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Ginevra Bompiani

“La malavita, gli artisti, i giudici della Londra del XVIII secolo nel racconto poetico di un destino enigmatico”: così il prestigioso quotidiano francese Le Monde ha sintetizzato la trama del Ritratto di Sarah Malcolm, l’ultimo romanzo di Ginevra Bompiani. Un romanzo affascinante dove sogno e realtà si incontrano in quella strana magia che chiamiamo vita. Il libro, infatti, nasce da un sogno: l’autrice per anni ha convissuto con il fantasma, onirico, di una donna. Ossessionata da questa presenza notturna, Ginevra Bompiani ha deciso di mettersi sulle tracce di questa misteriosa figura dando inizio ad una vera e propria indagine investigativa. Ha scoperto l’identità della donna che le appariva nel sonno e attraverso i documenti dell’epoca ne ha scritto la storia. Una storia che ha strappato all’oblio Sarah Malcolm, giovane inserviente di una ricca vedova londinese assassinata in circostanze oscure. Dell’assassinio venne accusata, e poi condannata a morte, proprio Sarah Malcolm. Di tutto questo e dell’universo narrativo che ha popolato la nascita del romanzo ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come è nata l'idea del libro?

Proprio così come lo racconto nelle prime pagine: una specie di debito da pagare ai sogni, o il solo modo che conosco per placare un’ossessione. Insomma, come nascono, per lo più, i libri.

Come si è organizzata per le ricerche storiche?

Andavo spesso a Londra e ho passato molte giornate in biblioteca; in particolare in tre: la grande biblioteca del British Museum, la piccola biblioteca dell’Inner Temple e una biblioteca giuridica della City. E poi girando molto per il Temple, fino a impregnarmene. Sono anche andata a parlare con qualche storico, e con molti amici, che ho ossessionato a mia volta per diversi anni.

Sarah Malcolm la "ossessiona" ancora o scrivendone l'ha in qualche modo esorcizzata?

È sempre difficile regolarsi coi fantasmi, e capire se svaniscono perché sono soddisfatti o scoraggiati. Io credo che il fantasma di Sarah Malcolm per essere veramente soddisfatto dovrebbe vedere la sua storia raccontata, e presa sul serio, in lingua inglese. Ma questo non è ancora successo. Qualche tempo fa, comunque, ho avuto un quarto sogno su di lei. Devo averlo trascritto da qualche parte e un giorno lo ritroverò. Al momento non lo ricordo, e questo, per quel che riguarda la mia ossessione, è significativo…

La sua bravura nell'ambientare la Londra del XVIII secolo nasce da un particolare amore per quel periodo o si è narrativamente documentata?

Mi sono, come dice lei, narrativamente documentata. Ma soprattutto credo che sia stato il quartiere del Temple a farmi entrare in quel mondo, non così lontano, non così diverso, lì, fra quelle mura e quei cancelli.

Ha influito sull'idea "Ritratto di un assassino" di Patricia Cornwell? Anche la Cornwell, ossessionata dal fantasma di Jack lo Squartatore ha avviato una vera e propria indagine…

Non credo.

Il Suo libro più che un "ritratto" è una metafora piuttosto potente sulla (in)differenza...

Infatti non è un ritratto. Questa è stata una licenza dell’editore, che ha cambiato il titolo da “Il ritratto di Sarah Malcolm” a “Ritratto di Sarah Malcolm”: sembra niente, ma cambia molto. Il ritratto a cui alludevo è quello di William Hogarth, e per analogia gl’infiniti ritratti che sono stati fatti di lei all’epoca. Non intendevo fare io un ritratto di Sarah Malcolm, e non credo di averlo fatto. Diciamo che è piuttosto un’indagine sull’indifferenza, e soprattutto sull’opacità, l’opacità di un volto, di un personaggio, di una storia. Quell’opacità contro cui si urta come una mosca sul vetro e che si supera solo con l’invenzione. Ma non ho voluto inventare..

Lei, oltre che scrittrice e docente universitaria, è anche proprietaria della casa editrice Nottetempo. Come concilia i suoi impegni editoriali con quelli di scrittrice?

Non li concilio; rimbalzo.

Rimbalzando…come valuta il progetto Nottetempo e quali i progetti futuri?

Non saprei proprio valutarlo. Posso dire che è un progetto a cui tengo molto, e nel quale ripongo molta fiducia. È come una cavalcata, per tutti noi, direi: tutti quelli che lo condividono. E quando si è a cavallo, più che valutare la strada, si guarda avanti, agli ostacoli.

Di Gian Paolo Serino




18 novembre 2005