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Poppy Brite
Scrivere di serial killer

Poppy Brite si presenta come una dolce e innocente giovane signora, ma questo aspetto angelico nasconde in realtà un immaginario trasgressivo che supera quello del maestro Stephen King.


Perché ha preso come protagonista del suo romanzo un serial killer?
I o credo che nel mondo contemporaneo il serial killer rappresenti "l'ultimo mostro", l'ultimo essere che crea nell'immaginario delle paure assolute. Apparentemente infatti è uguale a tutti gli altri esseri umani, la sua furia omicida non appare all'esterno, si manifesta poi improvvisamente senza che la si possa prevedere o arginare. È proprio questo l'elemento che crea più turbamento.
La letteratura pulp oggi ha molto successo, quali sono i suoi riferimenti, i suoi modelli?
M olti scrittori prendono spunto per le loro opere da film, io invece mi rifaccio ai classici dell'horror, non considero corretto avere modelli che non siano letterari. Gli autori che ho come riferimento, sono i soliti, Poe, King, Lovecraft... Quando scrivo poi cerco di conoscere bene l'ambiente in cui colloco i miei personaggi. Ad esempio per questo romanzo sono andata in Inghilterra, mi sono fermata a lungo a Londra, per capire l'ambiente, certe situazioni di vita.
Anche lei, come Stephen King, scrive seguendo ritmi molto rigidi?
N o, io scrivo molto, ma non in modo ordinato. Per alcuni giorni scrivo moltissime ore al giorno, poi posso passare anche una settimana, un mese senza scrivere una riga. Quando scrivo voglio essere sola, infatti preferisco farlo la notte, mi isolo in una parte della casa e non voglio essere disturbata da nessuno.
Perché i personaggi che descrive sono tutti uomini e omosessuali?
I o sento dentro di me sempre, quando scrivo, la voce di un ragazzo omosessuale, non so perché ma non sento altre voci. Io ho avuto e ho molti amici gay e per questo credo di conoscerne bene le caratteristiche psicologiche, ma quella che parla nei miei romanzi è proprio la mia voce interiore.
C'è anche del romanticismo, nonostante tutto, nel libro.
P enso che ci sia una disperata ricerca d'amore nelle azioni del protagonista del mio ultimo libro ["Cadavere squisito" n.d.r.]; in fondo solo perché non è capace di amare diversamente, uccide tutti quei ragazzi... È la disperazione per la mancanza d'amore che lo spinge sempre ad uccidere, sa anche che non cambierà mai, perché non si può mai fare a meno di amare. Sa che la società lo deve punire, che è giusto così, però non può farci niente: deve uccidere se vuole dare un senso a se stesso.
Non crede che descrizioni così crude, immagini così violente possano influenzare negativamente il lettore, o nel caso di film, lo spettatore?
S e qualcuno, solo perché legge un libro o vede un film, compie delle azioni criminali, be' allora... Sì c'è proprio qualcosa che non va in lui! Non credo proprio che una persona sana possa fare qualcosa di criminale perché influenzato dall'esterno. Chi si è ispirato a un libro o a un film per fare atti violenti è già un pazzo scatenato.
Per lei il crimine è sempre qualcosa di patologico?
A lmeno quello che io descrivo. I ragazzi, i miei protagonisti, i serial killer che analizzo, sono tutti molto giovani, sono dei ragazzi che esprimono in modo malato una loro carenza profonda. Provo tenerezza per loro, sono persone sofferenti. E poi penso che il serial killer dei miei romanzi abbia anche un carattere simbolico, in fondo è l'AIDS, una malattia tragica che spesso arriva da un atto d'amore.
Lei utilizza uno stile particolare, molto staccato e quasi cronachistico.
I l mio stile cerca di essere adeguato ai personaggi. Uso moltissimo il dialogo e cerco di fare in modo che ogni personaggio abbia un suo proprio stile, così come ogni persona parla in modo diverso dagli altri e il suo modo di parlare specchia la sua personalità, così io cerco di far conoscere meglio i miei personaggi grazie anche al loro modo di esprimersi.
Come pensa che possa essere accolta in Italia la sua produzione e a quale pubblico si rivolge?
I n Europa sono già stata molto ben accolta, e penso quindi di non avere problemi in Italia. Circa i miei lettori: io non penso mai ad un pubblico quando scrivo, a differenza di altri scrittori che dialogano idealmente con qualcuno quando pensano o scrivono un romanzo, io scrivo davvero solo per me stessa, perché ne sento il piacere, la voglia...
Lei ha scritto una biografia di Courtney Love, come è stata quella esperienza?
È sicuramente stato il lavoro più faticoso che ho fatto. Ho avuto a disposizione tantissimo materiale, lettere, archivi, documenti e poi dovevo rendere conto a qualcuno, mentre in genere appunto io scrivo per me stessa.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
H o appena consegnato un nuovo romanzo al mio editore, e adesso ho iniziato a scrivere una raccolta di racconti che penso di poter pubblicare i primi mesi dell'anno prossimo.



14 novembre 1997