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Gaia De Beaumont

Nel panorama letterario italiano Gaia De Beaumont potrebbe essere definita un "battitore libero": segue la sua strada e non è riconducibile a mode o generi e i suoi romanzi sono sempre sorprendenti. Come l'ultimo, La bambinona, una curiosa e surreale storia familiare. Ecco come nascono i suoi racconti , quali sono gli autori che ama e cosa pensa della letteratura "al femminile"

Lei ha scritto uno dei romanzi più "curiosi", originali degli ultimi tempi, La bambinona. Come è nata l'idea di raccontare la famiglia attorno a cui ruota la vicenda e soprattutto quei personaggi femminili così strani...
Innanzi tutto mi sono divertita. Ho voluto lasciare "briglia libera" a me stessa, per una volta. Ho deciso di scrivere, con umorismo, di una situazione paradossale. A quel punto i personaggi mi sono "scappati di mano": ho accelerato il pedale fino alla fine e ho voluto vedere che cosa sarebbe successo. Ognuno di questi personaggi ha finito per avere una vita sua assurda ...

Si è ispirata a qualche personaggio reale o è un insieme di tante impressioni?

No è un insieme di tante impressioni. Sono partita dall'idea della famiglia, e dei disordini familiari, del fatto che spesso non si dice la verità e ogni personaggio, pirandellianamente, sono io e siamo tutti...

Il suo romanzo potrebbe diventare quasi una saga familiare. Sta pensando di farlo proseguire in un qualche modo?

No poverini, assolutamente no. Se mai mi verrà un'idea ben volentieri, ma credo che si concluda lì, nel momento in cui la bambinona risolve i problemi familiari e poi tutto ricomincia da capo. Non credo che ci sia altro da dire e non credo che ci sarà un seguito.

Quali sono i tempi e i luoghi della sua scrittura?

Io scrivo la mattina. Mi sveglio presto e lavoro molto bene nelle prime ore del giorno; alle 6 di sera sono incapace di andare più in là. E lavoro nel mio studio, col mio cane sui piedi.

Un'immagine molto serena.

Sì, una situazione normalissima, niente di "dannato", semplicemente un mestiere. Ci sono alcune mattine, come lei può immaginare, in cui non succede nulla. Alcuni giorni sono straordinari e molti giorni non lo sono.

Una gran parte dei nostri lettori ama leggere ma anche scrivere. Lei che consiglio darebbe a chi volesse cominciare?

Di farlo e di dire la verità. Anche se il libro sembra semplice, se le idee sono semplici non significa che il risultato non sarà valido. Più un testo è naturale, "vero" e poco aulico e più è interessante. Questo è il mio punto di vista. Quando leggo un manoscritto guardo subito per vedere se è un libro onesto o meno.

Quali sono i suoi autori preferiti?

Tra gli italiani mi piacciono molto Busi e Aldo Nove. Diciamo quelli più stravaganti perché quella è anche la mia linea. Tra gli autori americani (io sono americana) Dorothy Parker, ho scritto anche un sagigo su di lei: è la mia autrice preferita in assoluto, una persona che ha scritto storie straordinarie e complesse con la più grande apparente semplicità.

Esiste secondo lei una differenza tra letteratura femminile e letteratura maschile?

Esiste un modo diverso di sentire, di interpretare le cose. Non credo che esista una scrittura femminile e maschile, una scrittura è buona o non lo è. Certamente l'interpretazione, la mia interpretazione, è diversa proprio perché siamo indubbiamente diversi.

Dunque non pensa che un libro scritto al maschile sia strutturato in un modo riconosciuto per tradizione?

Senz'altro. Io ho provato a scrivere un libro con voce maschile, facendo uno sforzo per capire come ragiona e come scrive un uomo. Penso che la narrazione femminile avrebbe bisogno di un po' più di forza; bisognerebbe comunque smettere di parlare di scrittura al femminile e scrittura al maschile e rivolgerci più al pensiero femminile e maschile. La scrittura in realtà è come l'arte: se un artista è bravo, lo è e basta. Come dice Patrizia Cavalli o uno ha le ali o non le ha.

Ha in mente un nuovo romanzo?

Ci sto lavorando. Ho in mente un saggio e un romanzo. Vedremo quale dei due prenderà il volo prima.

Di Giulia Mozzato




29 marzo 2002