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Intervista a Nelson DeMille

Un maestro dell'avventura e della suspence che fa volare la fantasia dei lettori di tutto il mondo


La trama dei suoi libri è sempre complessa, l'ha già in mente dall'inizio?
H o in mente le premesse, poi lavoro questo nucleo a mano a mano e giorno dopo giorno introduco nuovi elementi.

Ha un metodo di lavoro particolare?

A ll'inizio svolgo sempre delle ricerche sull'argomento che intendo trattare, poi comincio a scrivere e questo lavoro mi impegna uno, due giorni alla settimana. Alla fine, quando sono ormai prossimo alla conclusione e la scadenza della consegna si avvicina, dedico anche dieci ore al giorno e per sette giorni alla settimana alla scrittura: comincio piano e poi l'impegno diventa intensissimo. In generale però scrivo più volentieri di notte.

Gli aerei e gli aeroporti sono un tema ricorrente. Perché?

H o un amico pilota d'aviazione che è anche scrittore, Block Thomas. Ha scritto insieme a me un libro, pubblicato anche in Italia, Mayday. Siamo amici da quando avevamo cinque anni e a lui piace moltissimo collaborare con me, per cui mi sento quasi obbligato a parlare spesso di aerei nei miei libri.

Questo è un tema che ben si presta a scrivere un thriller. La dimensione della paura che peso ha, secondo lei, nella vita degli uomini e perché i lettori si appassionano tanto se, leggendo, riprovano questa emozione?

V olare è sicuramente una delle paure primitive degli uomini, fa parte delle ansie più segrete e quindi mi sembra corretto inserire questo tema in un thriller. Tiene desta l'attenzione dei lettori e poi diventa un buon libro da leggere negli aeroporti in attesa del proprio volo...

La sua esperienza personale, l'aver partecipato alla guerra in Vietnam ad esempio, in che modo entra nella sua scrittura?

S olo Parola d'onore è centrato sul Vietnam, molti dei miei personaggi sono comunque ricalcati sulle figure di soldati che ho conosciuto durante quella guerra, inoltre il prossimo libro che uscirà è proprio ambientato in Vietnam: insomma è un tema che nel mio lavoro ritorna spesso.

È stata insomma una esperienza importante

L a guerra è sempre un'esperienza fondamentale nella vita di un uomo. Tutti coloro che hanno partecipato a una guerra sono d'accordo con me, soprattutto se si sono trovati a combattere sul campo.

Lei è tornato in seguito nei luoghi in cui aveva combattuto?

I o sono tornato in Vietnam due anni fa. È stato molto triste: sono andato là con due amici che erano stati con me allora e avevamo portato con noi le fotografie che avevamo scattato durante la guerra, quando eravamo giovani soldati. Le abbiamo fatte vedere ai vietnamiti e ci siamo improvvisamente resi conto di quanto fossimo invecchiati.

Il successo internazionale dei suoi libri indica che tutti gli uomini, americani, europei o asiatici, provano le stesse emozioni?

S ì certo. All'inizio ho scritto solo per il pubblico americano poi sono stato tradotto e ho riscontrato subito un enorme successo, non solo in Europa, ma anche in molti paesi asiatici (in Giappone, o in Corea ad esempio): questo vuol dire che esistono temi davvero universali.

Ci vuole parlare del prossimo libro?

È un ideale seguito de La figlia del generale. Avrà infatti lo stesso protagonista, Paul Brenner, che torna in Vietnam trent'anni dopo la fine della guerra ed è incaricato di svolgere indagini su di un omicidio commesso appunto trent'anni prima ma venuto alla luce solo recentemente.

Molti suoi libri hanno avuto anche una realizzazione cinematografica. Com'è il suo rapporto col cinema: quando scrive un romanzo pensa già a un possibile film?

N o. I miei libri sono molto lunghi e complessi e penso solo ai miei lettori e non a un adattamento possibile. I diritti di tutti i miei libri sono stati comprati da Hollywood, ho avuto però varie volte problemi con gli sceneggiatori.

Lei collabora alle sceneggiature?

P referisco di no e in più Hollywood non ama avere intorno degli scrittori, perché dicono che è difficile lavorare con uno scrittore, invece gli sceneggiatori fanno ciò che viene loro detto: sono pagati per quello e lo fanno




Di Grazia Casagrande




22 settembre 2000