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Intervista a Nicholas Evans
L'amore, la natura, la vita e il loro cantore

Nicholas Evans: uno scrittore inglese che ha saputo rappresentare i miti americani della frontiera e del West. Lo incontriamo e parliamo con lui anche dei temi eterni e universali dell'amore e della vita.


Il rapporto uomo ambiente ha molto peso nella sua narrativa. Da che cosa nasce questo suo interesse?
I l tema principale dei miei romanzi è l'amore. Ha però perfettamente ragione, per me è molto importante inserire l'uomo e la sua storia all'interno di un contesto naturale, è proprio il posto dell'uomo nella natura che deve essere interrogato, investigato. In inglese il titolo del mio secondo romanzo è The loop, che significa il cerchio, e ci sono molti cerchi nel romanzo. In questo caso il titolo può essere interpretato in varie maniere: il cerchio dei lupi, il cerchio come tipo di trappola che usavano per catturare i lupi, ma cosa molto più importante, il cerchio sacro della vita. Penso che si sia perso un po' di vista il fatto che gli uomini facciano parte della natura: nella sua scala non siamo tanto più importanti degli animali, degli alberi, dei fiumi o delle montagne e dovremmo stare tutti dentro questo cerchio sacro, naturale. Credo che l'uomo abbia perso po' la testa, basandosi troppo sul proprio intelletto e dimenticando di far parte di questo insieme naturale: è uscito dal cerchio, invece deve recuperarne la coscienza e rientrarvi.
Il rapporto tra le generazioni appare nei suoi due romanzi sia come momento di forte e vitale legame sia come scontro doloroso. Lei come giudica oggi i rapporti tra le generazioni e la famiglia in generale?
S ono sempre stato interessato al rapporto generazionale, soprattutto al rapporto genitore-figlio, nel mio caso padre-figlio inteso sia come padre, adesso, sia come figlio in passato. Prima di scrivere Insieme con i lupi volevo assolutamente scrivere qualcosa che avesse a che vedere con il rapporto, buono o cattivo, comunque intenso, tipico di padre e figlio. Quando ero nel Montana e facevo delle ricerche per scrivere L'uomo che sussurrava ai cavalli, avevo incontrato un professore che mi raccontava di quanto la gente fosse furibonda (soprattutto i grandi coltivatori del luogo) perché per atto governativo erano stati reintrodotti i lupi nei parchi nazionali e, dato che non li si poteva tenere fermi, a volte uscivano dai parchi. Un racconto che mi ha fatto pensare come potesse essere fonte di divergenze tra padri e figli il giudizio riguardo questo inserimento di animali potenzialmente dannosi nell'habitat. Nel mio secondo romanzo sono nati un padre, un ranchero, duro, anche rozzo e un figlio estremamente sensibile.
Come è stato il rapporto con suo padre?
I l rapporto con mio padre non è stato buono. Adesso capisco molte cose, ma a quel tempo il nostro rapporto non è stato né chiaro, né aperto, né gradevole. Con questo non voglio dire che il protagonista del mio romanzo sia l'immagine di mio padre: mio padre era un uomo molto gentile e per niente violento. A me interessano soprattutto i sentimenti che legano un figlio al padre e viceversa. Ho notato che i padri tendono a volere che i figli siano come loro e quando i figli risultano diversi al genitore non importa quali altre buone caratteristiche abbiano, specialmente nel caso del figlio maschio.
Però vediamo anche in natura come l'avvicendarsi delle generazioni sia sempre qualcosa di estremamente conflittuale: lo vediamo nei lupi, nei cervi e negli alci. Io ho proprio descritto il declino di un alce, prima re della foresta, poi abbacchiato e vecchio, con le corna spezzate: un fatto inevitabile, ma molto triste che mi fa venire in mente un episodio recente. Pochi giorni fa ho partecipato alla festa di compleanno di un mio amico che compiva cinquant'anni (io ne ho quarantotto e mi sto avvicinando anch'io a quella scadenza) e il mio amico ha riunito intorno a sé quelli che erano i giovani rampanti del periodo in cui lavoravamo in televisione. Da giovani scattanti quali erano, oggi avevano invece tutti un aria malinconica, si lamentavano dei giovani che volevano farsi spazio a gomitate, avevano tutti degli acciacchi e io li vedevo come degli alci con le corna spezzate ed era piuttosto amaro il tutto...
Il tema dell'amore è dominante. Quale trasformazione miracolosa può compiere l'amore sugli individui e sulla realtà?
L a mancanza d'amore è alla base di tutti i guai della nostra società. La criminalità ad esempio: quanti delitti sono commessi da persone che non hanno avuto amore in famiglia. E questo vale per l'Inghilterra come per il Ruanda o il Kosovo e sono sicuro anche per l'Italia. Persone lasciate crescere in maniera disarmonica, e questo fa sì che poi abbiano comportamenti contrari alla società. Non tutti, naturalmente, ma generalmente la mancanza d'amore è determinante.
Quali sono i temi più "americani" della sua opera?
H o sempre pensato di inserire nella realtà americana il mio primo libro, per via degli spazi prima di tutto. Annie deve percorrere una distanza immensa all'inizio del libro, ed è come un pellegrinaggio (non a caso ho chiamato il cavallo Pellegrino). C'è il tema del grande viaggio, certo più adatto al continente americano che al nostro e anche la questione del potere e il tema del cavallo. Cavallo come simbolo: in questo concetto mi sono imbattuto quasi per caso. Questa animale in America è considerato simbolo di potenza e di leggiadria, ma anche di vulnerabilità e ne hanno quasi un mito. Il cavallo è un animale grosso, ma va trattato con delicatezza, è questo che mi affascina.
Sì, sia nel primo che nel secondo libro io parlo degli Stati Uniti ma non credo che siano essenzialmente dei libri americani, penso che funzionino col pubblico americano, così come con quello europeo o orientale; credo di trattare temi universali non specifici. C'è un substrato nel libro The loop che tengo a spiegare: fin da bambino amavo il West, ho sempre avuto una passione per le storie del West e quando ero negli Stati Uniti a fare ricerche, per entrambi i miei libri, mi sono reso conto che il mito del West è ormai solo un mito, ma è profondamente radicato nell'animo di ogni americano. Loro credono veramente di essere andati a conquistare una Terra selvaggia, piena di essere selvaggi e crudeli, e di avervi portato la pace e la civiltà, non si rendono conto di aver fatto esattamente il contrario. Sono arrivati in posti in cui hanno fatto terra bruciata di esseri umani e di animali. In loro però il mito della conquista dell'Ovest è profondamente radicato e in buona fede. Quando mi sono immaginato il ranchero protagonista del secondo romanzo, l'ho visto come un uomo che cercava, con tutti i mezzi, di portare avanti quel West che non esiste più. Attualmente infatti il West è popolato da stars del cinema che hanno, in Montana o lungo i bordi del parco nazionale di Yellowstone delle bellissime case: nuovi miti di un mondo diverso.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




3 settembre 1999