Enrico Bertolino
Tutti i difetti dei milanesi in un libro... ma per ridere

Incontriamo Enrico Bertolino allo Zelig, il noto locale dove hanno lavorato tutti i maggiori comici del momento, qui per la presentazione del suo volumetto sui milanesi, prima di uno spettacolo serale. La sua comicità, basata sulla caricatura, sulla presa in giro dei difetti comuni un po' a tutti i lombardi, si trasferisce ora sulla pagina stampata. Volentieri ci parla di questo nuovo aspetto del suo lavoro (anzi, del suo hobby) di comico.


Com'è nato il suo volumetto "Milanesi"?
È nato da un personaggio che ho inventato quest'estate per un programma su RadioDue con Enrico Vaime intitolato Il programma lo fate voi in cui si realizzava un collegamento esterno con un milanese che da Milano parlava con Roma, sottolineando tutte le sintonie e non sintonie che ci sono tra milanesi e romani e prendendo in giro i milanesi in senso positivo. Avendo poi un po' di materiale "sparso" ho approfittato per proporlo a Sonda, un editore che presenta la collana Le guide Xenofobe molto in sintonia con il mio lavoro (né leghista né razziale!). L'editore ha detto sì e io ho rimesso a posto il mio materiale, in collaborazione con Federico Calì, anzi mi sono accorto che non era solo da rimettere a posto, ma ho aggiunto molte cose... È un testo satirico sui milanesi e in generale su quello che i milanesi rappresentano.
Lei è "milanese doc"?
N ato a Milano di famiglia milanese. Sono nato in un quartiere che si chiama Isola, noto solo per Bava Beccaris, quando fece sparare sulla popolazione nel 1898. Ed è un quartiere dove si parlava il dialetto, c'erano le bocciofile che rappresentavano il punto di ritrovo e vigeva l'esame del milanese autentico, elemento di selezione e di appartenenza, basato sulla pronuncia della parola burro, che in milanese si dice bütèr. Chi non lo pronunciava correttamente non giocava a bocce, poteva solo assistere...
Secondo lei sulla pagina scritta un umorismo come il suo basato anche sul dialetto, la cadenza, il modo con cui pronuncia alcune battute, si può trasferire bene?
H o fatto un tentativo di trasferire l'umorismo proprio sui contenuti e meno sulla recitazione. Le cose che si dicono possono essere anche scritte in maniera divertente, senza la necessità di far ridere sguaiatamente. Non ho inserito "tormentoni" (se non qualche accenno), ma proprio la tipologia dei milanesi: come sono fatti e quello che fanno, come vivono e come si muovono. Ho fatto un tentativo di trasporre tutto questo sulla pagina. Un tentativo, appunto, vediamo se funziona. Naturalmente non è la stessa cosa scrivere e parlare. Parlando si ha il tono, la mimica; scrivendo bisogna essere sintetici. In un primo momento tendevo a iniziare un periodo e finirlo due pagine dopo... Scrivendo si impara a scrivere, è una vera scuola. Del resto la scrittura mi interessa in generale perché collaboro anche con un periodico specialistico per direttori del personale, nel quale commento argomenti di natura manageriale in maniera spiritosa, un epilogo semi-serio. Una scrittura che si collega con la mia attività (quella "seria", che mi dà da vivere, di consulente per la formazione del personale), per spiegare agli utenti argomenti difficili in modo leggero.
Ci sono radici letterarie nel suo umorismo, nella sua ricerca sul linguaggio, sulla parola?
C' è uno studio, a mio avviso, non tanto della parola quanto della frase, del mettere insieme qualcosa che sia ironico, ma allo stesso tempo reale, il tentativo di trasposizione di Molière su carta.
Non anche Belli, Porta... diciamo, qualcosa più legato alla letteratura dialettale e alle tradizioni regionali?
S ì, ma meno giocato su rime e accenti forti, più basato sull'osservazione reale. Ho voluto scrivere un libro che chiunque frequenti Milano e abbia spirito di osservazione potrebbe scrivere. Il tentativo è quello di renderlo divertente, senza che sia noioso, anche perché le poche pagine dovrebbero essere una garanzia in questo senso... Però è un tentativo di rendere quello che è un umorismo molto di battute, di ritmi, di tempo comico accessibile anche a chi legge. È un libro che dovrebbe essere letto, nei miei intendimenti, nell'arco al massimo di due sere. E se invece si legge una pagina per volta temo di aver fallito.
Secondo lei il milanese utilizzando Internet ha qualche comportamento particolare?
S ì, il milanese su Internet si guarda i siti di donnine, sui quali interviene dicendo che invece "naviga"... ma effettivamente non ha una grande dimestichezza con la rete, perché si nota poi che la frequentazione dei siti ruota sempre più o meno attorno agli stessi: la Borsa (che tra l'altro dà le notizie che potrebbero trovare davanti a qualsiasi banca) e le Camere di Commercio... Quando riceve le prime bollette, poi fa due conti anche sui tempi di attesa del caricamento delle pagine (che tra l'altro portano via tempo prezioso per lavorare altrove...) e dato che è molto pragmatico, riduce la sua navigazione.
I suoi prossimi appuntamenti con il pubblico, ora che è terminata la trasmissione televisiva di Italia Uno?
P oche e selezionate uscite in locali che privilegino il cabaret. Perché la mia scelta è di lavorare in locali non necessariamente di sperimentazione, ma comunque locali dove ci sia già una conoscenza di cabaret, anche "oltre cortina", oltre il Tropico di Piacenza, che è quello che per un milanese che fa cabaret è importante: superare le barriere di Milano e andare a vedere come al centro e sud Italia viene percepito questo modello di comicità.
A lei sembra che il pubblico non lombardo recepisca bene il suo tipo di comicità?
N elle mie esperienze per ora sì. L'importante è caricarla meno di valori dialettali e renderla più comprensibile per tutti. Il libro è improntato proprio su questo filone, con pochi accenti dialettali e molta spiegazione. Vorrei ancora dire che intendo devolvere parte del ricavato della vendita del libro a un'associazione che a Milano si occupa dei senza tetto.


Nell'intervista si cita il volume:
Enrico Bertolino, Milanesi. Lavoro, guadagno, spendo, pretendo. A cura di Federico Calì - Edizioni Sonda



9 gennaio 1998