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E dietro la penna...
Vincenzo Cerami

Cosa dire di Vincenzo Cerami che non sia stato già detto? Lo conoscerete tutti come creatore di sceneggiature cinematografiche memorabili, come scrittore di testi teatrali di grande rilevanza, come romanziere straordinario.
Ma cosa nasconde “dietro la penna”? Quali sono i suoi gusti in ambito musicale e quali piatti sceglie al ristorante? Sono piccole curiosità, ma aiutano a comprendere meglio la personalità di uno degli autori italiani più amati.


Che musica ascolti?

Sono stato molto vicino a Nicola Piovani, fin da ragazzo. Lui conosce alla perfezione le canzoni napoletane dell’800 o del ‘700 e a memoria tutti gli accordi di Mozart o di Mahler... la mia educazione musicale invece è pop e molto edonistica: mi deve piacere, devo stare bene nel sentirla.

Non solo un approccio intellettuale...

Non soltanto un approccio intellettuale. La musica non è la mia professione, rappresenta solo una compagnia.

Tra gli autori classici?

Ascolto soprattutto Offenbach... Il mio amore per Offenbach mi ha dato l’idea de La vita è bella.

Cantautori italiani?

De André naturalmente. Ma il più grande professionalmente, a mio giudizio, è Paolo Conte http://www.concerto.net/conte/, che giudico anche il poeta vivente più all’avanguardia in senso lato, quello più importante perché i suoi testi possono vivere autonomamente. Leggendoli si scopre quanto siano meravigliosi, evocatori. Con la sua musica ha creato un genere nuovo, senza copiare nessuno e traendo spunto solo (forse) da qualche compositore argentino. Mentre dietro a De André c’erano i francesi, come Charles Trenet, lui ha percorso una strada totalmente nuova.

Cantautori stranieri?

Non posso non citare il mio amico Tom Waits: gli ultimi due album li conosco a memoria. Se ricordate, ha anche fatto con Roberto Benigni Daunbailò (Down By Law) : è una persona straordinaria. Spazia dal melodico all’hard, è molto vario.

Gruppi?

Come tutti sono appassionato dei Radiohead. Anche i Rem mi piacciono. So che loro hanno molto amato La vita è bella e questo me li rende ancora più simpatici. Non sono un grande pignolo ma amo ascoltare buona musica e sono aperto alle novità.

Quando vai al ristorante cosa ti piace mangiare?

I primi, solo i primi e li cucino benissimo. Mangio poco per problemi di salute, ma mangio sempre i primi e soprattutto mi piace cucinarli. Io sono bravissimo nelle paste asciutte, Nicola Piovani è straordinario nelle minestre, che sempre primi sono. I primi sono un’arte, come pasta e patate, pasta e broccoli o i maltagliati con il brodo… quando parlo dei primi mi riferisco soprattutto alle paste perché il riso invece non mi appartiene culturalmente: sono romano.

Non mangi riso?

Lo mangio solo quando vado a Milano, preferibilmente quello saltato perché ricorda la pasta al forno napoletana e la frittata di pasta, che è una delle cose più buone che si possano assaggiare.

Dunque ti piace la cucina napoletana.

A Napoli la cucina è molto raffinata, basti pensare ai pranzi pasquali dove compare una pasta fatta con i capellini al forno, croccante, con la cannella e uno straordinario sapore agro dolce. Sono molto amico di Paola Carola, bellissima donna che ha ispirato tra l’altro Raffaele La Capria nel suo Ferito a morte. Sua madre ha scritto un libro sulla cucina napoletana e quindi a casa sua si mangia “al massimo”. Per me la migliore cucina del mondo è proprio quella napoletana: per raffinatezza, per sapori e odori, per varietà, per la scelta del pomodoro o della mozzarella, delle erbe.

Hai viaggiato moltissimo ma qual è un luogo del mondo che ti piace di più dove torneresti spesso e dove ti sei trovato bene?

Ho viaggiato molto dai 27-28 anni fino ai 40 anni quando facevo il “gagman”, scrivevo le gag per il cinema. Sono stato 6-7 mesi in Giappone, sono stato in Messico, ho girato molto e ho avuto la fortuna di vedere alcune cose prima che scomparissero. Ora tutto è cambiato. Sono tornato recentemente In Giappone (non ci andavo dal ‘68-‘69 quando lavoravo lì), ed ho trovato dei grandissimi mutamenti. Prima c’era quel sapore medioevale autentico che ancora sopravviveva, soprattutto a Kyoto; adesso non c’è più niente, tutto è molto omologato. Persino a Casablanca ci sono dei quartieri che sembrano Monaco di Baviera, con i lampioncini bianchi e i negozi delle grandi catene. Trovi le stesse cose dappertutto.

Ma allora non c’è più un posto al mondo dove trovare qualcosa di originale?

Moravia, già molti anni fa, preferiva l’Africa, dove si trovano ancora oggi luoghi in cui si ha l’impressione di andare “da un’altra parte”, cosa rarissima ormai, anche perché il mondo è diventato più piccolo grazie alle comunicazioni sempre più veloci. Quando vai in un territorio africano dove gli animali sono protetti (ed è giusto che sia così, per carità) senti che c’è già qualcosa che non va, per il fatto stesso che gli animali “debbano essere protetti”. Diventa tutto come i giardinetti svizzeri, con l’erba che non si può toccare e non si può calpestare: sarà giusto così però io da bambino la calpestavo e strappavo i fiori...

Di Giulia Mozzato




30 aprile 2004