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Remo Bodei

Il porto turistico di Fano “Marina dei Cesari”, teatro del Festival (che si svolge dal 23 aprile all’1 maggio a Marina dei Cesari, porto turistico di Fano), nasce a fianco dell’antico porto Borghesius, costruito nei primi anni del 1600 e dal quale, nei secoli, sono partiti i pescatori per affrontare le insidie del mare. È nel confronto, nel tempo, tra il modo di rapportarsi dell’uomo con il mare, al quale poi corrisponde anche la costruzione del nuovo porto turistico con le sue più ampie funzionalità, che s’inserisce l’incontro di Remo Bodei di lunedì 25 aprile 2005 alle ore 18.00.

Professore che rapporto ha l’essere umano con il mare?

Lo strato più arcaico del pensiero umano, quello legato alla terra, si impone tuttora sugli altri, determinando le nostre idee di spazio e di tempo in quanto suddivisione esatta di parti e confini. L’acqua ha, invece, a lungo fatto paura, perché non ci sono rotte tracciate, perché il mare in tempesta somiglia al terremoto, perché niente è stabile in esso.
Ma gli uomini sono comunque attratti e respinti dal mare, fonte insieme di vantaggi e di rischi, di commerci e di guerre, di opportunità e di pericoli. Paura e avventura costituiscono perciò da sempre grandi sorgenti di miti e di metafore, perché entrano nella struttura stessa della vita umana, costantemente in viaggio dal noto all’ignoto, dal passato all’avvenire attraverso il precario ponte del presente.

In che senso la traversata marina diventa metafora della traversata della vita?

La metafora della traversata marina, della navigatio vitae, bene esprime la natura di questo viaggio, la cui caratteristica è di essere un movimento rischioso nello spazio attraverso il tempo, analogo a quello dell’esistenza individuale. Nascendo casualmente in un certo luogo e in una certa epoca, di ogni bambino si sa, infatti, che verrà esposto a una serie di peripezie e di eventi sconosciuti lungo rotte improgrammabili. Ciascuno ha davanti a sé un cammino che non conosce ed è continuamente posto davanti ad alternative, a rotte diverse, a possibilità incompatibili. Tra la partenza e l’arrivo del viaggio della vita si frappongono ostacoli e remore nell’infido mare, dove le tempeste e le bonacce sono ugualmente minacciose.
Soprattutto nel mondo moderno il compito non consiste nel giungere in un porto sicuro (perché non vi sono più punti di approdo, ogni vita individuale è costitutivamente inconclusa, ogni civiltà è essenzialmente incompiuta), ma nel navigare all’infinito. Non dobbiamo desiderare il rientro nelle acque calme di un porto, ma continuare ad andare avanti anche se non conosciamo esattamente la meta e se le tempeste precedenti possono aver in parte rovinato la nave. Bisogna abituarsi a questa condizione, considerala normale. Ormai, infatti, l’insicurezza propria del mare ha invaso anche la terra, si è espansa a tutte le sfere della vita, ma questa – interiorizzandosi, normalizzandosi, trasformandosi in abitudine – ha nello stesso tempo condotto a un implicito addomesticamento del mare: se l’instabilità della superficie marina è dovunque, allora questo elemento ha perduto la sua specifica pericolosità.

Maria Profeta
Presidentessa Associazione Culturale “L’Arco” Fano




7 aprile 2005