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Torey L. Hayden

Ha appena pubblicato in Italia, per le edizioni Corbaccio, un romanzo che è una sfida impegnativa: la storia di un ragazzino difficile, apparentemente ritardato, che lentamente ritrova il proprio equilibrio grazie a una "nonna" adottiva e due amici, una bambina più piccola e un gufo. Il titolo di questo romanzo è La cosa veramente peggiore, e sta a indicare un metodo di "sopravvivenza" psicologica instaurato dal bambino, una sorta di gioco che dà vita a una classifica delle cose veramente peggiori della vita: andare dal dentista, essere picchiato o non amato. Oggi nell'elenco di queste cose troveremmo sicuramente la guerra. Ma come affrontare con i propri figli questo tragico argomento? Quali possono essere le letture più adatte in un periodo angosciante anche per i bambini, che percepiscono il clima di tensione che li circonda? Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Torey L. Hayden e le abbiamo rivolto anche questa domanda, sperando che le sue parole aiutino i genitori in questo difficile momento.


Quali letture suggerirebbe ad un genitore per il proprio figlio, per affrontare appropriatamente il tema della guerra?
Non sono in grado in questo momento di menzionare dei titoli specifici ma penso che la cosa più importante sia che i genitori siano onesti con i loro figli riguardo a quello che sta succedendo e anche, e soprattutto, presentino onestamente la controversia che è in atto tra chi sostiene questa guerra e chi è contrario. Esistono diverse opinioni su come vadano risolte determinate situazioni e questo è importante che si sappia, perché a lungo termine penso che il modo migliore per evitare che questi conflitti si verifichino sia proprio di crescere dei bambini che siano in grado di mettere in dubbio le azioni dei leader e dei governi. É importante che si faccia capire loro quanto sia fondamentale il rispetto per le persone diverse da noi; devono essere incoraggiati a leggere libri che presentino diversi stili di vita, diverse religioni, diverse credenze e diverse culture, e la tolleranza per tutto ciò; libri che mostrino risoluzioni di conflitti in modalità più civili di quella che stiamo vedendo in atto attualmente. Ed è importante sottolineare che il mondo non è fatto di "noi contro di loro" o "loro contro qualcun altro", ma il mondo è fatto di "noi", ossia siamo tutti un'unica umanità che soffre di fronte alla guerra. Penso sia importante incoraggiare letture che dimostrino che c'è la possibilità per i singoli individui di fare qualcosa, di agire positivamente, perché credo che uno dei motivi principali dell'ansia e delle preoccupazioni di questo momento (sia per gli adulti che per i bambini), sia proprio il sentirsi impotenti e incapaci di intervenire in qualsiasi modo, di avere un ruolo attivo in questa situazione.
In Gran Bretagna per esempio in questo momento il governo non è assolutamente appoggiato dalla maggioranza delle persone però, siccome il Governo comunque va per la sua strada, si percepisce un'enorme frustrazione nella popolazione: abbiamo un Paese che si definisce democratico ma dove in realtà chi è stato eletto non ascolta affatto il volere della popolazione. Io credo che sia importante che anche se ci si sente impotenti si continui ad agire. Sono convinta che le azioni individuali possano fare un'enorme differenza, ma se anche non dovesse succedere nulla, l'importante è comunque essere stati dalla parte di chi ha reagito, piuttosto che avere assistito alla situazione senza prendere posizione.

Come psicologa ha qualche suggerimento specifico?

Dal punto di vista della psicologa più che della scrittrice, direi che si possono anche incoraggiare letture leggere proprio perché c'è una pressione enorme in questo momento. Penso che la maggior parte delle persone non abbia bisogno di essere incoraggiata a percepire la gravità della situazione: questa è una cosa già nota. È preferibile favorire e incoraggiare letture molto leggere proprio per mantenere un equilibrio mentale, data la saturazione di informazioni e di notizie tremende che ci arrivano dall'esterno. É importante che si favorisca (anche tramite letture divertenti e distraenti come i fumetti, ad esempio) l'idea che comunque le cose possono ritornare a funzionare bene.

Quali sono state le difficoltà che ha incontrato nello scrivere un libro come La cosa veramente peggiore, dove affronta un tema così difficile in modo tanto semplice?

Mi piace moltissimo scrivere ed è una cosa che ho sempre fatto da quando sono stata in grado di prendere in mano una matita per la prima volta e quindi non lo percepisco come un compito difficile. Il mio primo libro, Una bambina, è stato scritto principalmente per me stessa, non con l'intenzione di pubblicarlo. Ho sempre avuto l'abitudine di registrare con la scrittura tutto quello che mi succedeva e anche di scrivere storie di fantasia, sempre con l'intenzione di parlare a me stessa.

Quale riscontro ha avuto soprattutto tra i lettori più giovani?

Ho avuto ottimi riscontri da parte del pubblico più giovane, anche per quei libri che non sono romanzi ma storie vere: sorprendentemente sono stati letti da ragazzini di dieci-undici anni, cosa che non mi aspettavo affatto. E questo è stato molto significativo per me, perché ero consapevole di affrontare delle problematiche importanti, ma non pensavo che sarebbero state così interessanti per i giovani. Anche questo libro è sia per bambini che per adulti.

Un libro come questo potrebbe essere adottato come libro di lettura nelle scuole. È già successo?

Non con questo libro in particolare. In realtà il libro è uscito per la prima volta in Italia e uscirà solo in seguito, a giugno, negli Stati Uniti. E lo stesso è successo per Una bambina bellissima: anche in quel caso il debutto è avvenuto prima in Italia che altrove. Comunque altri miei libri sono stati adottati come libri di testo sia nelle scuole superiori, sia nelle università.

Perché preferisce pubblicare prima i suoi libri in Italia, per merito dell'editore o del lettore italiano particolarmente sensibili?

In effetti l'America non è più il primo mercato dei miei libri. Il primo è il Giappone, segue l'Italia, la Svezia e la Finlandia (sorprendentemente visto le dimensioni di questi paesi) e, ancora, la Germania. L'America viene addirittura dopo. Non ho delle cifre specifiche relative all'Italia, ma per fare un esempio concreto La figlia della tigre ha avuto una tiratura di 25.000 copie negli Stati Uniti (che non è male per l'edizione rilegata di un romanzo), ma è un dato che deve essere rapportato ai 260.000.000 di abitanti degli Stati Uniti; in Finlandia lo stesso libro è stato pubblicato con 55.000 copie contro i 5.000.000 di abitanti di quel Paese... L'interesse e il riconoscimento all'estero è sicuramente superiore a quello che viene dato ai miei libri negli Stati Uniti. Ad essere sinceri c'è anche un aspetto politico della vicenda. L'atmosfera politica è cambiata moltissimo negli Stati Uniti da quando ho pubblicato il mio primo libro (Una bambina) nel 1979. A quel tempo negli Stati Uniti c'era un clima molto liberale e progressista: questo genere di tematiche erano riconosciute e questi problemi erano trattati e discussi apertamente. C'era disponibilità ad affrontare questi problemi sia da parte della popolazione sia da parte delle scuole. Negli ultimi 25 anni, non c'è bisogno che lo dica, negli Stati Uniti, c'è stato un enorme spostamento a destra dal punto di visto politico e quindi moltissime delle cose delle quali io scrivo, in realtà non esistono addirittura più. I programmi sociali ad esempio sono stati completamente aboliti, non c'è più la possibilità di avvicinare i bambini, di lavorare con loro come descrivo nei miei libri, cosa che all'epoca (negli anni '70) era possibile, ed è ancora possibile, per esempio, in Gran Bretagna. Negli ultimi tempi, poi, sono vista come una anti-americana perché denuncio questa situazione. I miei editori statunitensi non sono particolarmente propensi a portarmi a fare dei tour pubblicitari perché hanno paura che dica qualcosa di controverso... Corbaccio e i miei editori in Giappone e in Scandinavia fanno un ottimo lavoro sulla comunicazione e mi danno l'opportunità di incontrare il pubblico: il contatto diretto con i lettori è fondamentale. Per questi motivi sono molto contenta se i miei libri "debuttano" in Italia. In effetti sarebbe successo anche con il Gatto meccanico se la Svezia non avesse battuto l'Italia per 7 giorni, ma mi hanno detto che questo non succederà più!

Di Giulia Mozzato




31 marzo 2003