a partire dal 1993, dal primo attacco alle Torri Gemelle.

Ha detto che è difficile collocare l'Italia tra le diverse tipologie in cui è possibile suddividere le nazioni. Perché?

In Europa si sta creando un nuovo stato, l'Unione Europea che, per il momento, è dominata da Germania e Francia. Bisognerà vedere come tutti gli altri stati europei si relazioneranno con l'Unione e con questo dominio congiunto di Germania e Francia. Ci sono paesi, per esempio la Gran Bretagna e la Polonia, che hanno rafforzato i loro legami con gli Stati Uniti perché non accettano di farsi dominare da Germania e Francia.

E l'Italia?

Per l'Italia non mi è chiaro se aspiri in qualche modo ad avvicinarsi a Germania e Francia per essere protagonista dell'Europa, oppure se intenda esprimere il suo dissenso cercando di contrastare il potere di quelle due nazioni.

Oggi, nel processo di globalizzazione, vediamo un dominio degli Stati Uniti anche in campo culturale. Secondo lei il polo europeo potrà rappresentare un'alternativa a questa supremazia unica?

Sì. Potenzialmente l'Europa è in grado di contrastare il dominio americano. Ha una popolazione maggiore e, se si mettono insieme tutti i paesi europei, anche il prodotto economico è superiore, quindi il ruolo internazionale potrebbe essere maggiore. Naturalmente occorre che gli europei aumentino i loro sforzi per raggiungere un'unità anche politica (cosa che si sta facendo) e che si compia un processo di uniformazione, anche se rimarranno delle differenze fra i singoli paesi, come è ovvio. In secondo luogo bisogna vedere se gli europei sono disposti a fare da leader in questioni internazionali, ad assumere un ruolo importante; per far questo dovrebbero impegnare anche delle risorse militari e, come sappiamo, almeno fino ad ora l'Unione Europea non ha aumentato le spese per la difesa e, a meno che non venga fatto uno sforzo consistente per aumentarle, rimarrà sempre dipendente dagli Stati Uniti.

In un momento di crisi così acuta in cui sembra difficile l'ipotesi di una convivenza serena tra le due grandi culture del mondo, la cristiana e l'islamica, mi sembra che lei sia ottimista, che ne veda la possibilità.

Intanto il mondo musulmano e quello occidentale continueranno a coesistere. Bisognerà vedere in che misura si manifesteranno differenze fra loro e in che misura questo porterà conflitti. Sicuramente alcuni potranno essere anche violenti, dipenderà molto dalle azioni che intraprenderanno sia i leader islamici sia i governi occidentali per trovare una modalità di convivenza. Recentemente c'è stata una rinascita, il rifiorire di una coscienza mussulmana che nasce dal desiderio di riaffermare la propria cultura contro quello che viene sentito come un dominio e uno sfruttamento da parte del mondo occidentale. Tutte queste tensioni, tutti questi sentimenti sicuramente saranno quelli che daranno forma ai rapporti tra occidente e mondo islamico ancora per molti anni.

Esiste poi una problematica economica...

I fattori economici hanno certamente un ruolo importante nel mondo musulmano, e arabo in particolare. I governi hanno perseguito politiche che hanno scoraggiato la crescita, mantenendo un'economia pesantemente controllata dallo stato e ci vorrà del tempo per cambiare queste tendenze, quindi per cambiare la situazione. Per quanto riguarda le relazioni fra mondo islamico e mondo occidentale il fattore demografico è molto importante. Intanto perché il primo ha un grande numero di giovani, di popolazione di fascia giovane che non c'è in occidente e continuerà ad esserci una grosso divario anche per i prossimi dieci o venti anni. Tutto questo fa sì che ci sia un serbatoio maggiore di militanti agguerriti e anche di persone che emigrano in occidente. Il fatto demografico è molto importante per i problemi che può creare anche in Italia e in tutta Europa.

Questi flussi migratori molto forti, probabilmente inevitabili, riusciranno a dare una mano alla convivenza fra le due culture o saranno un momento di deflagrazione, almeno per un lungo periodo?

Certamente l'immigrazione è una questione importante e centrale per l'Europa. In effetti si è visto recentemente che vari partiti di destra, più o meno estrema, hanno ottenuto un grande successo elettorale anche grazie al fatto che le loro politiche si oppongono all'immigrazione, da moltissimi europei sentita come una minaccia, come qualcosa che può portare crimine e altri pericoli. L'immigrazione in realtà continuerà a creare ulteriori conflitti e ci vorrà tempo prima che i paesi europei riescano ad elaborare politiche che li aiutino ad affrontare una questione tanto complessa come quella dell'immigrazione.

Di Grazia Casagrande




2 agosto 2002