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Patrizia Carrano

Veneziana, grande narratrice e acuta osservatrice di questo pazzo mondo che ci circonda, Patrizia Carrano ha cortesemente risposto alle nostre domande circa il suo ultimo libro, Le armi e gli amori, il suo metodo di lavoro e la situazione critica mondiale.


Perché i suoi ultimi romanzi sono di argomento storico?
Ho scritto il mio primo romanzo storico Illuminata, per puro caso: passeggiando per Venezia, che è la mia città natale, ho notato una targa affissa su un palazzo vicino a Rialto, dedicata a "Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata del mondo". Mi sono incuriosita e ho cercato notizie su questo personaggio, di cui non avevo mai sentito parlare. E mi è venuto il desiderio di raccontarne la vita.
In verità, quando ho cominciato a scrivere, dopo aver letto molto materiale sulla Venezia del Seicento, sul dibattito filosofico del tempo, sugli usi, i costumi, ero convinta che non sarei riuscita a finire il libro. Invece, inaspettatamente, la storia s'è dipanata con felicità e facilità.
Scrivendo Illuminata ho scoperto che la storia - con i suoi laccioli, con il saldo reticolo dei fatti realmente avvenuti - invece di imprigionarmi, mi rendeva libera, scatenava la mia immaginazione. Così, dopo aver lavorato a un libro di racconti tutti dedicati a cavalli, uscito nel marzo scorso con il titolo Campo di prova, ho cominciato a studiare il Cinquecento, il tempo delle Armi e gli amori.

Quali ricerche ha fatto prima della stesura di questi libri?

Sarebbe molto noioso per chi ha la bontà di leggere questa intervista sorbirsi lo sterminato elenco di testi che ho consultato. Nel caso di quest'ultimo libro ho dovuto affrontare un secolo complesso come il Cinquecento. E soprattutto due mondi: quello dell'Occidente e quello dell'Islam, che ho cercato di raccontare dall'interno, rifuggendo tutti i cliché sull'Oriente che appartengono a tanta narrativa occidentale.
Per farlo ho cercato, oltre a letture classiche, anche letture "traverse": le fiabe islamiche, le poesie, i diari dei viaggiatori di allora. E, naturalmente, ho letto - anzi studiato come un liceale secchione- il magnifico saggio di Fernand Braudel Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II. Ma ho letto anche Franco Cardini, Machiavelli. E L'Orlando Furioso commentato e scelto da Italo Calvino.

È, in generale, appassionata di studi storici?

Non lo ero, prima di scriver Illuminata. Ora la storia ha un grandissimo fascino. Ma la frequento in maniera " strumentale". In questi mesi sto pensando a un altro libro, la storia d'una nobildonna settecentesca che dall'Italia si sposta prima in Prussia e poi a Parigi, e dunque sto leggendo materiali su quel periodo.

Il Mediterraneo è stato scelto come centro del suo ultimo libro: che significato ha avuto, nei secoli, questo mare?

Sul Mediterraneo affacciano tre continenti, Europa, Africa e Asia. È un bacino in cui sono nate, e si sono confrontate straordinarie civiltà.
È il mare che corre nelle nostre vene, è la radice, l'origine di tutto. Io ho passato l'infanzia a Venezia, e la basilica di San Marco, per chi la guardi con occhi attenti, altro non è che una moschea. Il Mediterraneo ha permesso l'incontro e lo scontro di mirabili civiltà.
Nel Cinquecento l'Occidente aveva una percezione molto articolata dell'Islam, che oggi noi abbiamo perduto. Nonostante gli eterni conflitti, questo permetteva di comprendersi con maggiore finezza. Anche e soprattutto grazie al Mediterraneo, ai suoi porti, alle navi che l'hanno solcato.

Oggi rappresenta, secondo lei più un luogo d'incontro o di scontro?

Non sono a mio agio nel dare delle opinioni da politologo. Credo che oggi lo scenario dello scontro non sia il Mediterraneo, ma il mondo. E che le ragioni delle scontro siano da cercare soprattutto nella questione energetica.

Esiste realmente il pericolo di uno "scontro delle civiltà"?

Io credo che l'Occidente abbia cercato - con la sua forza d'urto economica e culturale - di conquistare l'intero mondo al proprio modello di vita. E credo che per il miliardo e passa di islamici che oggi abitano il pianeta questa non sia una questione da poco. Il crinale che passa fra lo scontro e il confronto è assieme vasto e sottile. Oggi ho l'impressione che si sia sempre più riducendo: l'Occidente si arma, l'Oriente radicalizza le sue posizioni.

Le figure femminili hanno molta importanza nei suoi romanzi: ci spieghi che cosa ha voluto trasmettere ai lettori con la figura di Amina?

Quando immagino un personaggio non penso mai a cosa possa trasmettere ai lettori. Voglio soltanto e soprattutto che sia un essere vivo, di carne anziché di carta. Con un carattere fermo e assieme mutevole, poiché gli esseri umani non sono fatti tutti d'un pezzo. Con fragilità e incertezze, con determinazione e coraggio, con rammarichi e rimpianti, con sogni e passioni.
Amina si è presentata a me riga dopo riga. Avevo immaginato una sapiente, che sapesse tutto delle proprietà medicamentose delle rose, e invece ho poi capito che dovevo raccontare la sua iniziazione. Amina è una creatura in viaggio: viaggia per il mondo e viaggia all'interno di sé. Girolamo è un uomo in guerra: in guerra con il mondo e con sé stesso.

Cristianesimo e Islam sono tornati alla ribalta della politica internazionale. Come è possibile che le religioni abbiano, nel terzo millennio, un peso politico decisivo?

Non so se il Cristianesimo abbia un peso politico così grande. Ma non credo, perché Bush ignora dichiaratamente gli appelli del papa. Per l'Islam la storia è differente, perché per i musulmani la religione e lo stato sono tutt'uno. La Turchia è stata la prima nazione a scindere la religione dallo stato. Ma alle ultime elezioni ha vinto un candidato che invece tende a riunire le due funzioni.
Io credo che la religione sia la bandiera di conflitti che hanno radici più variegate e concrete. Del resto, anche nel mio romanzo, il capo dei Cavalieri di Malta, Jean Parisot de la Valette parla di "guerra della Croce contro il Corano". Ma luiper Primo sapeva perfettamente che l'assedio di Malta era uno scontro politico: Solimano voleva Malta come base per conquistare i possedimenti spagnoli in Italia e da lì partire all'attacco della penisola iberica, che gli arabi avevano perduto circa settant'anni prima.

Nel suo libro la guerra è vista con molto realismo: quali sono le sue opinioni sul conflitto che si sta preparando nel mondo?

Che la guerra non risolve i problemi ma li aggrava. Che questo conflitto andrebbe evitato a tutti i costi. Che sotto le bombe americane moriranno donne e bambini. Le guerre di oggi non hanno più un fronte di combattimento. Le guerre di oggi le fanno i militari, ma poi muoiono i civili.

Pensa, in futuro, di scrivere altri romanzi storici o intende cambiare genere?

Ho in mente - come ho già scritto - un altro romanzo storico. E poi un romanzo moderno, la storia di una famiglia dei nostri tempi, che credo si intitolerà Piccolo punto. Ma fino a quando un libro non è scritto, è impossibile dire come sarà. I narratori sono come cani che vanno per trifole: sanno cosa cercano, ma non sanno cosa trovano.

Di Grazia Casagrande




17 febbraio 2003