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Gisbert Haefs

Un autore di romanzi storici che osserva con occhio attento anche gli aspetti nascosti delle personalità degli eroi, ne analizza i sentimenti e, con coraggio, ne mette in luce le debolezze..


Quali sono le motivazioni che l'hanno spinto a scegliere il romanzo storico come genere letterario
Avevo scritto gialli, romanzi tradizionali e anche libri di fantascienza e un giorno mi sono seduto alla mia scrivania e mi sono detto: ho scritto sul presente e sul futuro, perché non scrivere sul passato? Ed ho scelto un passato particolarmente affascinante che fosse entrato anche nel mito. Alessandro è, ad esempio, un personaggio che affascina ancora, sia come uomo che come condottiero.

Qual è l'aspetto di Alessandro che maggiormente l'ha colpita?

Non era tanto la figura dominante o il protagonista che mi interessasse: ho utilizzato Alessandro per indagare su tutta una serie di fattori collaterali. Ad esempio la situazione politico-economica di tutto lo spazio geografico in cui si è mosso, le relazioni che esistevano tra la democrazia di Atene e il regno macedone e non soltanto gli aspetti del potere, dell'economia o della cultura, ma anche quelli della quotidianità.

Ha compiuto delle ricerche per conoscere quali fossero i rapporti familiari di Alessandro?

Ho tratto notizie dalle fonti antiche, Arianno, Callistene, lo Pseudo-Callistene, Plutarco, Aristobulo, poi anche da indagini più recenti. Una delle fonti più insolite è stato il libro di un ufficiale americano sulla logistica dell'esercito macedone. Ci sono tante cose che non si sanno, tante che si devono dedurre da altre informazioni; poi ci sono anche notizie che sono state ignorate dagli storici ufficiali: ad esempio il rapporto tra la famiglia reale macedone e Aristotele.

Quali sono state le motivazioni profonde che hanno fatto sì che Filippo scegliesse Aristotele come educatore del proprio figlio?

Filippo era consapevole che avrebbe potuto ampliare il regno macedone solo se non si fosse basato unicamente su un'unica figura ma creando una élite più ampia che fosse in grado di gestire il paese. Per questo motivo ha costituito una scuola piuttosto lontana dalla capitale Pella, frequentata da tutti i figli dei nobili della Macedonia. Questi ragazzi sono poi in effetti diventati i generali di Alessandro. Per questa scuola Filippo aveva bisogno di un buon insegnante. Ad Atene ce ne erano di ottimi, ma nessuno di questi sarebbe andato volontariamente in un paese così lontano perché per gli ateniesi i macedoni erano barbari che vivevano in qualche remoto posto al Nord. Aristotele invece era originario di una località che si trova proprio nel nord della Grecia, al confine con la Macedonia. Il padre di Aristotele era il medico di suo padre e con Aristotele, essendo più o meno coetanei, probabilmente Filippo aveva giocato quando erano bambini. Diventato re, avendo bisogno di un buon insegnante per suo figlio, aveva preferito una persona che conosceva bene, di cui si poteva fidare.

La visione politica di Alessandro ha ancora una sua modernità, una sua attualità?

Credo di sì, però bisogna rimodellare la valutazione. Io non credo che Alessandro avesse sogni multietnici o multiculturali. Si è trovato semplicemente in Persia con 30.000 dei suoi uomini e per gestire quel Paese ha avuto bisogno anche dei persiani. Quindi ha assunto funzionari, ha assoldato soldati, ha sposato lui stesso una principessa e ha fatto sposare anche i propri soldati con donne persiane proprio per motivi pragmatici.

Alessandro assume elementi della religione orientale: fa un uso della religione a fine politico come spesso avviene anche oggi?

Non in questa forma. Oggi in Europa troviamo una pseudo tolleranza che è invece basata sull'indifferenza. Questo corrisponde più o meno alla posizione dei romani: tutti gli dei sono benvenuti fino a quando non disturbano.

Che cosa sarebbe successo se Alessandro non fosse morto così giovane?

Credo che Alessandro non avrebbe fatto ancora molto. Questa è materia del secondo volume che uscirà fra qualche tempo in Italia: Alessandro era arrivato alla fine delle sue realistiche possibilità. Aveva parecchi piani ma erano molto complessi e molto difficili da attuare. Si ammala e muore improvvisamente, ma probabilmente se fosse sopravvissuto i suoi uomini non lo avrebbero più seguito, anzi si sarebbero ribellati, perché la sua mossa successiva era quella di girare attorno all'Arabia, mandare la flotta lungo le coste e l'armata a piedi lungo tutti i confini e probabilmente nessuno avrebbe più partecipato. Lo scopo di questa azione era la preparazione di carte geografiche. Tutti avevano cercato di dissuaderlo perché c'erano già tantissime carte geografiche dell'Arabia fatte dai Persiani. Alessandro però insisteva molto su quell'impresa, i consiglieri gli avevano detto di scegliere come momento per la spedizione l'inverno, mentre lui aveva deciso di farla in giugno: viene il dubbio perciò che questa azione non solo non avrebbe portato a nessuna conquista ma avrebbe rovinato gli uomini, annientato l'esercito e vanificato quello che Alessandro aveva compiuto precedentemente.


Di Grazia Casagrande




3 maggio 2002