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Jake Arnott

Un giovane scrittore inglese tra calcio e politica


Il suo romanzo si svolge durante i "mondiali" del 1966: il gioco del calcio ha tanto peso anche nella società inglese?
Quando sono in Inghilterra penso spesso che siamo davvero ossessionati dal calcio: se perdiamo è una tragedia, se vinciamo siamo esaltati. Poi vengo in Italia e vedo che è esattamente la stessa cosa... Effettivamente i Campionati del Mondo hanno un impatto sociale notevole collegabile a una sorta di senso maschile dell'identità nazionale; di conseguenza, nascendo da un certo tipo di "machismo", è segno di insicurezza e di bisogno di vincere a tutti i costi: un po' come avviene per i bambini piccoli che sono estremamente aggressivi ed estremamente competitivi. I Mondiali sono davvero una metafora della psiche nazionale. Nel '66 l'Inghilterra aveva vinto e quella vittoria è stata quasi il simbolo del periodo perché negli anni Sessanta gli Inglesi si sono finalmente resi conto che non erano più una grande potenza e hanno cercato di compensare quel senso di perdita con l'idea della "swinging London", con la cultura pop e infine con la vittoria ai Mondiali.

I personaggi di quest'ultimo romanzo sono davvero spietati...

L'ambiente che io descrivo è pieno di delinquenza, di imbrogli, di inganni e quindi di conseguenza i personaggi devono essere molto duri per sopravvivere in un mondo così corrotto. I miei connazionali hanno la fama di essere molto civili, gentili , riservati ecc. ma in realtà hanno in sé qualcosa di estremamente brutale. Sono uscito la sera tardi a Milano e tutto era estremamente tranquillo non avvertivo nessun pericolo. A Londra, ancora oggi, è molto pericoloso camminare per le strade durante la notte. Negli anni Sessanta divertirsi la sera voleva dire ubriacarsi in qualche pub e quando si tornava a casa non si poteva stare molto tranquilli. Gli inglesi sono una razza un po' strana: hanno un'ottima fama, ma la realtà è diversa.

Che peso ha avuto la Thatcher nella società e nella cultura inglese?

È una domanda a cui mi interessa molto rispondere. Diciamo che l'intera società inglese nonostante la Thatcher sia scomparsa dalla scena da molto tempo, sta ancora "leccandosi le ferite". Perché quel periodo ha provocato un cambiamento radicale, incredibile. Parte del mio libro si incentra proprio sul periodo teacheriano e, in modo particolare, su un momento cruciale, quello che seguì il grande sciopero dei minatori, un periodo di svolta nel determinare la vittoria della Thatcher sulla classe lavoratrice. Chu En Lai quando gli si chiese che cosa pensasse della rivoluzione francese e dei suoi effetti, aveva risposto: troppo presto per dirlo. Questo giudizio vale anche per quanto riguarda il periodo della Thatcher perché è stato un evento troppo fenomenale per noi. Ci sono scrittori inglesi che cercano di scrivere su questo periodo. ma finora nessuno è riuscito a focalizzarne in modo esaustivo la portata.

In certi film c'è stata invece una maggiore capacità di analisi?

In un certo senso sì. Il problema comunque di questi film è che non hanno saputo dare un'immagine globale del periodo, sono ancora un po' vincolati all'idea, che hanno molti cittadini inglesi e molti rappresentanti della sinistra, (ieri come oggi) di avere politicamente, moralmente e socialmente ragione e quindi non spiegarsi il perché delle sconfitte. Questo è il pericolo di ritenere che la razionalità domini nel mondo. La sinistra si è interrogata su come sia stato possibile che molti abbiano disertato le urne o non abbiano votato per loro, ma per quella "megera". La Thatcher intanto era assolutamente determinata e la sua mancanza di immaginazione le dava un enorme potere.

Qual è il ruolo che lei affida allo scrittore?

Non ritengo che sia funzione o compito dello scrittore emettere dei giudizi sui suoi personaggi. Spetta al lettore farlo. Quello che intendo fare è caratterizzare i personaggi come esseri umani e dar loro autonomia. L'autore deve assolutamente evitare di esprimere giudizi nel libro, deve semplicemente dare voce a personaggi che vivono delle esperienze ed esprimono delle opinioni che hanno un loro valore. È importante vedere le motivazioni, le aspirazioni, i sentimenti di ogni figura posta in scena.

Di Grazia Casagrande




28 giugno 2002