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Intervista a Maria Pia Ammirati

Se per i grandi della letteratura italiana l'essere tra i selezionati possibili vincitori può essere quasi "normale amministrazione", per gli esordienti o poco più, può trattarsi di un'avventura, faticosa, impegnativa ma senza dubbio entusiasmante.
Abbiamo chiesto a Maria Pia Ammirati, entrata nella rosa dei finalisti nella prima selezione del Premio Strega, di raccontarci questa esperienza.



L'avventura del Premio Strega per un'autrice quasi agli esordi, con un titolo pubblicato da una piccola casa editrice. Puoi raccontarci questa esperienza?
È una grande e faticosa esperienza. Il meccanismo dello Strega prevede una promozione in proprio del libro attraverso il contatto con i 400 giurati e una competizione diretta, un vero scontro nell'arena, con i colossi editoriali. Però c'è un particolare che mi ha colpito nella mia avventura di esordiente in narrativa, dopo due libri di critica letteraria ho scoperto con stupore che esistono i lettori. Da critico il lettore dei tuoi libri è sempre un collega, una persona che parla il tuo linguaggio. Il lettore di romanzi è un'altra cosa, è una persona sconosciuta, disponibile, curiosa, attenta, affettuosa, che arriva a ringraziarti per quello che hai scritto.
Insomma io ho scoperto il lettore con mia massima soddisfazione e il Premio Strega ha amplificato il potenziale dei lettori.

Com'è nato e quando "I cani portano via le donne sole"?

I l romanzo è nato da una parola. Una mattina, dopo varie prove narrative "deboli" e la pubblicazione su rivista di un racconto, finalmente mi sono svegliata con una parola che mi ronzava in testa. Mi sono seduta alla scrivania e ho scritto la prima pagina. Da quel giorno sono passati tre anni prima di chiudere il romanzo. Tre anni di scrittura, riscrittura e limature continue. A quel punto mi sono messa alla ricerca dell'editore, e ci sono voluti altri tre anni prima di trovare un editore disposto a pubblicare un libro che intanto aveva raccolto, in bozze, i consensi di autorevoli critici letterari. Un giorno mi metterò a contare tutti i rifiuti editoriali e scriverò una storia parallela di come, con ostinazione, si può e si deve arrivare alla pubblicazione del libro a cui credi senza riserve.

Com'è entrato nel novero dei titoli selezionati per lo Strega?

A llo Strega si arriva attraverso la presentazione di due "amici della domenica" all'organizzazione del Premio, che valuta il libro e lo dichiara idoneo ad entrare tra i dieci o gli undici candidati. I miei due presentatori sono stati Walter Pedullà e Elisabetta Rasy, due critici che hanno sempre appoggiato il romanzo.

L'essere nella rosa dei finalisti ha comportato una maggiore considerazione della critica nei confronti del tuo romanzo, o era già stato segnalato e recensito in precedenza con la dovuta attenzione?

L' annosa, e noiosa, questione sull'utilità dei premi letterari si pone forse per i grandi editori e per gli scrittori affermati. Uno scrittore giovane e un editore piccolo (e in Italia la piccola editoria è una realtà importante e non trascurabile) possono solo trarre vantaggi dai Premi. Sono sicura che lo Strega ha fatto, si direbbe, da traino e per questo, dalla candidatura in poi, si sono moltiplicate le attenzioni della stampa e degli altri mezzi di comunicazione (infatti siamo arrivati alla seconda edizione). Del resto l'attenzione verso un libro oggi si può determinare o attraverso un investimento pubblicitario e di comunicazione forte, o attraverso, caso rarissimo, la costruzione del caso letterario. Il mio editore non è in grado di sostenere battaglie promozionali miliardarie e per il caso letterario ci stiamo attrezzando. A partire proprio dallo Strega.




Di Giulia Mozzato




25 giugno 2001