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Intervista a Daniele Del Giudice
Con Daniele Del Giudice lungo il fiume delle parole

Daniele Del Giudice, che sta per dar vita a Venezia a un centro permanente per lo studio della narrativa, e che fa già parte del comitato scientifico di "Fondamenta Venezia città di lettori" ci racconta quale è la sua esperienza di scrittore, quali le sue idee sul rapporto tra scrittore e pubblico e tra società e letteratura.


Lei ha compiuto un'operazione sul linguaggio che pochi scrittori della sua generazione hanno azzardato. Da cosa nasce questo interesse per la lingua?
D a necessità, la sperimentazione di per sé non mi interessa. Ci sono momenti in cui si ha bisogno di macinare altri linguaggi, così come ci sono dei momenti in cui è necessario scardinare la lingua perché mostri le cose, le dica veramente. In realtà questa sperimentazione, come la moltiplicazione dei punti di vista e dei linguaggi, l'uso non tradizionale dei tempi verbali, della struttura della frase, servono per far "parlare" le storie. Da un certo punto di vista non ho una grande considerazione della pagina. Per me tutto quello che veramente conta nella comunicazione tra autore e lettore è quello che avviene fuori dalla pagina scritta che considero serva di un processo immaginativo che avviene in me come lettore (io sono naturalmente molto più lettore che scrittore). Questo processo avviene in ogni lettore: deve ricostruire il libro, deve provare delle emozioni, delle sensazioni, avere delle percezioni... Tutto è teso a questa finalità: qualunque mezzo per me (e spesso utilizzo un mezzo che può sembrare sperimentale) tende unicamente a questo.
Lo scrittore, il narratore, allora è sostanzialmente un comunicatore?
S econdo me sì. Quando scrivo io non penso mai al destinatario del racconto. Il limite davanti al quale mi fermo è la storia che sto raccontando. Penso però che se creo tensione per me, se la storia riesce a coinvolgere me, forse può almeno minimamente interessare anche qualcun altro. Non ho però l'idea di un lettore preciso: il lettore si incontra in un luogo comune e questo luogo comune è il linguaggio. Allora mi fermo sul fiume e spero che qualcuno passi...
L'Occidente è una piccola parte del mondo: ha la sensazione che la nostra cultura, la cultura occidentale sia in crisi?
N o, assolutamente, c'è invece un senso di accelerazione. Anche se rimane la sensazione netta di una minoranza che considera il resto del mondo come pura quantità. Noi diciamo: "i cinesi" (un miliardo), "i musulmani" (e sono in Italia la seconda religione). Li pensiamo come quantità, non come qualità. Riteniamo di essere i detentori della qualità e su questo problema, quantità/qualità, il Novecento si è svenato. Politicamente come si può dare qualità alla quantità? Con lo Stato centrale? Con la collettività? Perché Musil ha scritto L'uomo senza qualità? La domanda che si poneva era: come do qualità all'uomo della civiltà di massa? Tutte questioni formulate e non risolte già in apertura del secolo. La società di massa non è una scoperta degli ultimi trent'anni. Masse e potere, saggio di Canetti fondamentale per tutto il Novecento, parla proprio di questo. Eppure noi continuiamo a pensarci come qualità e gli altri sono solo quantità. Invece sono di una qualità antagonista alla nostra con valori antagonisti ai nostri. Non si aspettano più di avere ciò che è stato chiamato alla fine del secolo scorso civilizzazione o progresso.
Lei crede in quello che oggi si definisce "meticciato di culture"?
I o sono per una società multietnica, il che non significa una "società tollerante". La tolleranza è già un gesto di compassione, un atto paternalistico. Io credo in una società in cui si va dal medico e il medico è un nigeriano, si va dal funzionario pubblico ed è un marocchino.
Questo che cosa potrà significare per la letteratura?
D etto brutalmente: sangue fresco. Così come è accaduto per la letteratura inglese e francese che è oggi fatta in prevalenza da indiani, magrebini... Una società multietnica non può che portare linfa e ricchezza.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




12 marzo 1999