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Gian Luca Favetto

Gian Luca Favetto, noto scrittore e portiere della Nazionale Calcio Scrittori, ci racconta la doppia passione che muove non solo lui, ma tutti i suoi compagni di squadra.

Il calcio è stata materia di un tuo romanzo: è una passione? è praticato sistematicamente? o è solo un modo per coinvolgere anche quelli che abitualmente non sono lettori?

In reltà gli appassionati di calcio non amano i libri che trattano quella materia. Ho usato il calcio perché è una mia forte passione e penso che il ruolo che ricopro, quello di portiere, sia un po’ quello del narratore: sta dentro e fuori l'azione, può guardare, raccontare quello che fanno i suoi compagni. A volte raccontare una partita è come raccontare la vita. Il calcio poi, oltre a essere universale, è una perfetta cartina di tornasole della società italiana.

I tuoi compagni di squadra cambiano o sono sempre gli stessi?

C'è un nucleo forte, una dozzina di persone, e poi c'è qualche nuovo ingresso. Scrivere è un lavoro contraddittorio, di solitudine e di comunicazione. Noi ci siamo trovati e abbiamo fatto veramente gruppo, uno spogliatoio di scrittura e pedate.

Chi é il Totti, o il Del Piero della vostra squadra?

Non ci sono personaggi simili, ci sono undici giocatori, ragazzi più o meno invecchiati che si divertono. Non ci sono classifiche di merito, vinciamo e perdiamo insieme, anzi per lo più perdiamo. Per noi il calcio non è certo uno sport agonistico e tanto meno un affare, ma è proprio solamente gioco.

Vi allenate con continuità?

Molti di noi si allenanno da soli, magari giocano in piccole squadre, però facciamo anche allenamenti di gruppo a Cesenatico, diciamo tre week-and l'anno.Un vero raduno: spogliatoio, tattica, partitella. Da febbraio però non ci siamo più allenati, abbiamo solo fatto partite.

Quando siete in ritiro insieme, parlate solo di tattiche di gioco o vi confrontate anche sulle cose che scrivete?

Parliamo di calcio, di politica, di libri letti, di cinema e musica, molto poco di noi stessi.

Come si conciliano, cinema, sport, libri, politica?

Per me, come per altri, scrivere significa fare musica. Inoltre sono anche critico cinematografico e tutta l’arte, oltre a essere una passione, mi ciba. Per tutti quelli che cercano di “fare arte" credo che qualunque cosa, anche di un campo diverso da quello che viene praticato, li nutra. Sono anche veramente convinto che scrivere sia far musica, trovare un ritmo nelle parole, nei racconti, elaborare un suono: ecco perché abbiamo messo insieme musica e letteratura, parole e suoni, e creato immagini sulla spiaggia di Cesenatico. Dico immagini, avendo in mente ciò che nasce dalla forza della parola, del pensiero e degli occhi, non quelle che nascono dagli spot o da certo cinema così denso di immagini che, alla fine non se ne può individuare nemmeno una.

Perché avete scelto Cesenatico come sede della Nazionale?

Semplicemente perché le nostre presidenti e organizzatrici sono di Cesena/Forlì e quando abbiamo fondato il club abbiamo avuto la possibilità di essere ospitati a Cesenatico, trasformandola poi nella "nostra casa".

La finalità della vostra prossima manifestazione è molto interessante, una biblioteca per gli ospedali di Cesenatico e Cesena. A che cosa può servire il libro dentro a un ospedale?

Ad aprire la finestra e ad andare via. Come dentro tutti i luoghi chiusi della vita. Sono dentro una stanza con una finestra davanti e un libro in mano, senza che mi alzi e la apra, posso volare via. A volte la lettura non é solo consolante, ma permette di vivere altre vite. Penso che negli ospedali ci vogliano i pagliacci per far ridere e i libri per far star bene.

Giocare a calcio e scrivere: uno strano binomio

Noi ci divertiamo a giocare a calcio, ma anche a scrivere: é faticoso, viene spesso il nervoso, però la cosa fodamentale è che per noi è un gioco e per questo ci dà sempre piacere e divertimento. Spero che con il far musica il 5 giugno, il giocare a pallone il 6 e attraverso i nostri libri, si riesca a comunicare il nostro piacere e il nostro divertimento.

Perché il nome Osvaldo Soriano per il vostro club? Soriano è stato uno scrittore che ha parlato molto di calcio ed è stato anche un giocatore.

Proprio perché ha scritto di calcio e in modo semplice. Perché è una bandiera sotto il cui vessillo noi vogliamo correre, sudare e segnare.

Di Grazia Casagrande




25 maggio 2004