foto Effigie

Paulo Coelho
Le radici e le ali

Nell'aspetto è un "giovane" cinquantenne, le sue parole però assumono spesso un tono profetico e autorevole. Questo scrittore tradotto in moltissime lingue, letto da milioni di persone rappresenta con intelligenza le tensioni e i bisogni di sicurezza dell'uomo del Duemila.


Il tema del suo ultimo libro è biblico. Come mai ha scelto una così autorevole fonte di ispirazione?
N on è un commento che faccio alla Bibbia: l'ispirazione di questo romanzo è partita dalla storia della Fenicia più che dalla storia del personaggio in se stesso. Una città che da anni viveva nella pace, che credeva di avere tutto sotto controllo, e all'improvviso si trova invece di fronte all'ineluttabile. Quando ho iniziato a fare ricerche sulla Fenicia mi sono reso conto che mentre al Paese succedeva questo, la stessa cosa stava capitando ad un uomo. Allora dato che la storia di un uomo è anche la storia del mondo, ho deciso di raccontare la vita di Elia. Però le vicende di quest'uomo entrano a far parte del mio libro dal momento stesso in cui esce dalla Bibbia ed escono dal mio libro quando Elia rientra nella Bibbia.
Un tema centrale del libro è quello della scrittura: la considera forse un'arma di cui l'uomo può disporre?
È un tema importante anche ai giorni nostri, perché l'informazione dà molto potere all'uomo. Questo si verifica anche per la parte spirituale della società (ad esempio nel caso delle cosiddette società segrete che non hanno peraltro niente di segreto ma fingono per propaganda di averne tanto), e arriva fino ai governi in cui i servizi informativi, i famosi servizi segreti, sono sempre più potenti. Nella misura in cui invece si condivide l'informazione, l'uomo diventa più democratico e tutta la cultura e tutte le scelte diventano veramente libere.
In questo suo ultimo libro la scrittura è anche la grande eredità che viene trasmessa di generazione in generazione. Questo concetto vale ancora oggi? Chi scrive si deve sentire detentore di una funzione storica importantissima?
S icuramente sì. Ad esempio la parola zucchero rappresenta tutta una storia. La parola è la realizzazione di un pensiero e nella parola zucchero c'è tutta la storia di chi è andato a piantare la canna, di chi l'ha tagliata, di chi l'ha raffinata, fino ad arrivare a chi sta utilizzando lo zucchero. La parola ha questo potere magico: è una sintesi. Anche se la parola amore riassume milioni di parole, ha comunque in sé questa forza storica e di sintesi. Per lo scrittore le parole hanno questo potere. Può essere un potere positivo o negativo, a seconda di come viene usato.
A proposito di amore, il protagonista del suo romanzo mostra di avere paura di questo sentimento e questo è un atteggiamento insolito ai nostri giorni...
I o penso che sia invece la situazione più vicina a quella reale, anche se non confessata, perché noi tutti sappiamo che il vero amore è destabilizzante, trasforma tutto nella nostra vita. Nei romanzi d'amore cerchiamo sempre le storie a lieto fine, ma sappiamo che non è sempre così. L'amore è la sfida di tutti i giorni, ci può costruire, ma ci può anche distruggere, proprio come la parola. Penso che tutti noi si abbia paura di amare, perché tutti noi abbiamo già sofferto molto quando abbiamo amato senza paura. Elia si trova di fronte a questo dilemma, perché pensa che l'amore potrà allontanarlo dalla sua strada.
Un altro sentimento è presente in Elia: la paura (dell'amore, della morte, della guerra). Non mi sembra che lei ne dia un'accezione negativa...
I l sentimento negativo non è la paura, ma il lasciarsene paralizzare. È umano, anch'io ho paura, ma vado avanti lo stesso...
Ci sono tre personaggi nel romanzo, il comandante, il sacerdote e il governatore, che sembrano simboli di modi di essere. Lei ha scelto di farne dei simboli? Può dirci anche di che cosa esattamente? Mi sembrano tutti personaggi negativi, a esclusione del governatore.
A nche il governatore è un personaggio negativo. Non prende decisioni, si lascia controllare dai fatti. Se dovessi scegliere uno dei tre, forse sceglierei il sacerdote, anche se è un reazionario, o il comandante che è una persona che pensa sempre alla guerra, ma non il governatore, perché per me l'indecisione è il peggiore dei difetti. Il grande simbolo positivo del libro è il bambino che impara attraverso la tragedia e che ricostruisce se stesso.
Elia si sente spesso solo, ma proprio nella solitudine riesce a scegliere. Secondo lei l'uomo può agire proprio perché solo?
È proprio nel momento in cui è solo che manifesta il suo unico potere, che è quello di decidere. Dal momento in cui prende una decisione tutto cospirerà a suo favore. Ma il momento della decisione è sempre solitario. Non importa se abbiamo attorno duecento consiglieri, alla fine la decisione la prendiamo sempre da soli. È molto importante accettare questo momento di solitudine, è anche molto difficile, perché bisogna sempre dar la colpa a qualcuno per le decisioni sbagliate che prendiamo...
Alla fine del libro i bambini e i vecchi sono coloro che ricostruiscono la città. Oggi noi parliamo spesso dei bambini, ma sembra che invece si trascurino i vecchi, li consideriamo spesso inutili...
I n Brasile c'è una fondazione creata da me e che si chiama "Fondazione Paulo Coelho", cui sono devoluti i diritti d'autore delle mie opere. Questa fondazione si occupa di bambini e di anziani cercando di affrontare in maniera diversa un problema cui oggi si guarda in maniera patetica: molti si occupano di bambini e quasi nessuno di vecchi. Nessuno pensa all'esperienza, al bagaglio di esperienze che gli anziani portano. Se riuscissimo ad analizzare, con una ricerca statistica, quanti geni dell'umanità sono riusciti a produrre le loro opere migliori dopo i cinquanta - sessant'anni, cambieremmo completamente idea riguardo agli anziani. È imprescindibile che si dia loro il rispetto, la venerazione, la possibilità di far parte attiva della società e di svolgere un compito attivo. È una cosa che mi ha sempre coinvolto molto e che continuerà a preoccuparmi molto anche in futuro.
Un altro tema interessante del romanzo è quello dello "straniero". Elia è guardato a lungo con sospetto, perché straniero. Questo è un tema molto moderno: secondo lei oggi, in una società multietnica come quella attuale, questo libro potrà dare degli insegnamenti?
Q uesto libro è scritto da un brasiliano, e il Brasile è un crogiuolo di tante razze africane, asiatiche, europee, di tutto. Vedo questa situazione molto positivamente, la diaspora è avvenuta e le culture possono mischiarsi ed entrare in contatto l'una con l'altra. È un processo irreversibile, che nessuno potrà fermare. Da una parte considero negativa la globalizzazione dell'economia, ma dall'altra apprezzo questo movimento, diciamo zingaresco, delle persone, perché le persone continueranno a mantenere le proprie radici, ma avranno la benedizione di poter condividere le culture altrui. Potranno vivere il paradosso di avere ali e radici contemporaneamente.
"Tutte le battaglie nella vita servono a insegnarci qualcosa", lei ha scritto questa frase in italiano nel suo libro. Crede veramente a questa affermazione?
N on dobbiamo andare a cercare apposta i momenti difficili. L'idea di sacrificio è un'idea vecchia di ricerca. Se noi siamo dentro la nostra strada, il nostro destino, anche le battaglie perse sicuramente ci insegneranno qualcosa. Se invece siamo fuori dalla nostra strada, dal nostro destino, saranno battaglie perse che non ci insegneranno assolutamente niente, anzi ci amareggeranno di più. Il problema non è perdere una battaglia, ma sapere esattamente a che punto ci si trova nella lotta.
Esiste però anche il caso che determina gli eventi...
S ì. Ad esempio a certo punto la Siria vuole la costa del Mediterraneo e invade i paesi che si trovano sulla sua strada, la Fenicia è lì e il fato decide che venga coinvolta. L'inevitabile è passeggero e invece le lezioni dell'inevitabile sono definitive.
Come vive il successo che sta avendo, quali crede ne siano i motivi?
C ome lo vivo? Astrattamente. Perché lavoro come un matto. Quando parlavamo della diaspora e della comunione delle varie culture si doveva anche dire che le domande che gli uomini si pongono sono più o meno sempre le stesse, indipendentemente dalle proprie radici. Lei parlava prima della solitudine, ecco lo scrittore è un elemento che catalizza: ad esempio uno sa che deve prendere una decisione e la deve prendere da solo, però sa anche che ci sono altre persone che in quello stesso momento hanno lo stesso cruccio e lo scrittore è come al centro di tutti, interpreta i bisogni di tutti gli uomini.



10 aprile 1998