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Diego Cugia

Dal creatore di Jack Folla un nuovo romanzo

Questo romanzo racconta la notte più dura di Luca Svevi, broker senza lavoro perché non riesce ad assicurare "più niente e nessuno, su niente e nessuna cosa al mondo". Svevi accetta l'invito di due ex colleghi venuti a fargli visita la sera del suo cinquantesimo compleanno: un cocktail a sorpresa che si rivelerà una resa dei conti con se stesso e con gli altri. Aragno e Caruso lo condurranno a Torre Astura, il castello sul mare di Nettuno dove si rifugiò e fu tradito Corradino di Svevia.
Quella che per Luca Svevi sembra annunziarsi come una trovata imbarazzante - festeggiare il compleanno tra vecchie fiamme e saccenti compagni di scuola - si trasforma nell'epilogo sbalorditivo di un uomo solo e diverso, con il quale il lettore finirà inevitabilmente col confrontarsi e identificarsi.
Per questo cinquantenne fedele ai suoi sogni di bambino la scoperta della "verità degli altri" troverà nell'ultimo colpo di scena una sentenza risolutiva, e una rosa di speranza sbocciata al di fuori e al di sopra dei "giorni disumani" che stiamo vivendo.
L'incosciente è la storia di una vita in una notte, scritta con tensione febbrile in un sorprendente flusso narrativo, in cui si alternano senza tregua dramma e ironia. Una notte difficile da dimenticare per coloro che "passano la vita cercando di ritrovarsi", e per chi, come Luca Svevi, la trascorre "cercando ostinatamente di disperdersi".



Da autore di trasmissioni radiofoniche e televisive a scrittore di romanzi: come ci può presentare la sua evoluzione di narratore?
Come un ritorno alle origini. Da bambino non sognavo di fare il pompiere o l'astronauta, ma lo scrittore. Ho solo fatto un giro più largo, prima il giornalista, poi l'autore di romanzi sceneggiati come Il Mercante di Fiori, poi un romanzo di denuncia, No", infine L'incosciente. I programmi radiofonici e televisivi sono come la borraccia per il ciclista, ti sostengono nella lunga corsa che hai intrapreso.

In questi giorni è presente su tutti i quotidiani il dibattito aperto dalle sue dichiarazioni circa la bocciatura di trasmissioni da lei ideate e già in cantiere: crede che l'opinione pubblica abbia ancora la possibilità di condizionare le scelte di un ente come la Rai?

Sì, la Rai è attenta alle opinioni del pubblico, ancora di più a quelle della stampa, e molto di più a quelle dei politici. Basterebbe invertire questi valori e avremmo una grande azienda sensibile ai desideri del pubblico, anche quelli nascosti. Credo che il dovere del servizio pubblico non sia quello di appiattirsi sui gusti e i profili più mediocri, ma riuscire a fare spettacolo insegnando qualcosa di nuovo.

Parliamo dell'ultimo romanzo in questi giorni in libreria. Luca Svevi che cosa ha in comune con i suoi personaggi precedenti?

Molto poco. Non è un "eroe", anche suo malgrado, come Jack Folla; non è alla ricerca di qualcuno o di qualcosa come i protagonisti di "Domino" o del "Mercante". Luca Svevi è un uomo che non ha più una trama. Ha smesso di sperare perché preferisce un dolore senza sorprese. Ma nonostante sia isolato e non chieda aiuto, lo stanano e lo costringono a mettersi in luce per una notte. Una notte in cui sarà sottoposto al "Tribunale degli Altri", quel processo infinito che le persone sole si portano dietro ovunque vadano. Il guaio, per Svevi, è la scoperta che quel tribunale esiste davvero.

Quale peso ha avuto Jack Folla nella sua carriera e nella sua esperienza di uomo?

Credo che croce e delizia di ogni scrittore siano i suoi personaggi più famosi. Il successo li trasforma, i giornali riportano qualche loro sentenza che, estrapolata dal contesto, cambia completamente significato e non li riconosci più. Nella mia esperienza personale, invece, Jack ha scassinato una cassaforte: quella del mio rapporto con gli altri. L'anno scorso, al termine del programma, quando diecimila persone sono venute a Roma da tutta Italia all'ex Mattatoio di Testaccio solo per guardarsi negli occhi con quelli che avevano condiviso le emozioni e le opinioni del programma, ho capito di non essere stato solo mai.

Ha avuto in passato consapevolezza del ruolo della sua trasmissione nell'opinione pubblica?

Le trasmissioni non cambiano il modo di pensare della gente, ma possono risvegliare passioni e rabbie soffocate. Jack Folla non è mai stato un "guru" come, con un po' di superficialità, qualcuno l'ha etichettato. Avevo semplicemente notato che i giovani di oggi sembrano non avere padri o fratelli maggiori, e ho inserito Jack come interlocutore sostitutivo perché il ruolo era vacante. Una sorta di "sparring partner", e ha funzionato. La radio è uno splendido ring.

Di Grazia Casagrande




24 aprile 2003