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Paulo Coelho

Se il profeta della new age si mette a scrivere di sesso, non può essere che "sesso sacro": infatti Paulo Coehlo nel suo romanzo appena uscito da Bompiani, "Undici minuti", inserisce come exergo la pagina del vangelo di Luca sulla peccatrice Maria Maddalena e un inno a Iside che dice fra l'altro: "Io sono la prostituta e la santa...rispettatemi sempre, perché sono la scandalosa e la magnifica". "È un'immagine dell'eterno femminino universalmente valido, da qualche millennio a questa parte" ci dice Paulo Coelho, in Italia per la presentazione del libro.


Il messaggio del libro vuol essere un invito a trovare la felicità nel sesso, dato che non si può essere molto ottimisti sul mondo che ci circonda?
Nei miei libri non c'è nessun messaggio particolare: scrivo per esprimere quello che sento. Magari ci potrà essere un messaggio in una singola frase, ma non tutto il romanzo è riconducibile a quello, è qualcosa di più complesso, come complessa è la vita umana. In questo libro, attraverso la storia vera di una prostituta che era venuta alla presentazione di un mio libro a Ginevra e mi ha raccontato la sua esperienza, ho sentito l'esigenza di parlare della mia visione della sessualità, che deve essere vissuta con amore e verità. Attorno al sesso ci sono troppe menzogne, soprattutto da parte delle donne, che per dare piacere ai loro uomini sacrificano le loro esigenze. Io affermo invece che l'intimità è fatta anche di parole, e ciascuno deve dire al partner quello che gli piace, solo così il sesso diventa amore, e quindi è sacro.

Il titolo del libro si riferisce alla durata media di un rapporto sessuale: come mai ha scelto il numero 11, che dopo il fatidico 11 settembre risulta un po' infausto all'immaginario collettivo?

Non ci ho assolutamente pensato; siccome dai sondaggi risulta che la durata media è tra i dieci e i venti minuti, intuitivamente ho scelto il numero 11. Volevo mettere in evidenza che tutto il mondo gira attorno al quel breve momento.

La protagonista del romanzo, Maria, è una prostituta brasiliana che esercita in Svizzera e si innamora di un pittore, Ralf, grazie al quale ovviamente capirà la differenza tra sesso e amore, avviandosi con lui all'immancabile happy end. Non pensa di aver sconcertato i suoi lettori, con questo libro che mostra solo gli aspetti fantasiosi e felici del sesso, dipingendo la prostituta come una donna emancipata e vincente?

Scrivo prima di tutto per me stesso, senza preoccuparmi troppo né dei critici né dei lettori. Sapevo che avrei potuto suscitare dei problemi, ma quella che ho raccontato è una storia vera, e il pubblico ha apprezzato la mia sincerità, decretando subito al libro un'accoglienza molto positiva. Del resto qualche giorno fa in Francia, in una trasmissione televisiva sul mio libro, ho ricevuto i ringraziamenti di una prostituta che partecipava al dibattito, perché sono l'unico a non presentare le prostitute come delle vittime. Comunque la professione di Maria è abbastanza ininfluente, è il filo conduttore del libro, che mi ha consentito di approfondire il mio punto di vista, cioè che attraverso il sesso scopriamo noi stessi e il nostro corpo, e questo ci fa avanzare in un cammino di consapevolezza personale. La scoperta del sesso è la scoperta della nostra identità.

L'io narrante del romanzo è Maria, ma il suo uomo è un artista, dietro al quale ci sembra di poter vedere l'autore: come mai ha narrato questa storia al femminile?

Sono uomo, ma anche donna, come tutti noi, e ritengo che ognuno dovrebbe lasciare spazio alla sua metà nascosta: io almeno faccio così, e ritengo che questo faciliti molto la comunicazione fra i due sessi.

Di Daniela Pizzagalli




13 giugno 2003