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Intervista a Michael Connelly
Non un poliziotto, ma pur sempre un vero detective!

L'aria impassibile, lo sguardo azzurro tagliente, sicuramente Connelly intimorirebbe, anche solo col suo aspetto severo e imperturbabile, tutti i criminali che con tanta acutezza descrive nei suoi romanzi. Lo incontriamo e cerchiamo di sapere qualcosa di più di questo scrittore di gialli particolari e intriganti.


Un episodio della sua adolescenza, come lei ha dichiarato più volte, gli ha suscitato un grande interesse per il mondo crimine. Come mai ha deciso di scrivere invece che fare il poliziotto?
S ono diventato un appassionato di gialli come lettore, prima che come scrittore, ma non ho mai pensato di fare il poliziotto. So che potrei essere un buon detective, ma non me la sono mai sentita di lavorare all'interno di una istituzione, di essere parte di una macchina istituzionale rigorosamente strutturata come può essere la polizia.
È tornato ne Il ragno, il detective dei suoi primi gialli. Quali sono i vantaggi di avere un protagonista fisso, piuttosto che personaggi che cambiano di volta in volta?
I l vantaggio è che si può approfondire il carattere del personaggio. Di romanzo in romanzo, si ha l'opportunità di esplorare anche tutto l'ambiente che ruota intorno al protagonista e che ne determina i comportamenti. Il quadro risulta così sempre più complesso e completo e i lettori, grazie a questa maggiore conoscenza della psicologia dell'eroe, gli si affezionano. Lo svantaggio è che è più difficile trovare sempre qualcosa di nuovo da dire. Bosch è al suo sesto romanzo [di questi solo il primo è stato pubblicato in Italia, La memoria del topo , ndr] e quindi per me è davvero complicato trovare nuove cose per lui, per non renderlo schematico e ripetitivo.
Che pensa di avere in comune con Bosch e in che cosa invece lo sente diverso da sé?
I o ho cercato di renderlo completamente diverso da me, perché mi stimolava creare un personaggio con cui non avessi nulla in comune. Ad esempio Bosch ha difficoltà nei rapporti interpersonali e ha una vita sentimentale travagliata, mentre io solo molto sereno e ho una bella famiglia.
Poco a poco, di romanzo in romanzo, ci siamo però avvicinati, perché abbiamo la stessa sensibilità, cioè vogliamo andare fino in fondo alle cose e sfuggiamo a una vita troppo controllata e irregimentata. Tutti e due amiamo inoltre Los Angeles, la nostra città. Per me è più facile, perché sono privilegiato e vivo in un bel quartiere, lui invece è a contatto con la parte più oscura della città, e cerca di difenderla dall'assalto del male.
L'aver scelto il nome di un famoso pittore fiammingo non è evidentemente casuale. Le visioni apocalittiche del pittore Bosch, corrispondono alla visione che ha lei della realtà quotidiana di Los Angeles?
I n un certo senso è così. Quando ho detto a mia moglie che ci saremmo trasferiti a Los Angeles lei mi ha detto che era come comprare due posti in prima fila per l'Apocalisse. Comunque quello che intendevo simboleggiare con i nomi è che entrambi, il pittore e il detective, sono immersi nelle conseguenze del male e il mio Harry cerca di sottrargli quante più vittime possibile.
Come sfondo del suo ultimo romanzo ha posto i conflitti interrazziali sempre in agguato nella nostra società. Quali sbocchi prevede avrà questa difficile situazione?
Q uesti conflitti rivelano il profondo disagio della nostra comunità e io ho sentito il dovere di scriverne proprio in questo romanzo che si apre sul Duemila. La famosa rivolta del 1992 ha messo in luce un problema da sempre presente ma sottaciuto. Cioè che c'è un'eccessiva separazione tra chi ha tanto e chi non ha niente. Questa incolmabile distanza è una ferita aperta che si può colmare solo se si dà almeno una speranza agli emarginati.
Perché i suoi romanzi, che sono pieni di azione e di cui si sa sono già stati venduti i diritti cinematografici, non sono stati ancora realizzati come film?
A mmetto di essere deluso da questa lentezza, i diritti di molti romanzi sono stati venduti da tempo, ma per ora nessun film è stato realizzato. All'inizio dell'anno prossimo dovrebbero girare Debito di sangue i cui diritti sono stati accaparrati da Clint Eastwood. Devo dire però che, pur essendo vero che i miei libri sono pieni di azione, non sono così convinto che possano essere riprodotti facilmente in film, perché io faccio un approfondito studio dei caratteri che in un film non potrà mai essere reso con altrettanta efficacia.


Intervista a cura di Grazia Casagrande
Si ringrazia per la collaborazione Daniela Pizzagalli




12 novembre 1999