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Sebastian Faulks

Uno scrittore che conosce bene l'animo femminile e che sa dare alle sue protagoniste spessore e verità. Dal suo sguardo attento sul recente passato sono nate storie intriganti: lo abbiamo intervistato.


Come sceglie il periodo storico o il Paese in cui ambientare i suoi romanzi?
In tutti i miei libri è fondamentale il luogo e il tempo. La prima cosa a cui penso quando scrivo è proprio dove si svolgerà l'azione, inoltre le vite private dei vari personaggi sono sempre influenzate dagli eventi pubblici della società: sono convinto che sia così anche nella realtà. Ritengo che la vita di ognuno di noi sia profondamente segnata dai fatti che si verificano in tutto il mondo, anche in paesi lontani, anche prima della nostra nascita, ecc. E poi perché, secondo me, in questo modo i romanzi risultano essere più interessanti. È utile, dal punto di vista artistico, creare dei personaggi che siano calati in un mondo reale sia dal punto di vista sociale che politico perché li arricchisce profondamente. Certo se lo scrittore è Kafka si può permettere di scrivere di un certo signor Samsa che si trasforma in uno scarafaggio..., ma si tratta di un grande della letteratura. La maggior parte degli scrittori scrive di un personaggio "B" che vive in una città "Y" e non fornisce ulteriori dettagli così, alla fine, abbiamo opere poco interessanti. E comunque questo tipo di romanzi a me non interessa.

Mi sembra particolarmente attento al periodo storico immediatamente precedente alla sua generazione.

Non sono stato io a scegliere quel periodo: è stato lui che mi ha scelto. Ho avuto la sensazione di dover parlare di questo periodo come se fosse stato quello stesso a dirmi "per favore scrivi di me" e quindi mi sento solo un umile servitore. Ci sono inoltre due motivi di interesse personale. Per prima cosa avevo osservato quegli anni con gli occhi del bambino che ero e volevo tornare a guardarli con occhi più adulti. In secondo luogo, ponendomi dal punto di vista del lettore, ritengo che si tratti di un periodo cerniera tra due diverse epoche: da un lato abbiamo gli anni Cinquanta, un momento di stabilità, di senso della famiglia, di moralità: c'è Eisenhower, prendono forma le grandi Corporations come McDonald. La società è costituita da famiglie standard formate da madre, padre e due figli, due grandi automobili, giardino e barbecue ed è questa l'immagine che abbiamo degli anni Cinquanta. Dall'altra parte ci sono gli anni Sessanta, il periodo delle grandi sommosse, del Vietnam, della cultura hippy, della grande rottura rispetto alla tradizione. Quindi il periodo che prendo in considerazione si potrebbe definire come un momento di transizione più complesso di qualsiasi altro perché gli anni Cinquanta non sono stati un'epoca di innocenza e di felicità negli Stati Uniti come tutti potrebbero pensare, ma una fase piuttosto oscura dal punto di vista dei diritti civili: c'era discriminazione razziale, c'era la guerra fredda che veniva avvertita in casa con MacCarthy e le sue polizie, e permaneva costantemente la minaccia di una guerra nucleare.

Le figure femminili dominano nei suoi romanzi. Come è riuscito a descrivere la psicologia della donna in modo così autentico?

In effetti è raro che un uomo scriva tanto dell'altro sesso e non riesco a capire il perché. In realtà quando avevo vent'anni leggevo le critiche che venivano rivolte dalle donne agli scrittori maschi che non mostravano sufficiente interesse alle loro problematiche: le donne venivano usate solo come elemento decorativo o come oggetto sessuale. Per evitare generalizzazioni e banalità sulle diversità tra i sessi, che comunque ci sono, ho cercato di fare uno sforzo, di informarmi, intervistando amiche, mia madre, mia moglie, mia figlia, e ho letto molti libri scritti da donne sulla psicologia femminile. E ne è valsa la pena: dalla lettura di questi saggi ho imparato molto. La mia è stata una decisione presa a freddo, ma mi trovo perfettamente a mio agio a scrivere dal punto di vista femminile.

Parla di momenti fondamentali della storia recente. Secondo lei l'11 settembre è uno di questi?

È difficile sapere quale sarà l'impatto di quell'evento sulla vita privata delle persone. Conosco una coppia, lui è inglese, lei americana e, avendo perso un grande amico in quella tragedia, ne è stata traumatizzata. Questo evento non ha cambiato solo lei, ma sta cambiando anche il loro rapporto e il loro matrimonio. È l'inizio di una nuova guerra fredda, se così si può dire, che durerà forse vent'anni e di certo influenzerà la nostra vita, ma adesso è difficile dire ci saranno cambiamenti nei confronti della religione, della tolleranza religiosa, della cittadinanza, del multiculturalismo... C'è una grossa comunità musulmana in Inghilterra che vive separata dagli autoctoni: i bambini che cresceranno in questo ambiente hanno una formazione e un'istruzione diverse dagli inglesi.

In quale dei suoi romanzi la Storia influenza maggiormente la vita dei suoi personaggi?

Sicuramente La guerra di Charlotte: nel romanzo infatti mostro come la sua vita sia stata plasmata dagli eventi che coinvolsero suo padre durante la Prima guerra mondiale, quando lei non era ancora nata.

L'interesse per il sociale deriva forse dalla sua attività di giornalista? E come interpreta le masse di migranti che stanno attraversando attualmente l'Europa?

Sono prima di tutto un romanziere, ma come giornalista (la mia attività precedente) mi sono sempre relazionato a quello che vedevo nel presente e quindi, ancora oggi, non ho una comprensione immediata delle cause remote degli eventi. Questa analisi forse spetta agli storici e solo in un periodo successivo: comunque osservare oggi il grande movimento di persone nel mondo può creare un effetto destabilizzante perché gli uomini occidentali hanno difficoltà ad abituarsi a nuove culture e gli stessi migranti ricevono segnali contraddittori: alcuni li sollecitano a conservare la loro identità, altri insistono per l'assimilazione e altri ancora invitano gli immigrati a tornarsene a casa... Il motivo per cui questo movimento di persone continua in modo massiccio dipende dalla mutevolezza del mercato e per lo stesso motivo si è riluttanti a stabilire delle regole precise per l'immigrazione e a definirle con chiarezza. Quando un emigrante arriva in un paese dovrebbe essere informato sui posti di lavoro disponibili, come avveniva negli anni Settanta nel Regno Unito. Quindi dovrebbe sapere che è meglio per lui cambiare religione, educare i figli in modo diverso: sarebbe ragionevole informare prima le persone e, se l'emigrante non accetta queste regole, può scegliere di andare in un altro paese, in Australia, in Italia... Invece i segnali che vengono inviati agli immigranti sono confusi.

Quali sono le sue abitudini di scrittura? Quali i modelli, gli autori di riferimento?

Quando si è romanzieri per la maggior parte della vita non si scrive: ad esempio sono 15 mesi che non scrivo neanche una parola. Trascorro il mio tempo a fare ricerche o a promuovere i libri ho già pubblicato. Quando scrivo invece mi comporto come un impiegato delle assicurazioni: vado in ufficio alle 9.30 (ho un ufficio vicino a casa), mi faccio una tazza di tè e comincio a scrivere fino alle 19.00, con una pausa per il pranzo come tutti i professionisti. Gli scrittori che conosco non si comportano certo come quelli che dichiarano di iniziare a scrivere all'una di notte con una bottiglia di whisky in mano sperando di avere l'ispirazione: scrivere è un'attività molto seria e deve essere fatta regolarmente. Le ore migliori per me sono dalle dieci del mattino alle due del pomeriggio e dalle cinque alle sette di sera. Devo dire che anche quando non lavoro cerco di immedesimarmi nei miei personaggi, andando magari nei luoghi che loro frequentano, insomma cerco di trovare ispirazione anche da tutti gli elementi della mia vita privata.

Di Grazia Casagrande




14 marzo 2003