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Renzo Arbore
De Amicis, la musica e l'America: le letture di Renzo Arbore

Abbiamo chiesto a un personaggio del mondo della musica, famoso e popolare come Renzo Arbore, quale sia il suo rapporto con la lettura, per curiosità, per simpatia, per conoscere le opinioni e le preferenze di un uomo di spettacolo che ha influenzato a lungo i gusti musicali dei giovani.

Letture di formazione. Quali sono i libri fondamentali della sua vita?
Ho cominciato... adesso non voglio denunciare la mia età, ma certamente ho iniziato con una collana che mi pare si chiamasse Oro Utet dove c'erano delle storie bellissime, ben illustrate, con disegni decò che ancora la rendono una collana interessante (non capisco perché non sia stata ancora riscoperta e ripubblicata): tutti i bambini di quegli anni leggevano quei libri, che erano anche, per la verità, un po' costosi; poi, naturalmente, ho letto tutta la letteratura per ragazzi dell'epoca a partire dai Ragazzi della via Paal. Devo dire sono stato allevato col "Cuore" e ne porto i segni. Sono rimasto "deamicisiano", non so se è una brutta parola... Probabilmente in questo momento è diventata una brutta parola però io penso che il bene prevalga sul male e che il piccolo scrivano fiorentino sia stato veramente un eroe, ma un eroe ancora più eroe perché lui addirittura aiutava il papà, non l'amico come farebbe il piccolo scrivano fiorentino di oggi, ma il papà addirittura..
E dopo l'adolescenza quali sono stati i primi libri "importanti"?
In seguito mi sono innamorato del jazz, quindi tutti i libri di jazz: c'era un libro che si intitolava "Il jazz" di Jean Lang, un altro di Augusto Caraceni, torinese (perché Torino ha scoperto il jazz in Italia) e che io ho ancora, che si chiama "Musica di jazz", poi molti altri. Mi viene in mente un libro di Metz Metz "Ecco il blues" ("Really the Blues") che mi ha fatto proprio innamorare della musica, del jazz e della cultura americana, così piano piano sono passato alla cultura americana e alla letteratura americana e quindi a Hemingway e ai grandi scrittori di quella letteratura eroica. Un po' meno i russi, anche se mi sono "sciroppato" i vari Delitto e castigo, ecc., ma con grandissima fatica devo dire la verità. Se ci fosse stato il Bignami di Delitto e castigo o di Guerra e pace avrei preferito... Questa è la mia formazione, ma il discorso sarebbe ancora lunghissimo.
E adesso quali sono le sue letture preferite?
Tutto si è poi fermato quando sono entrato alla radio e alla televisione e naturalmente con l'escalation personale, cioè la ricerca del successo... e chi leggeva più! Sono diventato un rotocalcomane, cioè la mia lettura preferita sono stati i rotocalchi, ma proprio frenetica: compravo tutti i rotocalchi, non soltanto "Panorama" o "L'Espresso" o "Il Mondo", ma anche "Oggi", "Gente", "Novella 2000", "Eva Express", anche "Motociclismo", "La vela", "La bicicletta", "Musica jazz" e tutti gli altri, una specie di mucchio selvaggio. E ancora sono afflitto da questa sindrome perché non ho detto al mio giornalaio di smettere questa abitudine. Pago dei conti fantastici e sono l'unica cosa che io scarico dalle tasse, lo dico pubblicamente, perché fa parte della mia cultura.
Adesso, da un po' di tempo, vista la spettacolarità dei quotidiani io leggo soprattutto quotidiani. Ne compro cinque, che non voglio dire per non farmi identificare politicamente, però poi ce n'è uno "ballerino" che spazia da "La Padania", che io leggo con una riluttanza... a "Il Manifesto". Mi mancano molto "Stella Rossa", il quotidiano dei lavoratori, "La Tribuna" che era l'organo Liberale, "La Discussione" che era l'organo dei Democristiani, "La Giustizia", che era l'organo dei Socialdemocratici; perché ho avuto anche questa malattia nella mia vita di lettore, cioè quella di comprare, alla ricerca di un'idea politica che non mi sono fatto, di comprare ogni settimana uno di questi quotidiani o settimanali dei partiti politici, compreso "Mondo Nuovo", "Mondo Operario", adesso non mi vengono in mente tutti gli altri. Quindi questo è stato il mio excursus. Non ci ho capito più niente e adesso sono finalmente tornato al libro. Però invece di leggere opere di fantasia, e qui il discorso si fa serio, mi piace molto leggere libri che parlano di vite vissute. Quindi divoro i libri di Biagi, di Eugenio Scalfari, di tutti gli autori che raccontano la vita del nostro Paese. Mi piacciono i libri che narrano il "come eravamo", che raccontano gli anni nei quali ero un bambino povero come tutti gli italiani, prediligo ancora i libri di verità al posto dei libri di fantasia: questa è l'ulteriore fase della mia carriera di lettore.
Il libro, la cultura, la letteratura italiani sono poco conosciuti e considerati negli altri paesi. Si potrà esportarli nel mondo, così come ha fatto lei per la canzone napoletana?
Credo che sia necessario abbandonare questa terribile "puzza sotto il naso", questo snobismo che alla fine ci fa rimanere chiusi nel nostro ambito, questa diffidenza verso la retorica o verso tutto ciò che è spettacolare. Per fare un esempio, al di là del fatto che è mio amico personale, i libri di Luciano De Crescenzo sono diffusi in tutto il mondo in un numero di copie spropositato e anche se non condividessi il modo di scrivere di Luciano, applaudirei a questo fenomeno così straordinario di esportazione di un tipo di cultura italiana che può essere anche divulgativa o può essere l'anello di congiunzione con una cultura più alta o libri specializzati più difficili. Trovo che la cultura italiana si sia sempre data la zappa sui piedi. Già è stato fatto moltissimo, perché mi ricordo che quando io ero ragazzo il libro era per noi escludente, vedevamo rubriche televisive che sembravano scritte da editori per altri editori, manco per altri scrittori. Erano disamine letterarie con dettagli per chi aveva letto il libro e il libro magari non era ancora uscito, quindi per chi aveva avuto un aggiornamento da parte dell'editore... Adesso certamente la spietata legge dei numeri e del botteghino ha mortificato questo sistema, però ancora ho visto la Tamaro assalita da turbe di intellettuali inferociti dalle vendite dei suoi romanzi. Se serve anche a voi, grandi, dotti e sapienti, perché non servirvi biecamente della capacità di penetrazione di Susanna Tamaro per accodarvi e magari guadagnare alcune briciole?
Il libro adesso ha dei prezzi anche molto bassi, perché non si può fare la stessa operazione commerciale anche con la musica?
Questa è una battaglia che noi della musica abbiamo affrontato molte volte, perché il disco è ancora considerato un oggetto di svago, "superfluo". Il disco ha spesso, invece, la stessa nobiltà di un libro. Anzi, come direbbe Catalano, un disco buono può essere molto meglio di un libro cattivo, parlo dei libri di alcuni comici che vanno, che vendono, di alcuni libri di espedienti... mentre ci sono dischi di musica ottima, fatta con grande dispendio di sudore, di energia, di materia cerebrale. Quindi credo che a questo punto il disco meriterebbe un premio, in particolare che l'Iva si abbassasse, equiparandosi a quella del libro e che finalmente diventasse un'opera accessibile anche per motivi di altro genere: del disco esistono le copie pirata, del libro, per fortuna dei librai, ancora no.




5 settembre 1997