foto Effigie

I libri di Michael Cunningham sono ordinabili presso Internet Bookshop


Michael Cunningham

Uno scrittore baciato dal successo si vede subito. Arriva in ritardo all’intervista, ma si scusa con calore. Michael Cunningham ha un bel viso scavato alla Clint Eastwood e un look newyorkese, con capelli corti brizzolati disposti giovanilmente a ciocche un po’ irte, camicia bianca aderente a maniche lunghe, anelli appariscenti ma d’argento. Sono pochi, come lui, ad aver addizionato ai riconoscimenti della critica vendite vertiginose in tutto il mondo e diritti cinematografici miliardari.
Il suo più recente romanzo Giorni memorabili, che è venuto qualche tempo fa a presentare in Italia, sembra ripercorrere le tracce del fortunatissimo The Hours, vincitore negli USA, fra l’altro, del premio Pulitzer e da noi del Grinzane Cavour, e portato sugli schermi dalle splendide Meryl Streep, Nicole Kidman e Julienne Moore. Infatti, anche qui si tratta di tre racconti che si svolgono in epoche diverse, collegati da un omaggio letterario. Se The Hours era dedicato a Virginia Woolf, Giorni memorabili mette in scena il nume del Rinascimento poetico americano, Walt Withman. Ma non è stato un accorgimento studiato, tiene a sottolineare Cunningham.


Perché Walt Whitman?

Il travolgente successo di The Hours non mi incoraggiava a scelte letterarie che potessero attirarmi le prevedibili critiche di chi mi avrebbe accusato di voler sfruttare commercialmente una ricetta vincente. Avevo in effetti in mente ancora un trittico, ma questa volta i tre protagonisti sarebbero stati fisicamente molto diversi tra loro: un adolescente, una donna di colore, un androide; anche se in realtà la loro anima è la stessa, quasi una sorta di reincarnazione. Un’anima aliena dal male, disposta perfino all’autodistruzione pur di portare amore e pace. Per contrasto, questi personaggi si sarebbero trovati immersi in uno scenario di violenza e disperazione, e New York era la “location” ideale, anche per l’impatto simbolico. Documentandomi sulla New York dell’800 per ambientare il primo racconto, mi sono imbattuto nel grande derviscio americano, Walt Whitman, che si aggirava per le strade mostrando lo splendore celato dietro la desolazione. Mi sono reso conto che dovevo assolutamente inserirlo come personaggio, come mentore e ispiratore del ragazzino protagonista del racconto, e poi, per collegamento e per coerenza evolutiva, i versi di Foglie d’erba sono entrati come leitmotiv dei racconti successivi: Il più piccolo germoglio dimostra che di fatto non c’è alcuna morte/ e che se mai c’è stata, ha portato alla vita…

In ogni racconto tornano gli stessi nomi. Simon, Catherine, Luke: un uomo, una donna e un bambino, allo sbaraglio in una città dai rischi incontrollati. Nel secolo scorso, i macchinari assassini della nascente industria; nella realtà contemporanea l’incubo del terrorismo; nel futuro, la catastrofe ecologica. Soltanto un piccolo nucleo familiare, assumendosi il rischio dell’amore, può dare significato all’esperienza umana? (Annuisce vigorosamente, Cunningham, con una gestualità ispirata a Withman)

Al centro dei miei romanzi c’è sempre una sorta di nucleo familiare, se così si può definire perché si tratta di rapporti ben diversi da quelli della famiglia tradizionale Io scrivo da venticinque anni, e inconsciamente penso di aver sempre raccontato rapporti d’amore che resistono nonostante una società, un sistema, che tende ad ostacolarli, ad avvilirli.

La letteratura ha ormai assimilato ed emblematizzato l’attentato dell’11 settembre: chi scrive oggi dà la sua chiave di lettura di questa realtà. Nel suo racconto centrale lei descrive bambini-kamikaze che uccidono con un abbraccio esplosivo…

Il mondo di oggi si trova a dover ampliare a dismisura l’immaginazione del male, questa è la mia chiave di lettura. Non ci può essere più niente di inimmaginabile. Forse questa dismisura viene dalla convinzione di avere Dio dalla propria parte. Non parlo solo del terrorismo di matrice islamica. Anche Bush è convinto di avere Dio dalla sua parte, e può essere altrettanto pericoloso.

Di Daniela Pizzagalli




28 aprile 2006