Furio Colombo
Si può fare qualcosa di utile nell'Italia di oggi?

Torino, Salone del Libro, Sala dei 500. Incontriamo Furio Colombo pochi minuti prima che intervenga come relatore al convegno "I semi e i frutti. Israele, Germania e Stati Uniti: letture di Primo Levi". Con la cortesia e la disponibilità che lo caratterizzano risponde alle nostre domande.

Perché, al di là della ricorrenza commemorativa di Primo Levi, quest'anno è ricco di incontri e manifestazioni che trattano il tema dell'ebraismo?
Forse alcune cose sono in sé una coincidenza: è un caso che Francesco Rosi con "La tregua" sia stato pronto proprio quest'anno. Non era stato calcolato, doveva essere pronto molto prima, ma ha avuto delle difficoltà immense a realizzare questo film: quasi dieci anni per tentare di avere insieme capitali, coproduzioni, attori disponibili e così via... Questa è stata una coincidenza fortunata. Anche le coincidenze fortunate sono però un sintomo nella storia. Il fatto che un lavoro faticoso e lentissimo si sia accelerato negli ultimi anni e poi negli ultimi mesi e abbia reso possibile l'arrivare adesso, non è stato calcolato ma in qualche modo è evoluto dalle cose.
Quali cose sono cambiate? Quale sintomo positivo avverte?
Di che cosa si sta parlando? Della maturazione, o meglio, della possibile maturazione della coscienza e della memoria degli italiani. Più distratta e più dissipata, o più preoccupata in altri tempi, più disponibile a concentrarsi, a capire, a ricordare, a mettere a fuoco adesso. In questo senso forse questa è la nascita di una stagione di riflessione più seria e più matura di quella che c'è stata nel passato.
Oggi Torino sembra essere di nuovo, così come un tempo, il centro culturale più importante in Italia. È una sensazione corretta?
Come persona eletta a Torino lo credo appassionatamente e vivamente, l'ho sostenuto nella campagna elettorale ed è una cosa che penso davvero. Avviene oggi un po' come negli anni di quel libro di Aldo Cazzullo "I ragazzi di via Po". Così come noi allora vivevamo, con molto fervore, un'epoca di cui però non sapevamo nulla e soltanto dopo si è visto quante cose stessero nascendo in quel periodo, così, credo, che la stessa cosa si possa dire di Torino adesso. Molte cose stanno nascendo in un brulicare di tensioni, di interessi, di vivacità di contributi e soltanto più tardi si capirà quanto valgono, che cosa sono e che frutti producono.
"Il Candidato", il suo ultimo libro, ci parla della sua esperienza in campagna elettorale. Oggi, a un anno di distanza dalla sua elezione, può fare un primo bilancio?
Mi ha confermato nella persuasione che bisognava fare questa esperienza, che si deve farla, che, quelli di noi che possono, devono dare alla vita pubblica un contributo. Penso anche che questo contributo sia transitorio: si entra e si esce dalla vita politica, la politica non è una carriera, è un impegno. Praticamente per tutti i cittadini è un impegno sempre, ma per ognuno dovrebbe essere un impegno a tempo pieno per qualche anno della propria vita.
E perché questo?
Perché non è vero che le cose sono sempre le stesse, non è vero che non possono cambiare, non è vero che non si possa far qualcosa, dare un contributo. Al contrario mi sto convincendo che nonostante le mille difficoltà, tante delle quali racconto anche nel mio libro "Il Candidato", si possono fare delle cose, lasciare un'impronta, lasciare un segno. Non il segno di qualcuno che è migliore degli altri, ma il segno del buon lavoro che chiunque può fare se decide di fare per un periodo della sua vita questo lavoro.
Lei concorda con Eco sulla necessità dell'impegno dell'intellettuale nella vita pubblica?
Quello che dice Eco è questo: ogni cosa si fa in un quadro di riferimento specifico. Se sto facendo un lavoro di ricerca scientifica, il miglior contributo che posso portare alla comunità è di portare quel lavoro di ricerca al suo meglio. Certo, se in quel momento si incendia la biblioteca nella quale sto lavorando, griderò "al fuoco, al fuoco" e cercherò di farlo per primo. Ma se è possibile finire la mia ricerca, è bene che faccia quello. In altri momenti, in altri contesti viene per prima cosa l'impegno politico. Questo è ciò che sta capitando a me, nella mia vita, adesso. Questo è l'impegno fondamentale, questa è la cosa che viene prima. Speriamo di farla bene.



30 maggio 1997