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Tahar Ben Jelloun

Portavoce del volto tollerante e razionale dell’Islam, il romanziere marocchino trapiantato a Parigi, Tahar Ben Jelloun ha avuto premi prestigiosi per libri come Il razzismo spiegato a mia figlia e L’Islam spiegato ai nostri figli, ma l’ultimo suo romanzo evita ogni aspetto didascalico per immergersi nel mondo sfumato e ambivalente dei sentimenti: L’ultimo amico (Bompiani) racconta la storia di Ali e Mamed, la cui amicizia nasce a scuola durante l’infanzia e costituisce per entrambi un saldo appoggio, finché Mamed, malato incurabile, volontariamente rompe il loro legame per alleviare all’amico il peso della perdita, o forse per l’inconscia ostilità verso chi gli sopravvivrà.

Ha scelto il tema dell’amicizia perché ritiene che la società contemporanea, percorsa dalle tensioni di un’esagerata competitività, ne abbia fortemente bisogno?

Ho voluto soltanto raccontare una storia, che mi è stata ispirata, come sempre, da persone intorno a me. Ad esempio ho due amici egiziani che sono chiamati “i gemelli” tanto vivono in simbiosi, al punto che quando si sono sposati hanno imposto alle mogli la condizione di non mettersi mai di mezzo nella loro amicizia.

Nel romanzo infatti insorgono difficoltà tra i due uomini,perché le mogli sono gelose di un sentimento tanto esclusivo, e criticano l’amico del marito. C’è competizione, tra amore e amicizia?

In un certo senso sì, perché l’amicizia è un sentimento che può durare tutta la vita, mentre l’amore è transitorio. Chi si promette amore eterno mente, perché l’amore è destinato a spegnersi, o tutt’al più a trasformarsi in una sorta di parentela fondata sull’abitudine, invece il legame dell’amicizia può continuare negli anni con la stessa intensità, anzi rafforzandosi.

Ogni amicizia comprende in realtà due modi di essere amici, perché ciascuno vive questo sentimento secondo la sua personalità. Come vivono l’amicizia Ali e Mamed?

Le circostanze della vita li portano ad assumere ruoli diversi, perché Ali resta in Marocco e rappresenta la continuità con il passato, le tradizioni, mentre Mamed emigra e proietta sull’amico i sentimenti ambivalenti che nutre per la patria.

Ritiene che le diverse culture, le diverse religioni, influiscano sul modo di vivere determinati sentimenti e valori: ad esempio, c’è una maniera islamica di intendere l’amicizia?

Assolutamente no, i sentimenti fanno parte di una dimensione umana che travalica i condizionamenti culturali.

Di Daniela Pizzagalli




14 gennaio 2005