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Alex Garland
Un interessante scrittore esordiente

Alex Garland è un giovane autore che col suo libro d'esordio ha suscitato grande interesse e curiosità da parte della critica inglese e, oggi, di quella italiana. Gli parliamo: il suo atteggiamento sicuro e quasi distaccato rivela ben presto freschezza e spontaneità di comunicazione.

Il tuo libro d'esordio è strettamente legato alla tua biografia. La scrittura per un giovane autore è indissolubilmente legata alle esperienze della sua vita?
Più conosco, più entro nei meccanismi della scrittura (per il momento non ne so ancora molto) più mi rendo conto che buona parte di quello che gli autori scrivono è autobiografico, semplicemente perché quello che si scrive riguarda le preoccupazioni dell'uomo-scrittore, i temi che lo interessano. Se uno non è molto coinvolto da un argomento potrà anche scriverne, ma non ne scriverà un granché bene ed è raro trovare scrittori che trattino argomenti che non li appassionino, anche perché uno non dedica un anno e mezzo circa [il tempo medio della composizione di un romanzo per Garland ndr] per parlare di cose che non lo interressano.
Sì, però una cosa è l'interesse, altro è la biografia, le esperienze personali che lo scrittore traspone nella pagina.
Dipende, se per autobiografia si intende il ritratto della persona che scrive, questo è, secondo me, raccontato meglio attraverso le cose che lo interessano che dai semplici fatti da lui vissuti, come ad esempio dove ha fatto le scuole elementari, che tipo di scuola ha frequentato e altre cose del genere.
La tua scelta stilistica, i capitoli brevi, quasi degli spot, derivano dallo stile giornalistico, da quello filmico, o da quale altra mediazione?
Probabilmente c'è una forte influenza del cinema, però se devo essere del tutto sincero ho scritto capitoli brevi, perché mi venivano capitoli brevi, più lunghi mi annoiavano e a volte non riuscivo proprio a scriverli più lunghi.
A chi ti rivolgi, a un pubblico soprattutto giovanile?
Davvero la cosa non mi preoccupa. Se sapessi che ha comprato il mio libro una nonna e l'ha letto, sarei altrettanto soddisfatto che se mi si dicesse che l'ha comprato un quindicenne.
Ma quale referente avevi durante la stesura del libro?
Nessuno, non mi sono mai posto il problema di quale potesse essere la tipologia del mio lettore, però mi preoccupo sempre del mio lettore quando scrivo, chiedendomi: sarò stato sufficientemente chiaro, sto comunicando quello che voglio comunicare? In questo senso sì, ho un interlocutore, ma non ho mai scritto per qualcuno in senso specifico. Non so che età abbiano i miei lettori o di che sesso siano.
Ci sono dei temi che percorrono interamento il tuo libro, il fumo, il viaggio, le esperienze forti... Volevi dare dei messaggi particolari al lettore?
No, sono tutte esperienze mie. Io credo che non sia importante il viaggiare quanto il come si viaggia. Uno può andare in posti lontanissimi e rimanere identico a quello che era prima di partire, se non si pone in modo tale da farsi coinvolgere dalle nuove esperienze che vive.
Il tema della morte è affrontato quasi con una certa freddezza e distacco del protagonista. Come mai?
È stata proprio una mia esperienza. Io ho visto la morte di un ragazzo durante uno dei miei viaggi ed ero rimasto colpito da una mia sensazione quasi di insensibilità, di lontananza emotiva e questa freddezza mi ha molto turbato e così l'ho riprodotta nel mio libro.
Oggi, in tutta Europa si è affermata una nuova generazione di scrittori giovanissimi. Quale è secondo te la causa di tale successo? Conosci i giovani scrittori italiani?
No, non ho letto nessuno dei giovani scrittori italiani. Per quanto riguarda in generale gli esordienti anche molto giovani, credo che oggi ci siano in tutto il mondo delle condizioni più favorevoli alla pubblicazione di opere di autori sconosciuti, anche molto giovani, cosa che non c'era solo una decina di anni fa.

Nell'intervista Alex Garland parla del suo libro d'esordio L'ultima spiaggia, Edizioni Bompiani



18 luglio 1997