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Intervista a Giuseppe Culicchia
Dal metrò al set

Un protagonista dell'ultima generazione di scrittori italiani che, ad ogni prova, amplia la prospettiva d'analisi, raffina la scrittura e rende più penetrante lo studio delle psicologie dei personaggi.


Ambarabà presenta molti personaggi, a differenza dei tuoi romanzi precedenti. Da che cosa nasce questa evoluzione narrativa?
C ertamente per la prima volta mi sono sperimentato con un'opera corale: molti personaggi esemplari della contemporaneità metropolitana. Ho voluto misurarmi con un tipo di scrittura diverso rispetto a quello che avevo fatto in precedenza.

La riduzione cinematografica di Tutti giù per terra ti ha soddisfatto?

M olto. È un ottimo film. Io non ho voluto collaborare alla sceneggiatura perché non sarei stato in grado di capire che cosa fare, per me quel libro non avrebbe potuto essere diverso da come l'avevo scritto e quindi non potevo metterci le mani e trasformarlo. Così Davide Ferrario, il regista, ha deciso di fare il suo film. Naturalmente ha letto il libro e ne ha tenuto conto, ma ha inserito anche molte cose che nel testo non ci sono. Sono stato d'accordo fin da subito con questa scelta: così come io avevo scritto il libro come pareva a me, era giusto nello stesso modo che lui facesse il suo film.

La psicologia del protagonista corrisponde a quello del romanzo?

S ì abbastanza. L'unica differenza nasce dal fatto che Ferrario è di una generazione diversa dalla mia e tende a dare risposte (che nel libro non ci sono). Ad esempio il finale conciliante tra padre e figlio (nel libro manca) nasce dalla sua esigenza di "dare una conclusione", a me invece non interessava chiudere in modo coerente e positivo la storia.

Quali progetti hai in mente?

H o cominciato a scrivere un romanzo nuovo due mesi dopo aver finito Ambarabà. Penso che sia sempre la cosa migliore, se si ha un'idea, buttarcisi dentro subito, non appena si è concluso un altro lavoro. Così ci si libera di quello che si è già fatto e ci si apre a qualcosa di diverso.

E questo romanzo è un'altra cosa ancora, rispetto alle esperienze precedenti?

S ì, è una cosa veramente insolita per me, ma preferirei per ora non parlarne...




Di Grazia Casagrande




25 agosto 2000