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Intervista a James Ellroy

Uno scrittore molto amato in Italia, dove è considerato autore di culto dopo il grande successo di titoli come I miei luoghi oscuri, Corpi da reato e il recentissimo Sei pezzi da mille. Un autore che pare conoscere molto bene la realtà socio-politica statunitense, ma che nega particolari coinvolgimenti personali.


Lei sa di essere considerato in Italia autore-cult?
B eh, specialmente con questo ultimo libro appena uscito in Italia mi sono allontanato dal mio solito genere di riferimento: anche per questo non credo di poter essere considerato un autore di culto. Comunque mi fa molto piacere che lei pensi questo...

Ma lo è e continua ad esserlo anche con Sei pezzi da mille, una lettura veramente affascinante. Al proposito vorrei chiederle se condivide la mia opinione: si tratta di un romanzo storico contemporaneo.

S bagliato. No.

Però la storia degli Stati Uniti che lei racconta attraverso la letteratura, traspare maggiormente che in molti saggi tematici.

E cco, diciamo che è deliberatamente, assolutamente ed esclusivamente un romanzo degli anni Sessanta e dell'America di quel periodo. Non è assolutamente una metafora degli Stati Uniti odierni, non è un romanzo che riguardi in nessun modo l'anno 2001, né per forma, né per contenuto né per stile. I processi politici di cui parlo in questo libro non sono quelli attualmente in vigore negli Stati Uniti d'America, ma si riferiscono tassativamente agli anni Sessanta.

Sì, tuttavia rispetto agli anni Sessanta lei si è documentato, ha fatto ricerche, ha lavorato intorno a ogni tema...

I nventato. Tutto inventato.
Ho assunto, è vero, due ricercatori perché leggessero libri, approfondissero i fatti, mi dessero una cronologia corretta: dato che ho utilizzato personaggi realmente esistiti volevo assolutamente evitare qualsiasi errore biografico. Però la mia idea è stata sin dall'inizio questa: creare un tutt'uno, un continuum fra personaggi fittizi e personaggi reali, eventi fittizi ed eventi reali in modo tale che questo libro potesse diventare, se vuole, una "revisione santificata" del mio punto di vista sugli anni Sessanta e sulla loro storia negli Stati Uniti d'America. E poi, badi bene, una domanda alla quale non risponderò mai relativamente a questo libro, è quella che si riferisce a "che cosa c'è di vero e che cosa c'è di falso". Non risponderò perché lo scopo di questo libro è stato proprio quello di creare una "infrastruttura umana" che faccia da fondamenta a tutta una serie di eventi pubblici che sono successi, creando un tutt'uno coesivo e quindi una narrazione, dove non siano più chiari i confini fra quello che è reale e quello che è fittizio.

Il fatto che prosegua cronologicamente il suo precedente lavoro American tabloid fa pensare che abbia intenzione di proseguire ulteriormente, di avvicinarci sempre più ai nostri giorni?

D iciamo che questo è il secondo libro della mia trilogia e copre il periodo storico che va dal '63 al '68; il terzo volume riguarderà invece quello dal '68 al '72. Un anno in meno rispetto agli altri due perché mi sono deliberatamente fermato allo scandalo Watergate che non voglio descrivere perché mi annoia, perché su di esso sono stati scritti centinaia di libri da centinaia di altri autori e soprattutto perché la maggior parte dei personaggi e dei protagonisti dello scandalo Watergate sono ancora vivi e quindi non potrei usarli in modo diciamo "fittizio" nel mio racconto.

Che cosa ha significato per gli Stati Uniti il '68, e perché è l'anno che chiude il libro?

F inendo il romanzo si capisce perché il '68 è la data in cui la narrazione si ferma, non voglio adesso rovinarvi il piacere di scoprire il finale. Posso dire che il '68 ha un suo modo di essere e una sua ragione.

Che cosa hanno rappresentato i Kennedy e soprattutto Bob per gli Stati Uniti?

N on posso dire cosa siano e cosa abbiano rappresentati i Kennedy o Bob Kennedy per l'America. Non posso sapere come vengano visti dalla maggior parte degli americani. Posso dirle che cosa ne penso io. Io perso che John Fitzgeral Kennedy fosse un uomo politico, uno statista un po' di serie B e che Robert Kennedy fosse il più grande combattente contro il crimine che sia mai vissuto. Dal punto di vista dei miei libri, i Kennedy vengono visti sempre e comunque con gli occhi (e questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare) dei tre protagonisti delle storie.

Dal punto di vista stilistico, in questo romanzo, come negli altri, lei utilizza diverse tecniche narrative, cioè introduce sia la parte introspettiva scritta in corsivo sia, come qui, i documenti. Perché questa scelta?

L o stile narrativo delle mie opere è deliberatamente martellante e semplice. Ho scelto una narrativa il cui ritmo potesse dare la sensazione, l'idea generale di violenza che regnava negli anni Sessanta in America, soprattutto della violenza interiore dei tre protagonisti. Ho inserito documenti per allargare il discorso e fare uscire il lettore dallo stretto punto di vista dei tre co-protagonisti fornendo, diciamo, un'interpretazione alternativa, un punto di vista differente sia sulla storia che sui protagonisti stessi: leggendo i documenti si capisce il perché delle scelte, anche dei singoli.

Come nascono i suoi personaggi, i suoi protagonisti? Quanto c'è di suo in ognuno di questi?

S icuramente riflettono tutti un po' di me. Riflettono quello che mi piace, quello che non mi piace, quello che odio, un po' delle mie idee, forse un po' anche del mio senso morale. Tuttavia sono personaggi che stanno sotto la lente precisissima di un giudizio. Vengono sottoposti a una verifica e, diciamo, "setacciati" integralmente. Per quanto riguarda ciò che realizzano, o vogliono realizzare nella storia, tutti puntano sull'ossessività del dettaglio e sulla precisione. In questo non mi rappresentano.

Penso ai suoi libri più autobiografici. Che diverso atteggiamento ha avuto nello scrivere libri come l'ultimo o quelli come I miei luoghi oscuri?

U n libro come I miei luoghi oscuri ha influenzato molto anche la scrittura di questo libro. Il fatto di aver scritto (all'età di quarant'anni), la biografia di mia madre e quella di Bil Stone, un mio amico che mi ha aiutato nelle indagini, sicuramente mi ha aiutato a guardarmi dentro, mi ha dato più determinazione, mi ha dato una visione più ampia del mondo, dei fatti, delle persone. In altre parole ha contribuito a una mia maturazione.

La rabbia che si vede spesso nei suoi libri, è reale, è sua?

I nevitabilmente questa rabbia è la mia rabbia, la rabbia che viene da me, la rabbia che viene nel mio pormi in relazione con Dio, ed è la rabbia anche del mio volere a tutti i costi scrivere dei grandi romanzi.

Come vede la situazione attuale politica ed economica degli Stati Uniti?

I o amo gli Stati Uniti d'America di oggi e credo che stiano seguendo in tutti i campi una strada positiva.




Di Grazia Casagrande




27 aprile 2001