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James Hillman

Nel libro uscito in questi giorni Hillman parla dell’importanza dei luoghi e della loro anima, nei precedenti del potere e della sua anima: in questa intervista da questi temi spazia verso molte altre, affascinanti riflessioni.

Giocando un po’ sul titolo di un suo saggio: qual è il potere dell’anima e quale l’anima del potere?

Non sono in grado di dare una risposta. Il libro riguarda le forme del potere, facciamo una distinzione tra le parole. Il titolo conduce il lettore a un’idea sbagliata. Non è un libro di istruzioni su come si usa il potere: in questo senso dicevo che può nascere un’idea sbagliata.

Ma il potere dell’anima sull’individuo è la vera anima del potere?

Il potere dell’anima compare nella depressione. Non ci può essere nella vita di una persona un fatto più potente di una depressione o di una passione amorosa: ecco un esempio di potere dell’anima. Oppure il potere dell’anima del mondo nel senso della potenza della natura.
Senza ossessione non si potrebbe fare nulla. Anche il semplice fatto di alzarsi la mattina può essere un’ossessione. Il problema nasce se questa irrompe nella tua vita di tutti i giorni e la interrompe. Ogni giudizio, che sia positivo o negativo, è sempre espresso dal punto di vista dell’ego e io non lavoro in questo senso. Sono considerate negative le ossessioni se le si guardano dal punto di vista delle intenzioni della volontà, cioè del nostro ego, ma non è così che bisogna considerarle. Certo, quando irrompono nella nostra vita, la disturbano e a volte la distruggono, ma il mio punto di vista è che bisogna considerarle dal punto di vista dell’ossessione stessa e non da quello dell’ego.

Quanto i luoghi della sua vita hanno influenzato lo sviluppo del suo pensiero?

Ho vissuto in India ma la mitologia indiana non ha avuto effetto su di me, così come in Irlanda le leggende celtiche non mi hanno particolarmente colpito: i miti che mi interessano di più sono quelli mediterranei, quelli che hanno segnato la nostra cultura.

Ma aver conosciuto culture diverse l’ha aiutata a sviluppare l’idea stessa di mito?

Parlerei di una sensibilità mitica. Ci sono tanti atteggiamenti con cui noi attraversiamo la nostra vita, possiamo avere una immaginazione di carattere scientifico e razionale oppure una sensibilità mitica e questo è quello a cui mi riferisco quando parlo di India e di Irlanda. Lì prevale una sensibilità di tipo mitico, diversa dalla sensibilità che possono avere i francesi, per esempio. L’India e l’Irlanda sono posti in cui tutto è vivo, le cose sono vive.

E l’Italia?

Dipende da dove ci si trova. Prendiamo ad esempio Milano: se penso al design, soprattutto a quello che tende a stabilire una configurazione animata e umana alla forme e agli oggetti della vita quotidiana ad esempio agli utensili da cucina, c’è un forte senso del potere dell’immagine che viene percepita come cosa viva. Non è soltanto l’idea di dover produrre un design pulito, razionale, minimale addirittura, è il concetto che l’immagine ha un effetto su di noi come uomini cosa che va contro l’insegnamento della Chiesa, che infatti ha sempre esercitato un grande controllo sulle immagini. L’idea che oggi possiamo essere liberi va proprio verso una concezione pagana.

Alcune pulsioni anche negative come la depressione possono essere tradotte in positivo?

Ma la depressione è già positiva: per prima cosa perché rallenta; e per seconda perché costruisce dei limiti. Se sentirsi bene è la cosa più importante della vita, basta prendere delle pillole e ci si sentirà bene. Per lo più non ci sentiamo bene perché siamo “fuori squadra”, privi di un equilibrio con il mondo. Se tutti si muovono in fretta e tu ti muovi con calma, è chiaro che non stai bene. Quindi in parte il sentimento di non star bene, di malessere e di depressione è creato dallo squilibrio che c’è in quel momento tra il singolo e il mondo.

Perché in fondo è il mondo a essere malato.

Non so se si può dire malato, il mondo è maniaco.

Ma che senso ha uscire da noi stessi e abbandonare il punto di vista dell’ego?

Ci conduce a un mondo completamente diverso, ad esempio a un mondo ecologico.

Cos’è l’anima del potere?

L’anima del potere sta nel rendersi conto che ci sono diverti tipi di potere, anziché considerare solo il potere come controllo. Il fatto di identificare troppo strettamente il potere con il controllo ci induce a perdere di vista tutte le altre qualità che dispiega e che sono tante: l’autorità, il carisma, l’ambizione e molte altre ancora, e ciascuna di queste ha a sua volta delle qualità. Per esempio il potere dell’autorità: pensiamo a Mandela, uomo che quando era in prigione e senza potere aveva autorità, e invece Bush che per qualità umane è del tutto privo di autorità, ha però il potere che discende dalla carica che occupa. Berlusconi ha un altro tipo di autorità: maneggia il potere di televisioni, di agenzie pubblicitarie, di case editrici, di una immensa quantità di soldi, tutti possessi materiali. Clinton era un uomo che aveva il potere del carisma. Ce l’aveva prima di diventare presidente e ce l’ha ancora oggi che non lo è più. E diciamo pure che il carisma è una qualità molto pericolosa per gli altri.

Come si può manifestare questo pericolo?

Il pericolo del carisma è il pericolo delle persone che non lo vedono, ma lo seguono, questo è un disturbo psicopatologico e vale anche per la persona stessa che lo detiene

Sono succubi senza rendersene conto

Esattamente

Il pericolo maggiore non nasce da una carica rivestita dalla persona sbagliata?

Non si può sempre sapere se la carica che l’uomo ricopre non finirà con cambiare l’uomo. Truman è stato modificato, e in meglio, dall’aver ricoperto la carica di presidente. Il re Faruk d’Egitto, cinquanta, sessant’anni fa, prima di regnare, era un giovanotto pieno di ideali e aveva a cuore le problematiche sociali del Paese. Salito al trono e acquistato il potere è diventato un tiranno. Il problema lo sollevava già Platone: non si può mai sapere che cosa succeda all’individuo quando giunge a ricoprire un determinato incarico o quando assume una determinata carica.

In questo momento ci sono alcune persone che stanno condizionando l’avvenire del mondo.

Quello che mi preoccupa in questo momento è quello che fanno gli americani e Bush. Perché se l’America si muove in modo sbagliato non fa che esasperare e aumentare le tensioni mondiali. Allora in una situazione come l’attuale la cosa più importante che ci potrebbe capitare è avvertire e percepire una certa depressione. Si avvertissimo un senso di limite e di tristezza, addirittura di tragedia, allora questo ci darebbe il modo di sentire e di percepire veramente l’anima. Mi spiego meglio: la situazione attuale viene per lo più percepito come un problema da risolvere non come una tragedia che dobbiamo subire, soffrire. Prima di affrontare, e di fare i conti bisogna che le torri (quelle interiori) crollino e le torri non sono ancora crollate, stanno crollando: in sostanza il peggio non è ancora avvenuto.

Di Grazia Casagrande




28 maggio 2004