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Luciano De Crescenzo
Così parlò De Crescenzo

Tra sirene e fans deliranti, incontriamo Luciano De Crescenzo e il suo Nessuno.

Lei propone spesso al grande pubblico i classici, dalla filosofia alla letteratura, a chi si rivolge in particolare?
Io vengo definito un divulgatore, cioè uno che scrive cose complicate in modo semplice, quindi per definizione un divulgatore si rivolge a un pubblico di massa. Fino a poco tempo fa avevano le chiavi in mano del paradiso letterario i critici letterari. Un autore che aveva scritto un libro, per farsi conoscere, doveva passare sotto le forche caudine delle terze pagine dei giornali. Oggi, grazie a Dio, e grazie ad alcuni nuovi strumenti, ci si può far conoscere da platee vastissime.
Quali sono questi nuovi strumenti?
Prima di tutto, la televisione: ai fini informativi rende più un "Maurizio Costanzo" che non un Enzo Golino, critico letterario di Repubblica o dell'Espresso. Poi, oltre alla televisione, c'è Internet. Quando si racconta un libro su Internet, anche con poche frasi si fa conoscere il contenuto di questo libro a milioni di persone. Ci sono poi anche altri fenomeni, come i "fan club". Io un pochino mi vergogno di questa cosa. Finora c'erano i "Ramazzotti fan club", i "Maradona fan club", si è mai visto il "fan club" di uno scrittore? E invece sono sorti dei "fan club" a Roma, a Napoli e anche all'estero e io, di tanto in tanto, vado lì e incontro tutti questi ragazzi che mi vogliono bene e li informo di quello che succede.
E la tradizione letteraria?
Certo è che Kafka, nel corso della sua vita, vendette solo seicento copie, Svevo anche meno, Leopardi meno ancora, però, credetemi, Leopardi non andò mai, nemmeno una volta, al "Maurizio Costanzo Show". A me sarebbe piaciuto vedere Maurizio Costanzo che batteva una mano sulle spalle (si fa per dire) del giovane Leopardi. Leopardi stava chiuso in una stanzetta e scriveva. Lo scrittore oggi si deve dar da fare per vendere e diffondere il suo libro deve sopportare qualsiasi fastidio, deve sopportare la folla, deve sopportare la sirena... [una prosperosa "sirena" è seduta alla destra dello scrittore! n.d.r.] Io la sirena la sopporto con molto piacere...
Perché ha scelto proprio l'Odissea per questo suo ultimo lavoro?
Signori miei, se uno si volesse oggi leggere l'Odissea, non è molto facile... Se si prende la traduzione dell'Odissea di Ippolito Pindemonte, premesso che Pindemonte è nato nel Settecento e ha tradotto l'Odissea in versi, dopo tre pagine uno non ne può più, non ce la fa proprio più! Eppure l'Odissea è un romanzo divertentissimo, pieno di colpi di scena, accadono un sacco di cose c'è Polifemo, c'è Circe, c'è Scilla e Cariddi, ci sono le Sirene. Così invece uno che legge l'Odissea si diverte, però come l'ho scritta io, con un linguaggio umano, si capisce addirittura tutto!
Quale personaggio femminile dell'Odissea preferisce?
Tra i quattro personaggi femminili dell'Odissea, Penelope, Circe, Calipso e Nausicaa, io preferisco Nausicaa, se non altro per la rima... È una battutaccia, lo so! Nausicaa si scrive con due "a"? Ma quello è l'orgasmo finale, "Nausicaaaa..." Penelope è una signora di mezza età, sempre triste, col velo, ma come mi può piacere? Non dormiva, la notte sempre sveglia a fa' 'sta tela... Circe è una tenutaria di una casa d'appuntamenti. Calipso è la peggiore di tutte: sempre addosso con "Ti voglio bene, ti voglio bene" per sette anni di seguito. L'unica allegra, giovane (stava nuda, giocava a palla...) è Nausicaa, grazie a Dio è n'ata cosa.
Quali elementi del carattere di Ulisse le piacciono di più, il desiderio di conoscenza o la sua debolezza per le donne?
Ulisse, detto tra noi, delle donne non se ne fregava assolutamente niente. Perché lui rifiuta Calipso che gli aveva promesso l'eterna giovinezza, rifiuta Nausicaa che il padre gli voleva far sposare, insomma rifiuta tutte. Il pregio maggiore di Ulisse era la curiosità, la voglia di sapere, la voglia di scoprire, quindi io auguro a tutti i giovani di nascere con dentro la voglia di sapere di Ulisse, quello è il merito del nostro eroe.
I suoi libri sono molto conosciuti anche all'estero, quali in particolare?
Io all'estero vendo molto, il paese in cui vendo di più è la Germania, poi l'Italia, poi la Spagna, il Giappone, la Corea... In Corea hanno comprato tutti i libri miei, pure l'ultimo. Che ppò capì un coreano di Bellavista, questo per me è un mistero! Si sono comprati pure le videocassette, quando le vedo raccontate in coreano, è terribile, vedo me che parlo in coreano, è proprio terribile... Bisogna sapere che il coreano è una lingua più "corta" dell'italiano e allora si sente parlare, poi cessa la voce e io continuo a muovere la bocca!



13 giugno 1997