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Michael Crichton

Un autore di best seller che vuole avere un ruolo attivo nel dibattito scientifico sulla situazione dell’ambiente: nel suo ultimo romanzo, Stato di paura, Michael Crichton presenta infatti tesi sicuramente provocatorie. Ecco come ci racconta la sua fiducia nel futuro del pianeta.

Che tipo di feedback ha avuto negli Stati Uniti con quest’ultimo romanzo? I personaggi sono tratti dalla realtà o sono invenzioni narrative?

Ci sono state reazioni molto diverse: alcuni hanno messo in discussione gli aspetti tecnici della questione, altri si sono semplicemente goduti la storia. Ad alcune persone ho sentito dire “questo personaggio mi ha ricordato la tal persona”, ad altre “a una cena ho sentito una signora che parlava della catastrofe incombente dicendo che finiremo tutti arrostiti come polli e ho potuto ribattere facendo uso di quello che avevo letto nel libro”… Dipende dalle persone.
Circa la seconda parte della domanda, sottolineo che i miei personaggi non sono basati su figure reali e conosciute: alcuni possono essere ispirati a persone esistenti, ma di certo non conosciute.

I governi hanno davvero bisogno di gestire la paura come principale arma di potere e, quando non esiste qualcosa che possa realmente spaventare i cittadini, la inventano?

Penso che Machiavelli avrebbe risposto di sì a questa domanda, perché tutto si può ricondurre al potere, credo sia sua l’affermazione che è meglio essere temuti che amati. La mia impressione è che, con la fine della guerra fredda, la struttura politica del mondo occidentale sia cambiata drasticamente e che sia stata proprio l’assenza di una minaccia a provocare questo cambiamento. La paura, precedentemente, era servita da collante per tutto il mondo occidentale: da quando è svanita c’è stata una vera corsa a cercare una nuova minaccia che la sostituisse.

Le ricerche che conduce, accingendosi a scrivere un romanzo, la portano a sviluppare una trama che ha già in mente oppure sono queste stesse ricerche a costruire la trama stessa dell’opera?

Succedono entrambe le cose: abitualmente comincio a scrivere una storia sulla base di un’idea e poi compio ricerche per raccogliere le informazioni che mi servono, In questo caso però è stato un po’ il contrario perché avevo del materiale e ho cercato di costruirvi intorno una storia. Cosa particolarmente difficile perché sapevo che la mia tesi sarebbe stata rifiutata da molti. Avevo avuto anch’io la stessa reazione: mi ero casualmente imbattuto in certe informazioni, ho cominciato ad interessarmi all’argomento e, attraversata una fase di shock iniziale, mi sono impegnato a cercare di appurare quale fosse la realtà. Le mie convinzioni attuali sono così il frutto di un processo molto lungo. Sapevo che era complesso presentare ai lettori le mie tesi in modo appropriato per non indurli a respingerle immediatamente, facendo invece leggere il romanzo per quello che era.

Nei romanzi precedenti le tesi espresse erano funzionali alla storia, questa volta invece sembra sia accaduto l’inverso. Forse la questione l’interessava troppo? o forse la storia stessa è stata costruita per essere semplicemente funzionale a quelle tesi?

Penso che quello che sta dicendo sia vero: a livello più profondo questo libro è stato strutturato per presentare determinate informazioni e sono sicuro che sia un’esperienza diversa anche per i lettori leggere questo rispetto agli altri miei romanzi precedenti. Mi sarebbe piaciuto riuscire a realizzare anche questa storia allo stesso modo dei romanzi precedenti, ma evidentemente non sono stato abbastanza bravo per farlo!

Stato di paura è un libro di speranza?

Penso di sì perché ci suggerisce che possiamo affrontare i nostri problemi in maniera diversa. È stato detto che l’essere umano è l’unico animale che dopo aver tentato qualcosa e sperimentato il fallimento, ripete all’infinito l’errore, cosa che nemmeno un cane farebbe!

Nel suo libro il mondo ambientalista viene presentato come molto influente, si parla di lobby e degli ambienti di Hollywood. Non le sembra che negli Stati Uniti siano molto più potenti e organizzate le lobby economiche dell’industria del tabacco, dell’energia, delle armi?

Quello che dice è sicuramente vero, nel senso che ci sono molte lobby negli USA, e ci sono molte e intense attività di lobbying da parte di diverse organizzazioni, è vero anche però che nei consigli di amministrazione di moltissimi gruppi ambientalisti siedono figure importanti di aziende petrolifere e di altre organizzazioni che forse molti non si aspetterebbero di vedere coinvolte nel movimento ambientalista. Anche che le organizzazioni ambientaliste svolgono attività di lobbying, così come moltissime altre organizzazioni, C’è però la percezione diffusa che le lobby ambientaliste per qualche motivo siano diverse o almeno si comportino in modo diverso dalle altre, ma secondo me non è vero.

L’eugenetica in passato trovava consenso presso le Cancellerie di Stato di molti Paesi e, negli Stati Uniti, negli ambienti politici vicini alla Casa Bianca: la cosa oggi mi sembra sia molto cambiata.

L’eugenetica è stata abbracciata proprio dai governi, sia in Gran Bretagna che negli USA, dal Presidente stesso e da figure importanti, così come da altri governi europei, oltre ad essere notevolmente finanziata da imprese private e questo è continuato per tutti gli anni Trenta e anche dopo la morte di Hitler. L’associazione e il collegamento che faccio è di carattere molto diverso: l’eugenetica è stata appoggiata da figure di spicco, personalità come Roosvelt o come lo scrittore H.G. Wells, ma nonostante il sostegno di persone intelligenti e giuste, in realtà questa non era una scienza, era una pseudoscienza, non aveva delle basi fondate e si è rivelata distruttiva e molto pericolosa, sicuramente come le persone che la sostenevano neppure potevano immaginare.
Oggi moltissime persone ritengono che, dato che il “surriscaldamento globale” è tanto pubblicizzato, sia la verità, così come l’eugenetica in passato era stata appoggiata da tante persone e per questo era stata ritenuta una scienza vera: quello che io argomento è che il principio della popolarità non è quello della verità.

È diventato suo malgrado un attivista, dopo la pubblicazione di questo libro? Si parla sempre dei nemici che si è fatto, ma ci sono anche dei nuovi amici “non graditi”? In politica si parla di guerra preventiva, in campo ambientale non avrebbe ancor più senso fare una guerra preventiva, avendo il ragionevole dubbio che certi scenari possano avverarsi?

Non mi vedo affatto come un attivista e non intendo diventarlo. Non mi sono fatto dei nuovi nemici: ogni libro può suscitare critiche e questo lo si mette già in conto… Per quanto riguarda i nuovi amici, era prevedibile che, visto l’argomento, tutte le organizzazioni conservatrici avrebbero cercato di coinvolgermi, ma è una cosa a cui non tengo particolarmente.
Per quanto riguarda la “guerra preventiva” in campo ambientale, la risposta che darei è quella che viene data anche per quanto riguarda l’Iraq: se si lancia la guerra preventiva sbagliata si finisce con l’ammazzare un sacco di gente che non si aveva intenzione di uccidere.

Il livello degli oceani secondo lei sta crescendo?

In modo insignificante. Se tutti i ghiacciai si sciogliessero il livello degli oceani crescerebbe di solo mezzo metro: come potete immaginare è quindi un aumento del tutto insignificante.

Uno dei messaggi finali del libro recita: “Sono certo che nel mondo vi sia troppa certezza”. Secondo lei la letteratura, e la lettura in genere, serve a scardinare queste eccessive certezze? e, parafrasando una sua frase, se “nel mondo ci vorrebbero più scienziati e meno avvocati”, forse ci vorrebbero anche più scrittori e meno giornalisti

Non so che cosa renda certe persone così sicure di avere ragione e che tutti gli altri abbiano torto, è una questione in cui mi sono imbattuto già in passato, in particolare quando ho scritto un libro in particolare, Timeline: in quel libro mettevo in dubbio la presunzione che i nostri antenati e tutti quelli che ci hanno preceduto fossero degli stupidi e che soltanto oggi avessimo veramente la capacità di guardare avanti e di crescere con sicurezza, perché solo noi e solo oggi abbiamo abbastanza saggezza e intelligenza Oggi ho più di mezzo secolo, ho visto andare e venire diverse generazioni e non mi spiego che cosa impedisca alle persone di rendersi conto che chi è venuto prima di noi era almeno altrettanto intelligente, aveva altrettante buone intenzioni e possa aver fatto altrettanti errori dei nostri. Fra 35 anni, ci scommetto, qualcuno guarderà indietro e dirà: “È stato uno dei primi a dire la verità”!

Dan Brown ha aperto un grande dibattito in campo religioso, lei in campo scientifico: quale ruolo secondo lei ha oggi allo scrittore dal punto di vista sociale e culturale?

Non so come rispondere a questa domanda però una cosa è certa, viviamo in una società, quella occidentale, improntata sui media, in cui tutto ciò che viene scritto è redatto da un gruppo di persone, anche se è una sola la persona che appare pubblicamente, uno scrittore è ancora uno dei pochi che è una sola voce, forse l’unico caso, a esprimersi, a parlare.

Quali autori legge? qual è il libro che ha scritto che ama di più?

Può sembrare strano ma non leggo quasi per niente romanzi. Qualche volta ci provo ma in genere non ci riesco, mi sembra tutto “artificiale”, mi attrae invece cercare di capire qualcosa quindi leggo i saggi. Spesso, lavorando intorno a un argomento, questo mi porta a qualcos’altro e a leggere altro: uno degli argomenti che ho letto preparando Stato di paura, collegato ai temi del libro, è l’attrazione che molta gente prova verso gli stati totalitari. Sembra ci sia un sacco di gente a cui piace sentirsi dire come deve vivere, e se ci sono persone che vorrebbero dirlo ad altri, a molti invece piace sentirselo dire. Io non mi riconosco in nessuna delle due categorie e mi ritrovo a leggere del fascino che ha la gente per gli stati totalitari. Il libro che preferisco tra i mei è Viaggi.

Alcuni dei suoi romanzi più famosi come Preda e Jurassic Park parlavano dei rischi che potevano venire dalle nuove tecnologie. In quest’ultimo la scienza appare invece amica. C’è stata un’evoluzione nel suo pensiero oppure dipende dal contesto della storia? Inoltre da alcune frasi scritte nel romanzo sembra che abbia sentito un po’ di fastidio dell’uomo comune nei confronti del linguaggio molto tecnico e a volte un po’ oscuro della scienza.

Il tema che io individuo alla base di Jurassic Park, di Preda e di Stato di paura è quello delle mostruosità che persone troppo sicure di se stesse, di quello che credono e pensano possono creare. Sono persone convinte di possedere la verità assoluta mentre tutti gli altri sbagliano e quindi le conseguenze di questo atteggiamento sono disastrose. Per quello che riguarda il linguaggio della scienza credo che non sia una novità che la scrittura accademica molto spesso miri a nascondere più che a svelare e che in molti casi venga utilizzato un linguaggio per suggerire o far presumere che un autore sia più intelligente di quello che veramente lo sia.

Ha qualche idea per il prossimo romanzo? E visto che non considera il surriscaldamento della terra come pericoloso che cosa pensa sia oggi un vero pericolo?

Ho già un argomento per il mio prossimo romanzo. Stato di paura ha richiesto una ricerca molto lunga ed è stato un po’ come fare un dottorato. Spero che il prossimo romanzo richieda meno tempo e anche che non sia un argomento così controverso, temo invece che lo sarà perché ho incominciato a occuparmi di psicologia e, per molti versi, è un tema molto simile a quello del surriscaldamento globale. L’argomento scientifico che trovo più interessante al momento riguarda il comportamento degli esseri umani, come cambierà in un mondo in cui abbiamo sempre meno privacy, siamo osservati in qualsiasi situazione, monitorati nei nostri spostamenti, vengono lette le nostre e-mail.. La domanda quindi che mi pongo è come cambierà l’esperienza del vivere in una società del genere.

Lei è un frequentatore di librerie?

Vado in libreria (preferisco le grandi), ma lo faccio sempre più spesso non per acquistare libri ma per altri motivi: per vedere come sono presentati i libri e quali libri sono in commercio. I libri che cerco sono molto difficili da trovare nelle librerie, perché spesso sono usciti di catalogo, così li cerco via internet. Ma è anche vero che frequentare le librerie può riservare sorprese perché si possono trovare libri che non ci si aspetta.

È politicamente schierato e cosa pensa della politica ambientale di Bush?

Non sono schierato politicamente e sono iscritto alle liste elettorali come no partisan. C’è infatti questa possibilità quando si va a votare in modo che sia chiaro che non si appartiene già né a un partito né all’altro. E questo vale per il 30% della popolazione americana e credo sia molto importante che i politici sappiano qual è la misura dell’insoddisfazione della popolazione verso la politica. La politica di Bush per l’ambiente credo che sia identica a quella di Clinton e questo vale per molte altre aree della politica di questa amministrazione: se guardiamo i comportamenti sono identici.

Alle accuse di aver sentito una sola campana cosa risponde?

Ci tengo a precisare che non ho incontrato nessun climatologo con cui discutere del libro. Ho incontrato un solo esperto, a favore della tesi a me avversa, ma per il resto ho deliberatamente deciso di non consultare nessun climatologo e di essere indipendente nelle mie ricerche. La questione importante erano i dati e credo di saper leggere un termometro come qualunque altra persona. E poi si tratta di un romanzo e nessuno mi può chiedere di essere equilibrato per presentare un aspetto piuttosto che un altro e l’argomentazione che porto avanti nel romanzo è il disaccordo rispetto a quello ciò che è comunemente accettato come dato di fatto e non come semplice ipotesi. Tra l’altro ci sono moltissime note al testo con i dati che a supporto della mia opinione

Di Grazia Casagrande




20 maggio 2005