Tracy Chevalier
Pittura e Scrittura: la penna ricostruisce ciò che l'occhio ha visto e la memoria dimenticato

Johannes Vermeer e La ragazza con l'orecchino di perla.
Il mistero, l'innocenza, l'incantamento di uno sguardo nell'opera del grande pittore olandese riletta da Tracy Chevalier


Di Valentina A. Mmaka

Tracy Chevalier, ha trentanove anni ma ne dimostra dieci di meno con il suo sorriso da adolescente. In otto mesi di scrittura intensa, la Chevalier ha ricostruito alcuni anni della vita del grande pittore olandese Johannes Vermeer. Di lui si conosce poco, figlio di mercanti d'arte sposato alla giovane e bella Catharina Bolnes e padre di dodici figli. Sono i suoi quadri a parlare della sua personalità, del suo mondo interiore, della sua capacità di rappresentare l'animo femminile nelle sue muliebri sfaccettature, personalità soggetta alla fascinazione di animi sensibili e innocenti, come quello di Griet la protagonista del romanzo di Tracy Chevalier La ragazza con l'orecchino di Perla edito in Italia da Neri Pozza.

Intervista - Nota bio-bibliografica - Brani scelti

Tracy quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato quando avevo vent'anni, scrivevo racconti brevi. Avevo idee e volevo dare loro voce attraverso le parole.

Ti ricordi la prima cosa che hai scritto?

Sì, si trattava della storia di un uomo, Martin, ma non ricordo il contesto della storia. La prima vera storia che raccontai, invece, si intitolava Ginger, la storia di una donna che entra in preda all'ossessione a causa di una mummia egizia chiamata Ginger, vista al British Museum.

Tracy ho voglia di entrare subito nel merito del tuo ultimo romanzo La ragazza con l'orecchino di perla. Il titolo fa riferimento ad un noto dipinto del pittore olandese Johannes Vermeer La ragazza con il turbante. Come il poeta spagnolo Raphael Alberti animò i quadri del Museo del Prado realizzando una pièce teatrale, attraverso il tuo romanzo, hai animato un quadro. Come hai avuto l'idea di questo libro?

Ho sempre avuto una copia del quadro ovunque ho vissuto. Lo amo particolarmente perché è bello e misterioso. L'espressione sul volto della ragazza è così ambiguo - talvolta sembra sia contenta, tal'altra triste, qualche volta innocente e altre ancora seduttiva. Ho sempre cercato di immaginare a che cosa stesse pensando, e un giorno mi sono messa a pensare a cosa Vermeer avesse fatto per farla apparire così. Ho pensato che ci doveva essere una storia dietro all'apparenza, ma quando ho scoperto che non si sa nulla riguardo alla modella del quadro, ho deciso di creare io la storia di quella modella.

Che rapporto hai con la pittura? Voglio dire sei un'appassionata?

Il mio incontro con la pittura lo definirei piuttosto casuale. Amo l'arte, ma non più di molte altre persone. Tuttavia mi sono innamorata di Vermeer.

Johannes Vermeer è stato un pittore stimato, amato da Vincent Van Gogh e dallo scrittore francese Marcel Proust. Che cosa ti affascina dei suoi quadri?

Vermeer è capace di dipingere un mondo intero nel piccolo angolo di una stanza. I quadri sono belli e semplici ma anche molto complessi. Amo molto il suo modo di alternare le luci e i colori, così limpidi e sapientemente miscelati.

Quando hai guardato al dipinto di Vermeer per la prima volta, cosa hai letto nel volto della ragazza?

La primissima volta che lo vidi pensai solo che era bellissima, non mi domandai a che cosa stesse pensando. Successivamente mi venne in mente che stava desiderando qualcosa. Quella sensazione mi ha accompagnato per anni: "vuole qualcosa che non può avere."

Secondo te che cosa voleva catturare del suo sguardo?

Penso volesse cogliere la conflittualità che viveva dentro, sottolineando la sua bellezza e la sua innocenza.

Parliamo della "tua" Ragazza con l'orecchino di perla, Griet. Griet è una ragazza povera di famiglia protestante che si trova costretta a lavorare perché il padre avendo perso l'uso della vista in un incidente, non può più mantenere la famiglia. E così viene assunta in casa Vermeer come cameriera. Ti sei ispirata a qualche modello in particolare per creare la figura di Griet?

No, sapevo che era unica. Durante le mie ricerche ho appreso che le donne olandesi erano ossessionate dalla pulizia, così come caratteristica principale le ho attribuito la cura per la pulizia, l'ordine e la precisione.

A proposito di ricerche, che tipo di lavoro hai fatto dietro al tuo romanzo? Come hai raccolto le informazioni circa il periodo in cui visse Johannes Vermeer?

Ho letto molti libri e soprattutto ho studiato molti quadri olandesi dell'epoca. I quadri sono state le mie vere fonti di ricerca, i dettagli che vi scorgevo mi facevano esattamente comprendere lo stile di vita dell'epoca.

Ma torniamo a Griet. Tu hai scritto il romanzo in prima persona, scegliendo il punto di vista di Griet. Come mai? Perché non scegliere un narratore esterno?

Volevo che la storia fosse raccontata dal punto di vista di un personaggio giovane e innocente, di chi avesse vissuto uno sconvolgimento della sua vita a causa dell'arte. La storia raccontata da Griet ha molto più significato che non se raccontata da un narratore esterno - solo così possiamo vivere il suo intenso viaggio, molto di più che stare a guardare da fuori.

Ad un certo punto della storia, Griet, La ragazza con l'orecchino di perla, da semplice cameriera in casa Vermeer, diventa l'assistente personale del grande pittore, mescolando colori preparando le scene per i suoi quadri e tutto di nascosto. Come possiamo definire questo cambiamento nella sua vita? E' meglio dire che Griet era affascinata dalla grandezza di Vermeer o Vermeer dalla innocenza di Griet?

Decisamente Griet era affascinata dalla grandezza di Vermeer, o piuttosto era cosciente di essere affascinata da lui. Anche lui era incantato da lei e non tanto della sua innocenza quanto dal suo istintivo occhio artistico. Il loro è stato un incontro di menti ascetiche. Ma Vermeer non era così conscio dei suoi sentimenti per lei - provava qualcosa ma non si soffermò ad analizzare questo sentimento in modo da dargli una connotazione più precisa.

Nel tuo romanzo la storia si sviluppa sempre all'interno di un dualismo di contrapposizioni tra il mondo di Griet e quello di Vermeer. Griet è protestante, Vermeer cattolico; Griet è una cameriera, Vermeer un noto pittore; Griet una ragazza giovanissima, senza esperienza della vita, ingenua e Vermeer il suo opposto. Tutto, soprattutto se contestualizzato al XVII secolo, sembra dire l'impossibilità di ogni relazione tra questi due personaggi, tuttavia una sottile passione legò Griet e Vermeer. Cosa volevi dimostrare rappresentando questa "unione" seppur breve e platonica? Gli infiniti modi di amare? La rottura delle convenzioni? Il desiderio di nuove esperienze?

Secondo me il loro incontro è stato un incontro ascetico di due menti diverse. L'una poteva essere poco istruita, l'altro un intellettuale, tuttavia guardavano alle cose nello stesso modo. Vermeer lo capì fin dall'inizio quando andò a casa di Griet per conoscere la ragazza che sarebbe andata a servizio nella sua abitazione. Griet aveva un suo modo particolare di disporre le verdure a seconda del colore e delle sfumature. Da lì Johannes Vermeer intuì qualcosa. È vero molti erano i motivi che dividevano i due, ma potevano comunque condividere uno stesso modo di vedere il mondo.
I dipinti di Vermeer sono come una finestra, spesso non sei sicuro che ciò che vedi sia necessariamente ciò che stai guardando. Ecco il senso della prospettiva che aveva Griet.

Tra i quadri di Vermeer, La ragazza col turbante, presenta un particolare piuttosto sui generis: La modella indossa un turbante giallo e blu. Se andiamo a scavare nell'intera iconografia di Johannes Vermeer, e nella moda del XVII secolo in Olanda, non troviamo alcun riferimento a turbanti. Secondo te questo particolare ha un significato ben preciso o si tratta di un elemento del tutto casuale?

Non direi che si tratti di un elemento casuale. A quei tempi spesso i pittori dipingevano ispirandosi a modelle vestite in costume, con indumenti di epoche precedenti. Questo è ciò che penso, tuttavia non sono mai stata soddisfatta da tale risposta e così ho relazionato il turbante al pudore di Griet nel mostrare i suoi capelli. Griet non amava mostrare i capelli e così tolta la cuffia da cameriera, scelse per essere ritratta da Vermeer, un modo originale di coprire la testa.

Tracy, in tutti i tuoi libri c'è un comune denominatore: il passato. Falling Angles è ambientato nel 1901, The Virgin Blue fa riferimento ad una storia accaduta nel XVI secolo; La ragazza con l'orecchino di perla è ambientato nel XVII secolo. Come spieghi questo continuo riferimento al passato?

Preferisco scrivere del passato perché mi sento molto più a mio agio quando devo scegliere cosa è importante in una storia. Vivo la vita contemporanea ogni giorno e non sento la necessità di scriverne. Sono più interessata a scrivere di qualcosa che non conosco e di cui vorrei imparare.

Puoi dirmi secondo la tua esperienza quali sono i limiti della scrittura e della pittura?

Non posso esprimermi circa i limiti della pittura perché non sono un pittore. Ma il limite della scrittura lo avverto ogni giorno. Mi capita di avere un'idea o una storia in testa e sembra buona, ma quando la scrivo perde sempre qualcosa. Mi capita quando rileggo ciò che scrivo, vorrei sempre cambiare qualche cosa anche quando il libro è già pubblicato. Poi mi rendo conto che è impossibile scrivere la storia perfetta o il paragrafo perfetto o la frase perfetta.

Tracy che cosa fa di La ragazza con l'orecchino di perla un libro di successo?

Che domanda difficile! Talvolta penso che una fata sia venuta a spargere polvere magica sul libro e a farlo diventare un libro di successo.
Seriamente il successo è in parte dovuto al quadro, già noto: molte persone sono intrigate dal dipinto e vogliono scoprire la storia che c'è dietro di esso. E poi c'è anche il fatto che può essere letto da tutti, è un libro per tutti. Ho ricevuto moltissime lettere da tutto il mondo, da uomini e donne che lo hanno amato e anche da molti adolescenti, e questo mi ha piacevolmente sorpresa.

Riguardo al tuo libro è in corso un progetto per realizzarne un film. Come hai accolto questo interesse dell'industria cinematografica per il romanzo?

Da una parte sono stata contenta dall'altra anche un po' spaventata. Una parte di me è elettrizzata dal fatto che il mio libro verrà rappresentato sul grande schermo. L'altra parte, invece, detesta questo perché il libro è buono o mediocre a prescindere dall'interesse di un film. E poi ogni autore ha in mente il "suo" film tratto dal "suo" romanzo, spesso accade che quando il libro assume le vesti di un film, ci si accorge che non ha colto il senso profondo del libro. Tuttavia ho ceduto i diritti e starò ad aspettare seduta in poltrona che cosa succede.

Adesso parliamo un po' di te e del tuo rapporto con la scrittura. Che cosa ti spinge a scrivere un libro: un'idea, una storia, un personaggio?

Solitamente è qualcosa di visivo ad accendere un'idea. Per Falling Angels, è stato un cimitero e l'atmosfera che vi regnava; per il libro cui sto lavorando oggi, una serie di arazzi. Quando qualcosa mi colpisce è come una scintilla che prende fuoco nella mia testa e allora capisco che posso scriverci una storia.

Nel tuo romanzo La ragazza con l'orecchino di perla c'è una precisa attenzione ai particolari. Per molti scrittori i particolari sono quelli che caratterizzano lo stile di uno scrittore differenziandolo dagli altri. Nella tua esperienza di scrittrice, che cosa determina lo stile proprio di uno scrittore?

Altra domanda difficile. Io penso che ciò che differenzi gli scrittori sia la loro sensibilità al ritmo delle parole e delle frasi, sempre in equilibrio con ciò che devono significare profondamente, e il ritmo di una storia. Forse la compresenza di questi due ritmi è ciò che rende gli scrittori unici.

Tu hai studiato scrittura creativa con Malcom Bradbury e Rose Tremain. Adesso che sei diventata una scrittrice a tempo pieno, quanto ritieni ti sia stato utile frequentare quel corso?

Non è stato tanto utile allo specifico della mia scrittura, però ha rappresentato l'inizio di un cambiamento nella mia vita - dall'andare al lavoro a tempo pieno a diventare scrittrice a tempo pieno. L'anno del corso è stata la prima volta nella mia vita in cui tutto ciò che dovevo fare era scrivere. Avevo sufficiente tempo per pensare di scrivere un romanzo piuttosto che racconti brevi. È stato meraviglioso. Mi ha aiutato soprattutto a rispettare dei termini e a confrontarmi con un pubblico di lettori critici. Tuttavia ritengo che la mia scrittura sia migliorata con la pratica che di essa ho fatto.

I laboratori di scrittura creativa sono molto attivi anche in Italia, tuttavia storicamente sono una prerogativa di paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti da dove molti scrittori sono passati come tappa obbligatoria della loro carriera. Secondo te come mai frequentarli è tipicamente inglese o americano?

Sinceramente non lo so. Forse è l'ottimismo americano che ti dice che puoi insegnare a te stesso tutto e fare tutto.

Quali sono le autrici a cui guardi quando scrivi?

Margareth Atwood, Toni Morrison, Anne Tyler.

Ci sono degli autori italiani che ti interessano?

Primo Levi e Italo Calvino.

Se potessi dare un suggerimento ad uno scrittore alle prime armi cosa gli diresti?

Gli direi: non scrivere di ciò che conosci (inteso di te stesso), ma scrivi di ciò a cui sei interessato. C'è un intero universo da esplorare.

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Ad un romanzo su alcuni arazzi chiamati "La Dama" e "l'Unicorno", realizzati nel tardo XV secolo nel nord della Francia.

Nota bio-bibliografica

Tracy Chevalier nasce a Washington DC. Negli Stati Uniti consegue la laurea in Letteratura Inglese all'Oberline College (Ohio). Nel 1984 si trasferisce a Londra. Ha lavorato come editor fino al 1993. In seguito ha conseguito un MA (Master) in Scrittura Creativa presso la University of East Anglia di Norwich (Inghilterra) avendo per insegnanti Malcom Bradbury e Rose Tremain.
Ha scritto i seguenti romanzi: The Virgin Blue (Harper e Collins, 1997) attualmente è fuori commercio, è prevista un riedizione in Inghilterra per il mese di settembre 2002 e una edizione americana prevista per il 2003; Falling Angels (Harper Collins, 2001); La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000) tradotto da Luciana Pugliese. Vive a Londra con marito e figlio.



Brani scelti

(Johannes Vermeer e la moglie Catharina Bolnes vanno a conoscere Griet nella sua casa al quartiere protestante di Delft)

(...)
"L'uomo mi osservava, gli occhi grigi come il mare. Aveva un volto lungo e spigoloso, un'espressione ferma, in contrasto con quella della moglie, che guizzava come la fiammella di una candela. Non aveva né barba né baffi, il che mi piaceva perché gli dava un aspetto lindo. Sotto al mantello nero indossava una camicia bianca con un elegante colletto di pizzo. Portava un cappello calcato sui capelli, che erano rossi come i mattoni bagnati dalla pioggia.
"Che cosa stavi facendo, Griet?" chiese.
Quella domanda mi stupì, ma ebbi la presenza di spirito di non darlo a vedere. "Stavo tritando le verdure, signore. Per la minestra. "
Avevo l'abitudine di sistemare le verdure in cerchio, ciascuna in uno spicchio come una fetta di torta. C'erano cinque fette: cavolo rosso, cipolle, porri, carote, rape. Mi ero servita della lama d'un coltello per dare la forma a ciascuna fetta, e nel centro vi avevo piazzato una rondella di carota.
L'uomo picchiettò col dito sul tavolo. "Le hai disposte secondo l'ordine in cui vanno nella pentola?" si informò, osservando la ruota.
"No, signore." Esitai. Non sapevo spiegare perché avessi messole verdure in quel modo. Le disponevo così istintivamente , come sentivo che dovevano stare, ma ero troppo intimorita per dirlo a un signore.
"Vedo che i bianchi li hai messi distanti l'uno dall'altro", osservò indicando le rape e le cipolle. "E poi l'arancione e il violetto non sono vicini. Perché mai?" Prese un ritaglio di cavolo e un pezzetto di carota e li scosse nella mano come avrebbe fatto con due dadi.
Rivolsi lo sguardo a mia madre, che mi fece un leggero cenno di incoraggiamento.
"Quei colori fanno a pugni quando sono vicini, signore." (...)

***


(Johannes Vermeer e Griet discutono sui colori)

Non avevo mai visto dipingere un quadro fin dall'inizio. Credevo che si incominciasse subito a raffigurare quello che si vedeva, mettendo i colori com'erano.
Fu lui a insegnarmi tutto.
Diede inizio al quadro della figlia del fornaio stendendo una mano di grigio chiaro sulla tela bianca, poi tracciò dei segni rossastri per abbozzare la ragazza, il quadro, la brocca, la finestra e la carta geografica, ciascuno al suo posto. A quel punto pensai che avrebbe incominciato a dipingere le cose com'erano: il viso della ragazza, una gonna blu, un corsetto giallo e nero, una carta geografica color nocciola, una brocca nella sua bacinella d'argento, una parete bianca. Stese invece delle chiazze, una nera dove doveva esserci la gonna, una ocra dove c'erano il corsetto e la carta appesa, una rossa per la brocca e la bacinella, una grigia per il muro. Erano colori sbagliati: nessuno di essi era il colore giusto dell'oggetto da raffigurare. Lavorò a lungo su questi colori che io definivo sbagliati.
Di tanto in tanto la ragazza veniva e passava delle ore, una dopo l'altra, in piedi al suo posto, eppure, quando il giorno dopo guardavo il quadro, non vedevo nulla di più e nulla di meno del giorno precedente. C'erano solo chiazze di colore che, per quanto le studiassi, non raffiguravano alcun oggetto. Sapevo che cosa avrebbero dovuto rappresentare, perché spolveravo gli oggetti stessi, e perché sapevo che cosa aveva indosso la ragazza quando un giorno l'avevo spiata mente si infilava il corsetto giallo e nero di Catharina nella sala grande.
Ogni mattina estraevo di malavoglia dai cassetti i colori che lui mi ordinava. Un giorno vi aggiunsi anche un azzurro. La seconda volta che lo misi mi disse: "Non l'oltremare, Griet, solo i colori che ti ho chiesto io. Perché mi hai messo anche quello, che non ti avevo chiesto?" Era contrariato.
"Chiedo scusa, signore. E' solo che ..." presi fiato tirando un profondo respiro "... la ragazza ha una gonna azzurra, pensavo che vi serviva quel colore, che non l'avreste lasciata nera".
"Quando sarà il momento te lo chiederò".
(...)
Aprì la finestra centrale, inondando la stanza di aria fredda.
"Vieni qui, Griet".
Deposi lo strofinaccio sul davanzale e gli andai accanto.
"Guarda fuori dalla finestra".
Ubbidii. Era un giornata di vento, con nuvole che viaggiavano e andavano a nascondersi dietro la torre della Chiesa Nuova.
"Di che colore sono quelle nubi?"
"Be' , bianche, signore".
Inarcò leggermente le sopracciglia. "Ne sei sicura?"
Le guardai di nuovo. "E grigie. Forse nevicherà".
"Ma via, Griet, sforzati un po'. Pensa alle verdure di quella volta a casa tua".
"Le verdure, signore?"
Scrollò leggermente la testa. Lo stavo scontentando di nuovo. Serrai le mascelle.
"Pensa a come avevi separato le verdure bianche, le rape e le cipolle. Sono dello stesso bianco?"
All'improvviso capii. "No, le rape hanno dentro un po' di verde, le cipolle un po' di giallo".
"Proprio così, E adesso che colori vedi nelle nuvole?"
"Dentro c' è anche un po' di azzurro, " aggiunsi dopo averle osservate per qualche minuto. "E ... di giallo. E c'è del verde, anche!" Mi entusiasmai a tal punto che le indicai col dito. Le nuvole le avevo guardate in tutta la mia vita, ma in quel momento ebbi l'impressione di vederle per la prima volta.



Per saperne di più su Tracy Chevalier e sul suo romanzo La ragazza con l'orecchino di perla potete visitare i siti www.neripozza.it e www.tchevalier.com

Di Valentina Acava Mmaka




5 marzo 2002