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Intervista a Andrea Camilleri
Dalle classifiche di vendita agli indici di ascolto

Uno scrittore della notorietà di Camilleri potrebbe avere un atteggiamento di fastidio e di insofferenza davanti all'intervistatore: alcuni noti autori si negano, altri si concedono solo per pochi minuti. Al contrario Andrea Camilleri offre il suo tempo e la sua disponibilità con eleganza signorile, simpatia e molta autoironia, qualità tipiche di una certa intellighentia siciliana. Accertatosi di non essere ripreso dalla televisione, si accende una sigaretta e inizia a parlare...


Il giallo, è considerato un genere d'evasione, ma molti grandi scrittori vi si sono dedicati. Come riscattare allora questo genere?
I o non voglio riscattare il genere. Anche nei romanzi d'amore esiste quello che a Roma si chiama la "bufala", cioè un romanzo da buttar via dopo tre pagine, e invece troviamo dei grandissimi romanzi entrati nella storia della letteratura. Questo vale anche per il giallo. Nato come genere di consumo, come buon compagno per prendere sonno o per un viaggio, poi ha trovato dei grandi autori che da paraletteratura l'hanno fatto diventare letteratura a pieno titolo.
Sta per uscire un suo libro per Rizzoli. Sellerio, Mondadori, Rizzoli: ci spieghi questi cambiamenti di editori.
Q uesti passaggi sono delle infedeltà da trigamo che mi concedo fin quando posso, fermo restando che mantengo la famiglia originaria della Sellerio. Prossimamente pubblicherò solo per Mondadori, con cui è uscito Un anno con Montalbano e Sellerio.
Saranno presto trasmessi due film per la televisione tratti da sue opere. Che cosa ha considerato essenziale conservare dei suoi romanzi in questi film?
U n certo linguaggio, un certo dialogo. Per questo io stesso ho collaborato alla sceneggiatura. Gli sceneggiatori in realtà non avrebbero avuto bisogno del mio aiuto trattandosi di bravissimi professionisti che avevano compreso appieno lo spirito dei romanzi. Io mi sono occupato della parte più propriamente dialogica. Ad esempio, per evitare che un attore non siciliano fosse costretto a dire picciriddu, termine troppo difficile da pronunciare in modo corretto, ho sostituito questa parola con caruso, pronunciabile anche da un non siciliano. Mi sono occupato appunto di queste modifiche.
Non c'è allora la patina del linguaggio siciliano in questi film per la televisione?
C' è, c'è, è solo un po' più limitata in alcuni personaggi rispetto al testo scritto.
Quale meccanismo psicologico del lettore garantisce il successo al romanzo giallo?
I l lettore si sente ad armi pari con l'investigatore. Nel giallo non si può barare: i grandi teorici del genere dicono che il lettore deve avere gli stessi dati esatti che ha l'investigatore. E un aspirante giallista, che poi è finito desaparecido, Walsh [Rodolfo Walsh, Variazioni in rosso, Sellerio n.d.r], argentino malgrado il cognome, nella sua introduzione a tre racconti dice: "Attenzione, fino a questo momento il lettore è alla pari con l'investigatore (siamo a pagina diciotto), da questo momento però il poliziotto ha capito come proseguire. Tu, lettore, l'hai capito?". L'autore indica sempre la pagina cruciale, mette sull'avviso i lettori di ogni sfasatura, è un procedimento veramente interessantissimo. Io stesso ho sbagliato, sono riuscito solo in un caso, su tre racconti, a mettermi alla pari con l'investigatore.
Il libro che sta per uscire è un giallo e ha per protagonista Montalbano?
N o, è un romanzo storico. Ambientato nella Sicilia del 1877, prende spunto da una nota di Leopoldo Facchetti.
E i film per la televisione?
S ono tratti da Ladro di merendine [in onda su RaiDue il 6 maggio, ndr] e da La voce del violino. Hanno preferito ribaltare la cronologia dei romanzi, cominciare a metà. Avendo problemi di audience, sanno che la storia di un bambino orfano "tira" sempre molto e l'hanno posta per prima, creando così dei problemi immani a me e agli sceneggiatori perché ora (a settembre) verranno fatti i film tratti dai primi due romanzi... e noi dobbiamo rendere coerente lo sviluppo del personaggio.
È soddisfatto dell'interpretazione di Zingaretti nel ruolo di Montalbano?
S ì, molto. Avevo dei dubbi, prima di tutto per una certa differenza di età tra personaggio e interprete, e poi perché ogni lettore si crea un suo Montalbano, e anche quello che mi sarei immaginato io sono certo che sarebbe dispiaciuto all'altro 99% dei lettori. Sinceramente non so però vedere fisicamente un mio personaggio ma, quando ho visto Zingaretti, sono rimasto subito persuaso, anche perché non avevo mai avuto dubbi sul valore di questo attore che è stato mio allievo all'Accademia e che conosco da quando era giovanissimo. È un attore di teatro di tutto rispetto e ho molta fiducia negli attori di teatro.
Che cosa non va trascurato nella trasposizione cinematografica di un giallo?
L' aspetto e l'ambiente: credo che l'ambiente sia il segreto di tutto e nella trasposizione televisiva questo emerge molto bene.
Oggi le realizzazioni televisive italiane sono molto apprezzate, da che cosa si distinguono da quelle straniere?
C osì come si distingue il film italiano da quello americano: ad esempio per un montaggio completamente diverso. Da noi vale di più il tempo disteso, in cui c'è una notazione psicologica che rallenta molto i ritmi del racconto.
In questo Montalbano il pericolo invece è inverso: se uno si alza per andare a bere un bicchiere d'acqua, rischia di non capire il seguito. Forse in televisione questo è un difetto, per me, spettatore di cinema, è un pregio.
Quale è il libro, all'interno della sua produzione, che lei ama di più?
N e amo due: Il birraio di Preston e La concessione del telefono. Sono grato a Montalbano perché mi ha fatto da apripista, ciò non toglie che (come si può vedere sono un carattere infedele) i miei preferiti siano in genere i romanzi storici.


Intervista a cura di Grazia Casagrande




23 aprile 1999