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Jonathan Coe
Uno scrittore sonnambulo: Jonathan Coe

Un'enorme dimora in pietra in cima a una scogliera, sulla costa inglese: negli anni Ottanta era un alloggio per studenti universitari, nell'estate del 1996 è diventata una clinica per la cura dei disturbi del sonno. E' questo lo scenario dell'ultimo romanzo di Jonathan Coe, intitolato appunto La casa del sonno e appena uscito da Feltrinelli. Chi ha amato La famiglia Winshaw, saga grottesca e scoppiettante sull'Inghilterra thatcheriana, ritroverà in questo nuovo libro l'arguta, feroce abilità satirica di Jonathan Coe. Ma nelle storie dei protagonisti - ragazzi prima e poi adulti, in quell'autentico "castello dei destini incrociati" che è la Casa del sonno - c'è molto altro: vocazioni maniacali, personalità contorte, illusioni e delusioni, e anche una struggente storia d'amore impossibile, quella fra Sarah e Robert...


Jonathan Coe, come descriverebbe La casa del sonno?
I l tema profondo del libro è l'identità. I personaggi sono colti in quella fase di incertezza e di transizione che è propria della giovinezza, quando si esplora e si ricerca la propria identità intellettuale, emotiva e sessuale.
Quando era una studentessa, la protagonista femminile del romanzo, Sarah, aveva una relazione con un'altra ragazza.
Q uesto personaggio, che è il mio preferito, nasce da una mia esperienza personale. Quando ero all'università avevo una relazione con una ragazza che, proprio come Sarah, era attratta anche dalle donne, e ricercava appunto la propria identità sessuale. Lei mi diceva sempre: saresti il partner ideale per me, peccato che non sei una donna. Da quell'esperienza, che allora fu ovviamente frustrante e dolorosa, è nata l'idea del personaggio di Sarah. Scrivendo la sua storia, la storia dell'amore di Robert per Sarah, mi sono chiesto: che cosa è capace di fare un uomo per conquistare la donna che ama? Fino a che punto può arrivare?
La risposta, sorprendente, è nel libro. Non la riveliamo, ovviamente...
P osso dire che in Inghilterra, e penso in tutta Europa, uomini e donne vivono grandi incertezze sui ruoli sessuali: quanto può essere tenero un maschio, quanta durezza è richiesta alle donne? In genere, mi interessano molto le persone - e i personaggi - immersi nel dubbio, nella ricerca di una definizione di sé, nell'esplorazione introspettiva, nell'incertezza.
Questo ha qualcosa a che fare con un altro tema centrale del libro, il tema del sonno?
C ertamente. In questo romanzo i personaggi sono sospesi in una sorta di dormiveglia, in uno stato a metà fra il sonno e la coscienza. Anche qui, c'è un punto di partenza personale: io ho sofferto di sonnambulismo. I protagonisti della Casa del sonno hanno vari disturbi del sonno, che giocano un ruolo importante nello sviluppo della trama. E anche della storia d'amore. Ho cercato di inventare una storia d'amore originale, diversa dalle migliaia già scritte: in questa, la novità è che gli eventi emotivamente più importanti avvengono durante il sonno.
Per non rovinare la suspence, non riveliamo il finale, legato appunto alla storia d'amore fra Sarah e Robert: c'è però, per la prima volta nei suoi romanzi, una tonalità positiva.
S ì, anche se è un lieto fine comico: in maniera contorta e distorta, comunque, ogni personaggio ottiene quello che voleva... Forse con l'età, ormai ho 37 anni, mi sto ammorbidendo anch'io.
Accanto alla speranza e alla comicità e alla tenerezza, non mancano però tonalità cupe, grottesche.
P er me è impossibile scrivere senza mescolare humour e tragedia: così è la vita, direi. D'altronde, è una miscela di registri nella quale gli inglesi sembrano eccellere: penso a Dickens, il mio scrittore preferito, ma anche al nuovo cinema inglese, per esempio a Full Monty.
La trama del libro è complessa, piena di dettagli di cui si scopre il significato dopo molte pagine, piena di echi e rimandi e colpi di scena.
M olti pensano che io abbia, appesi alle pareti del mio studio, diagrammi precisissimi della trama. In realtà, per scrivere questo libro io ho vissuto per due anni in un delizioso stato di dormiveglia, in cui tutti i pezzi del puzzle si combinavano magicamente, come in un sogno. Poter vivere così, immersi in un universo parallelo, è uno dei privilegi di essere uno scrittore.
Perché scrive?
P erché sono infelice quando non scrivo.


Intervista a cura di Giovanna Zucconi




8 maggio 1998