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Alberto Capitta

I segreti di un autore al suo secondo romanzo

È uscito in questi giorni per le edizioni Il Maestrale di Nuoro, ormai diventate un punto di riferimento importante per la nuova narrativa sarda e non solo, Creaturine di Alberto Capitta, un romanzo molto più crudo e intenso di quanto questo titolo “leggero” faccia supporre. Lo scopriamo in questa intervista.


Creaturine è il suo secondo romanzo, pubblicato a distanza di cinque anni dal precedente. Sembra logico dunque immaginare che lei lavori a lungo sui suoi testi. È vero? e com'è nato questo romanzo?

La stesura del primo romanzo è avvenuta in diciotto intensissimi mesi di lavoro. Di questo secondo, in due anni e mezzo effettivi. Al di là di ciò però, vorrei sottolineare come per uno scrittore sia importante, credo, far decantare il tempo, le giornate. Occorre che si formi uno strato importante prima di rimettersi all'opera. Per Creaturine è avvenuto proprio questo. Ho aspettato due anni e alla ripresa del lavoro gli stati d'animo, come capita, si erano rimescolati dando vita a un nuovo tipo di progetto. Così è nato il romanzo. L'idea in germe era il racconto di un latitante astronomo, ma poi nella vita cambiano tante cose, arrivano nuove urgenze, si dorme, si sogna, si fa la muta della pelle. Alla fine il prodotto è una vera sorpresa proprio per il suo autore.

La descrizione della personalità dei protagonisti, due gemelli, è complessa e accurata. Come nascono i suoi personaggi? quanto attinge dalla realtà che la circonda, dalle sue esperienze personali?

Le esperienze sono niente se non si vive nella piena consapevolezza di poterle liquefare. La realtà finisce in una pressa. Bisogna solo aspettare per vedere che vino ne verrà fuori. Ma il bello di questo mestiere, per me, è proprio questo. Questo calarmi in un lavoro che sa di attesa e in un'attesa che sa di lavoro. Gli elementi della quotidianità si scombinano per ricollocarsi in un ordine del tutto nuovo e noi, noi scrittori intendo, anche gli altri immagino, restiamo rapiti da questo nuovo cielo, da queste strane costellazioni che non ci aspettavamo. I personaggi nascono sotto l'effetto di questo movimento.

Tra Rosario (definiamolo sinteticamente "l'integrato") e Nicola che vive ai margini, quale gemello ha amato di più?

Come potrei spaccarmi in due? E poi, se penso ai personaggi, alle pagine di questo libro, la prima cosa che mi ritorna alla mente sono le circostanze in cui le ho scritte, un certo starmene da solo, le tante cose belle ma anche brutte che hanno attraversato la mia vita in questi anni, quindi Nicola e Rosario non sono altro che mesi, i molti mesi trascorsi a scrutarmi.

Quanta importanza riveste il territorio, in particolare la Sardegna, nella sua narrativa? Pensa che un autore "isolano" resti comunque vincolato più di altri alle proprie radici?

Non saprei. E poi bisogna vedere cosa intendiamo per isola. Isole culturali per esempio ve ne sono ovunque. Penso alla Palestina, ai baschi, alla cultura partenopea. Certo è che quando ho deciso di scrivere il primo libro il mio pensiero si è rivolto spontaneamente all'isola in cui vivo. Ma ho altre importante radici lontano da qua. Nella vita di una persona, si sa, può esservi di tutto: viaggi, incontri, scoperte. La geografia che ne viene fuori è il risultato di questo processo. Esperienze e memorie che finiscono per confluire, celate, nei miei racconti. Devo solo riconoscerle, confidarmele e impastarle al tutto come fossero ingredienti perfettamente compatibili col resto. Alla fin fine poi è sempre un paese interno quello che raccontiamo.

Tra le sue attività c'è il teatro e a mio giudizio in alcuni passi del romanzo si percepisce una certa esperienza di "messa in scena". Nella scrittura il lavoro teatrale la condiziona o l'aiuta ?

Diciamo che il teatro mi ha educato gli occhi. Mi ha affinato nelle tecniche di concentrazione e di straniamento. Due coordinate fondamentali per lo scrittore come per l'attore. Del teatro conservo certe sedute di lavoro che non verranno raccontate mai, la forte intimità, i compagni che quasi si perdono. Che poi, in parte, è ciò che è raccontato nel romanzo, una delle sue possibili letture. Attori senza più un indirizzo inciso sulla schiena, senza più recapito, senza più direzione, né memoria, né affetti accanto. Esistenze disperse. Creaturine appunto.

Di Giulia Mozzato




24 novembre 2004