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Sandrone Dazieri

Giornalista e scrittore, Sandrone Dazieri è anche direttore editoriale delle collane Mondadori di libri per l'edicola.

Come scrittore è conosciuto soprattutto per il ciclo del Gorilla, pubblicato da Mondadori ed Einaudi, ma proprio quest'anno è arrivato in libreria "Ciak si indaga" (Walt Disney) e un suo racconto è inserito in "Dieci storie per la pace", accanto a testi di Lucarelli, Colaprico, De Cataldo, Genna, Evangelisti e altri.

In questa intervista ci spiega come si svolge la vita in redazione, come vengono scelti i titoli del "Giallo Mondadori", come si crea un piano editoriale, ma anche cosa significa pubblicare, oggi, in edicola...



Partiamo dall'inizio: ci descrivi una tua giornata lavorativa...
Varia abbastanza a seconda degli appuntamenti fissati, ma una giornata tipo si svolge grossomodo così... Arrivo in ufficio alle 9,30, scarico la posta, rispondo o smisto ai redattori e caporedattori le lettere dei lettori (chiedono spesso "quando uscirà quel titolo..." oppure "qual è quel libro in cui..."). Poi ci sono le richieste dell'ufficio contratti che vogliono sapere quando, come, perché, se compro o meno quel tal libro. Nell'arco della giornata, la corrispondenza mi impegna circa una/due ore.
Quindi, smisto i manoscritti che giungono in redazione e seguo i brief di copertina: di solito ci metto un'altra ora nell'arco della giornata. Poi visto le copertine già pronte dei numeri che sono in uscita e controllo le quarte di copertina.
Ogni giorno ricevo mediamente un consulente: mi parla del libro che ha letto per un'eventuale pubblicazione nelle varie collane. E poi, ovviamente, c'è in mezzo la pausa, le chiacchiere con i colleghi sui vari libri, le riunioni con i redattori...
In genere tendo a non leggere in ufficio, ogni tanto sfoglio qualche manoscritto o qualche libro, ma soprattutto visiono le schede di lettura dei consulenti. I manoscritti italiani, invece, tendo a portarmeli a casa.

Come avviene, quindi, la scelta del libro e la creazione del piano editoriale?

La scelta di un titolo comincia con una proposta, che giunge essenzialmente in tre modi. L'ufficio contratti mi manda una breve sinossi del libro consigliato dagli scout americani o inglesi: se lo trovo interessante, chiedo di inviarmelo per visionarlo. Oppure, il libro arriva in redazione direttamente dai vari agenti o dalle case editrici straniere.

I libri vengono poi distribuiti tra una serie di consulenti, una decina di "lettori", che li leggono in lingua originale. Ne fanno una scheda di lettura e me la inviano per e-mail o su carta. Oppure, discutiamo insieme del libro durante una riunione, che facciamo una volta al mese.
A quel punto, una volta che il libro è piaciuto ai lettori, io l'ho letto o gli ho dato un'occhiata, mi... "convince", viene fatta una richiesta d'acquisto all'ufficio contratti che si mette in contatto con il possessore dei diritti (può essere un subagente italiano o un agente straniero). Viene fatta l'offerta e poi, dopo un tempo variabile da uno a due mesi, arriva l'o.k. del contratto. A quel punto, arriva una copia-lavoro del libro, che viene data in traduzione.
Una volta arrivata la copia-lavoro, inserisco il titolo in programma, nel piano editoriale, in base soprattutto al suo contenuto: per fare solo un esempio, tendo a pubblicare un poliziesco vicino a un giallo psicologico, perché si equilibrino l'un l'altro...

Soffermandoci proprio sul piano editoriale, ne esiste uno "perfetto"?

No. In teoria il piano editoriale perfetto è quello in cui sono riuniti tutti gli autori che vendono tantissimo e che sono i più amati dai lettori. E questo non è possibile. Io sono editor di libri periodici, che ogni mese cambiano. Quindi cerco di equilibrare i titoli dello stesso mese: di solito affianco un paio di autori molto forti, che so "funzionare", e altri che sono nuovi oppure meno conosciuti. Perché, purtroppo, se ci sono molti autori di qualità, non tutti sono entrati nelle grazie dei lettori allo stesso modo.

Qual è il ruolo dei consulenti, quanto sono importanti per la scelta?

Sono importantissimi perché senza i consulenti sarebbe impossibile leggere 10.000 titoli all'anno... Per esempio, nel "Giallo Mondadori" ne pubblichiamo circa un centinaio all'anno. Per sceglierne un centinaio vuol dire che ne abbiamo letti almeno dieci volte tanti... mille titoli. Anche se io da solo ne leggessi 5 al giorno non farei in tempo... e poi devo fare il resto.

Certo. Il settore marketing è altrettanto importante per la scelta dei titoli da pubblicare?

No. Il nostro settore marketing non si occupa dei libri venduti in edicola, se non quando parte una collana nuova. Oppure, quando facciamo delle operazioni speciali, come il rilancio di "Urania" (vedi intervista a Giuseppe Lippi per i cinquant'anni di "Urania"), o quando facciamo degli esperimenti particolari.

Come tu giustamente sottolinei, il "Giallo Mondadori" è una collana da edicola. Quali sono le peculiarità, i vantaggi e gli svantaggi del pubblicare in questo canale?

Ha il vantaggio che costa poco, nel senso che si pagano meno diritti. Il prezzo di copertina, di conseguenza, è più basso. Essendo un prodotto a basso costo sia per chi lo fa, sia per chi lo compra, il rischio per entrambi è minore.

C'è più spazio dunque per sperimentare?

È possibile sperimentare, certo, anche se si rischia comunque di perdere dei soldi...
Il costo più contenuto è però l'unico vantaggio vero... Lo svantaggio è che il libro rimane nelle edicole solo un mese, nel caso degli horror o degli speciali due, e poi sparisce: chi non l'ha comprato in quel poco tempo, non lo compra più.
L'altro problema vero è che bisogna coprire qualcosa come 40.000 edicole in tutta Italia e questo significa che, se si vuole mandare una copia in ogni edicola, occorre farne una tiratura di 40.000. Ma dal momento che non se ne manda mai una sola copia, bisognerebbe tirare almeno 80.000 copie a titolo. Questo è ovviamente impossibile: vorrebbe dire avere delle rese altissime. Allora si devono fare delle selezioni dei luoghi in cui vendere i libri e non sempre la distribuzione è legata al titolo... a volte ci sono degli errori, dei ritardi di distribuzione...
Un altro svantaggio è che, spesso, quando vorremmo pubblicare un titolo, non siamo concorrenziali rispetto a collane di hardcover o di gran formato o da libreria: i diritti che noi paghiamo sono minori e l'autore tende a voler uscire in hardcover, anche perché se questo continua a essere distribuito, il libro dell'edicola dopo un mese dall'uscita finisce nel circuito dei remainders e delle bancarelle, non è più a disposizione, non esiste un catalogo.

Molti quotidiani hanno mandato in edicola collezioni di libri che hanno riscosso molto successo. Che effetti hanno avuto sulla vostra produzione?

Non c'è dubbio, ci hanno danneggiato. Hanno danneggiato noi come hanno danneggiato in generale tutti i libri economici, anche da libreria. Per fare un esempio: se negli "Oscar" un libro di Pirandello costa... facciamo 8 euro, e in edicola viene venduto allegato a un quotidiano a 4, è inevitabile che ci sia un calo delle vendite negli "Oscar", anche se non nell'immediato. E ovviamente ne risente molto il "Giallo", che per esempio si trova a combattere sullo stesso terreno dell'edicola con un thriller di alta qualità...

Certo. Gettiamo ora uno sguardo al passato del "Giallo": vuoi ripercorrerne per noi la storia? Com'è cambiata nel corso degli anni la collana?

Il "Giallo Mondadori" nasce nel 1929: era una collana che vendeva letteratura poliziesca, o criminale, o d'indagine, o mista... Con l'andare degli anni, le collane che proponevano questo tipo di prodotto sono aumentate sempre di più, sino ad entrare nelle librerie e conquistare, proprio in libreria, un ampio pubblico. Questo ha fatto sì che il "Giallo Mondadori" perdesse la sua predominanza, la sua posizione di monopolio prima, di privilegio poi, infine di punto di riferimento del genere. Perché è vero che il "Giallo Mondadori" pubblica buoni gialli, ma è anche vero che i best-seller escono in altre collane: al "Giallo" non arrivano mai Patricia Cornwell o Grisham...

Chi è attualmente il pubblico del "Giallo Mondadori"?

È un pubblico tradizionale, molto abitudinario nelle sue scelte di lettura: i giovani tendono ad andare in libreria ad acquistare, e noi non siamo riusciti ad avvicinarli. L'abbiamo visto con esperimenti di titoli più adatti per il pubblico giovane: non vendevano e venivano, quindi, rifiutati dal pubblico più tradizionale, per la maggior parte di età superiore ai 40 anni.

È per questo, per esempio, che siete tornati a una grafica più tradizionale? Nella riproposta della copertina gialla e del tondo che incornicia l'immagine ...

Ma no... la grafica, in realtà, si è evoluta. Anche se cerchiamo di mantenere un filo conduttore. Il giallo e il tondo sono il nostro marchio, non possiamo perderlo. Perderlo vuol dire confondersi con altri prodotti più recenti. Semplicemente, per un periodo era stato messo meno in evidenza.

Tornando al tuo lavoro di editor, c'è qualcuno tra coloro che ti hanno preceduto al quale ti ispiri in modo particolare?

Credo Stefano Magagnoli, che mi ha preceduto direttamente. È stato l'editor dei nostri tempi: ha gestito i libri da edicola in una situazione che era già di crisi e ha saputo sfruttare tutte le occasioni con un mezzo che diventava un po' più povero rispetto agli anni d'oro.

Infine, la tua formazione. Tu arrivi a essere editor Mondadori dopo un percorso molto vario: ce ne parli?

Ho una formazione da scuola professionale, ho fatto la scuola alberghiera, ho lavorato come cuoco, come facchino, come imbianchino, ho fatto tutta una serie di lavori di bassa forza. Poi ho frequentato l'Università, non l'ho terminata, ho fatto il correttore di bozze, il giornalista, e infine ho cominciato a scrivere libri. Ho curato un saggio per la Castelvecchi sui centri sociali - "Italia overground. Mappe e reti della cultura alternativa"- e ho cominciato a scrivere romanzi, noir, gialli. Questo è più o meno il mio percorso. Sono un autodidatta dell'editoria.

L'attività di scrittore ti aiuta nel coltivare altri talenti?

Sì. Mi permette di entrare un po' meglio nel mondo della scrittura. Conosco più facilmente gli scrittori italiani del genere ed essi, anche quelli stranieri, vedono in me più un collega che un acquirente. Quindi posso discutere più facilmente di contenuti e capisco meglio, quando mi propongono un testo, le difficoltà che hanno avuto nell'elaborarlo. Posso dare dei consigli - se li accettano, se li vogliono...

E se tu volessi dare dei consigli per incoraggiare o scoraggiare chi voglia, invece, diventare editor...

Non saprei dire come si faccia...

Non esiste una ricetta? O una formazione particolare...

Beh, essenziale è coltivare fortemente degli interessi... Se sei un appassionato di giallo, o di fantascienza o di letteratura italiana, o di poesia o di storia, e cominci a fare delle collaborazioni in quella direzione, acquisisci molte competenze, diventi un punto di riferimento, uno che può essere consultato, è più facile arrivare a dirigere una collana anche senza aver mai scritto un libro.

Questo è ciò che serve: una competenza forte e specifica, che è strettamente legata alla passione. Comunque, non si guadagna poi molto: non so se lo consiglierei davvero...


In viaggio tra i "mestieri del libro"

Vuoi entrare nel mondo dell'editoria, ma non sai da che parte iniziare?
Ci lavori già e ti chiedi com'è la giornata di un collega, o di un concorrente?
O semplicemente ami il libro e ti interessa entrare nella sua "officina"?

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Di Paola di Giampaolo




9 ottobre 2003