Diana Abu-Jaber

La scrittura, il femminile, il multiculturalismo raccontati da una giovane scrittrice arabo-americana

Diana perché scrivi?
Scrivere mi permette di esprimere la mia creatività. Sono sempre stata attratta dalla scrittura. Considero la scrittura uno dei pochi "luoghi" dove posso essere totalmente me stessa con onestà e coraggio. È immensamente liberatoria. Attraverso essa comunico con gli altri e la cosa più affascinante è che scopro molte cose del mio mondo interiore.

Tu provieni da una famiglia multiculturale. Tua madre è americana, tuo padre giordano.
Puoi descriverci questa famiglia colorata?

Mio padre è emigrato dalla Giordania all'età di vent'anni, conosceva appena poche parole di inglese e proveniva da una famiglia piuttosto benestante e privilegiata. Cominciare da zero una nuova vita non è stato facile. Mia madre è una donna americana a tutti gli effetti, educata nel New Jersey nell'ambiente cattolico irlandese. Penso che mio padre rappresentasse una sorta di rottura dello stereotipo di uomo che era abituata a vedere. Sono rimasti attratti dalle loro rispettive differenze culturali. Da sempre il loro matrimonio è stato segnato dalla volontà e dall'impegno di crescere i figli nel valore della diversità cercando di stabilire un giusto equilibrio tra le parti.

C'è tra queste due culture una che ha maggiormente influito sulla tua educazione?

Ho fatto gran parte dei miei studi negli Stati Uniti, così posso dire che la mia educazione istituzionale è stata molto americana. Tuttavia quella privata è stata intensamente araba. Mio padre, i miei zii e altri amici immigrati come loro mi raccontavano le storie del loro paese di origine, storie di famiglia, politica, tradizioni... E poiché queste storie mi venivano raccontate a casa, suscitavano in me maggiore interesse di quelle che ascoltavo in un'aula di scuola.

Hai vissuto gran parte della tua vita tra due mondi diversi, gli Stati Uniti e la Giordania.
Quale di queste due realtà culturali ha inciso di più sulla tua personalità e sulle tue scelte letterarie?

Devo molto a tutte e due. Molte volte, come gran parte dei bambini che provengono da famiglie miste, mi sono sentita esclusa perché non appartenevo totalmente né alla cultura di mia madre né a quella di mio padre. Poi, con il tempo ho capito quale grande ricchezza e vantaggio era vivere dentro due mondi. In linea di massima mi definisco americana, ma le mie passioni, le amicizie, la famiglia, i cibi che amo, il mio stile di scrittura, sono il prodotto della mia cultura araba.

Si dice che l'infanzia sia il momento più importante nella vita di un uomo e che il nostro carattere, la nostra personalità e le nostre passioni prendono forma da essa.
Cosa ricordi della tua infanzia?

Io ricordo ogni cosa. Penso che tutti ci ricordiamo la nostra infanzia, è solo che talvolta non troviamo il giusto modo per accedere alla memoria che ad essa ci conduce. I ricordi a me più cari sono quelli di una famiglia numerosa e unita, di pranzi che duravano interi pomeriggi, delle corse sui prati con i miei cugini, delle letture, dei primi esercizi di scrittura. È stata un'infanzia bella, ma difficile a causa dei continui spostamenti. Mio padre è fondamentalmente uno spirito nomade, sempre alla ricerca di qualcosa di meglio. Se non si trattava di viaggi tra l'America e la Giordania, cambiavano casa nella stessa città tante e tante volte. Non credo di aver vissuto in una stessa abitazione per più di tre anni.

Quale lingua si parlava in casa?

Principalmente l'inglese, anche se mio padre parlava l'arabo e io ne assorbivo il ritmo quando conversava con amici e parenti.

Quali libri leggevi?

Leggevo di tutto. Mia madre mi ha fatto conoscere le fiabe dei fratelli Grimm, quelle di Hans Christain Andersen e la poesia del mistico Khalil Gibran. Questi erano i miei autori preferiti di allora. C'è stato un periodo in cui ero affascinata dai racconti del mistero e del soprannaturale, in cerca di qualcosa che fosse fuori dai canoni del mondo razionale.

Quando hai cominciato a scrivere? C'è stato qualcuno o qualcosa che ti ha incoraggiata a farlo?

Ho iniziato piuttosto giovane, a tredici anni. Scrivevo moltissime storie brevi e favole. Ricordo di un racconto che parlava del mito di una costellazione. Viene letto in tutta la scuola!
Mia mamma è un'insegnante e portava a casa sempre tanti libri. Mia zia Lisa, era una scrittrice e grande lettrice, sicuramente la sua presenza mi ispirava molto. Mi parlava di scrittrici come Joyce Carol Oates e quando fui abbastanza adulta lessi tutti i suoi libri.
Ho scritto il mio primo vero racconto a diciassette anni, in quel periodo mio padre vendette la casa dove abitavamo e ci trasferimmo in una zona rurale vicino a Syracuse. In quell'occasione dovemmo lasciare molti dei nostri amici. Era un periodo di grandi insicurezze e cambiamenti, la scrittura mi aiutò a trovare un equilibrio interiore.

Ci sono altri artisti nella tua famiglia?

Nella mia famiglia si contano soprattutto accademici, politici e insegnanti, tuttavia alcuni miei zii sono poeti, così come lo era mio nonno.

Diana, tu scrivi i tuoi libri in inglese, hai mai pensato di scrivere in arabo?

Parlo l'arabo e lo scrivo, tuttavia di questa lingua mi manca lo studio della tradizione letteraria. In età adulta l'ho approfondita, ma non basta per esprimere la mia creatività.

Molte scrittrici del Sud del Mondo scelgono di scrivere nella lingua coloniale perché rappresenta l'unica possibilità di essere lette, notate e tradotte all'estero. Cosa pensi di questa scelta "forzata". Scegliere una lingua differente dalla propria non costituisce un motivo di perdita?

Sfortunatamente non sempre si riceve un'educazione nella propria lingua madre. E si intende che l'educazione può essere un efficace modo per colonizzare le menti e assoggettare le persone a fare delle scelte piuttosto che delle altre. In questo caso, l'industria editoriale è controllata da una determinata cultura e quindi porta, scrittori e scrittrici a scegliere una lingua che li faccia avvicinare al mercato.
Penso, in ogni caso che forze culturali e psicologiche colpiscano tutti noi, uomini e donne di ogni cultura. La scrittura è qualcosa di molto complesso e innesca inevitabilmente delle contraddizioni, dobbiamo solo cercare di rendere il meglio con gli strumenti che abbiamo a disposizione.

In che modo la tua esperienza multiculturale influenza la tua scrittura?

Non scelgo deliberatamente di affrontare temi che riguardano la multiculturalità, essa emerge dal mio vissuto, dalle mie esperienze, rielaboro e trasferisco le emozioni e le sensazioni che passano al filtro della duplicità a cui appartengo.

Il tuo primo romanzo, Arabian Jazz, parla di una famiglia giordana che vive in una piccola e povera comunità di bianchi nella periferia di New York. Con spirito ironico e un pizzico di riflessione agrodolce, mette a nudo i difficili equilibri tra due differenti culture, tra passato e futuro, tra la serenità e l'angoscia.
Come racconti il mondo arabo nei tuoi libri? E, visto il titolo, qual è il legame con la musica?

Lo racconto attraverso la lingua, la musica, i ritmi delle danze, lo racconto attraverso i valori che esso racchiude.
Uno dei protagonisti principali del romanzo, il padre Matussem, è un immigrato arabo che fa il percussionista di musica jazz. Questo riferimento musicale rappresenta l'unione tra l'influenza africana del jazz e i caratteri della sensibilità araba.

Entro l'anno verrà pubblicato il tuo nuovo romanzo Memories of Birth. Di cosa parla?

Parla di una donna palestinese, Alia, che viene negli Stati Uniti negli anni Sessanta e cercare di realizzare la sua vita di adulta. Ciò che le impedisce di vivere serena è tuttavia un blocco interiore che le nega l'accesso ad una parte del suo passato rimosso, la sua storia personale, il suo rapporto con la madre. È un libro per certi versi triste anche perché ho dovuto approfondire il dolore di perdere le proprie radici.

Hai altri progetti in vista?

Sì, un romanzo dal titolo Crescent parla di uno chef iraqueno-americano che lavora in un ristorante mediorientale a Los Angeles.

Chi consideri tuoi padri e tue madri letterarie?

Joyce Carol Oates, ha influito molto sulla mia attività letteraria. Poi ci sono Jayne Anne Phillips, Toni Morrison, Virginia Woolf e Maxine Hong Kingston. Ho amato molto James Joyce e William Faulkner. E poi Milan Kundera, Italo Calvino, Alice Munro, Borges e Nabokov.

Dalla tua esperienza di scrittrice puoi rilevare una relazione tra sesso e scrittura?

Alcuni ritengono che la differenza tra uno scrittore e una scrittrice non sia solo nella scelta dei temi, ma anche nello stile e anche io penso sia così. Ricordo che all'Università un professore ci faceva analizzare brani di autori (donne e uomini) chiedendoci di individuarne le differenze a seconda che chi scrivesse fosse uomo o donna. Solitamente non riuscivamo a distinguere tale differenza, tuttavia si trattava di esercizi limitati a brevi paragrafi. Personalmente le differenze maggiori le ho rilevate sul piano oggettivo. Le scrittrici hanno meno possibilità di emergere degli uomini nonostante costituiscano una larga percentuale del pubblico lettore in America.

E nel processo creativo della scrittura cosa distingue un uomo da una donna?

La differenza principale riguarda la loro vita, le loro scelte, il loro "ruolo" e tutto questo si riflette sulla scrittura. Il problema è che per molto tempo le donne non si sono sentite particolarmente elette a raccontare storie come gli uomini, forse perché da sempre relegate dalla società maschile, in ruoli stereotipati di madri, mogli, educatrici. Spesso alle donne è stata vietata la scrittura in quanto scelta di vita troppo audace.

Hai mai avuto difficoltà in quanto donna nella tua carriera letteraria o universitaria?

Difficoltà particolari no. Però posso raccontare un'esperienza singolare che riguarda la discriminazione tra sessi nell'ambiente accademico e letterario. Nella mia intera preparazione universitaria e post universitaria, non ho quasi mai avuto un docente di sesso femminile. Ripensandoci dopo tanti anni, non mi sembra vero. Nelle classi c'erano tante studentesse, ma i professori erano quasi tutti uomini. Fortunatamente questo sistema sta cambiando. Ricordo che domandai al mio professore di Letteratura Inglese come mai nell'indice antologico degli autori del Seicento non comparissero nomi di donne. E lui mi rispose che a quell'epoca non c'erano donne scrittrici.. Feci una ricerca in biblioteca e scoprii nomi di tantissime scrittrici e così decisi di abbandonare quel corso.

Tu insegni Scrittura Creativa all'Università. Chi frequenta i tuoi corsi?

Si tratta perlopiù di studenti curiosi di mettere alla prova le proprie capacità creative e misurarsi con gli autori da loro letti, sognati e desiderati.

Tutti manifestano l'ambizione di diventare scrittori?

Può sembrare così in un primo momento, poi ti rendi conto che c'è la voglia di trovare un mezzo di espressione creativo, di confrontarsi con altre esperienze analoghe. Molti poi cercano l'approvazione per le loro opere, un consenso che li incoraggi ad inseguire i loro sogni.

Quale consiglio daresti ad un aspirante scrittore?

Di scrivere, di praticare la scrittura sempre, assiduamente, di mettere nero su bianco tutte le idee, le sensazioni, le emozioni, le suggestioni.

Quali nuovi autori americani e arabi ti senti di consigliare ai nostri lettori?

Naomi Shihab Nye, è una poetessa palestinese, autrice di molti libri per bambini. Kent Haruf e Sena Jeter Naslund e poi Arundhati Roy.

Adesso parliamo un po' di attualità. Cosa pensi dell'assegnazione del Nobel per la letteratura a V. S. Naipaul?

Non approvo la visione politica del mondo di Naipaul. Considero il suo punto di vista troppo antiquato, elitario e moralista Penso tuttavia che sia una personalità intelligente, incisiva e abbia uno stile impareggiabile.

Com'è la società multiculturale oggi in America? Quanto ancora incidono le incomprensioni e le intolleranze nei confronti delle minoranze culturali?

Gli Stati Uniti sono una società multiculturale a tutti gli effetti. Penso che nell'ambito della scuola stia avvenendo un cambiamento per creare una presa di coscienza tra i giovani che sembrano essere i più sensibili alle differenze culturali. Nella vita quotidiana, la musica, i cibi, la moda sono ampiamente influenzati dalle culture africane e arabe, tuttavia gli afro americani e gli arabo americani sono ancora visti con sospetto e paura.

In che modo è possibile una pacifica convivenza in una società multirazziale.

In genere tutti siamo portati a temere le differenze e inevitabilmente finiamo per scegliere di stare da una parte piuttosto che dall'altra. Credo che molto possa fare l'educazione, incoraggiando gli uomini ad imparare dalle loro differenze.

Ritieni che sia possibile scrivere senza esprimere un'opinione politica?

Non per me. Io penso che la scrittura stessa sia un'azione politica, molto potente e pericolosa. Richiama attenzione su chi scrive e lo espone ad una sorta di scrutinio. Ovviamente va considerata la modalità con cui viene espressa tale opinione politica: si può essere più o meno espliciti, tuttavia di solito la scrittura più "innocente" è quella in realtà più sovversiva, più ricca di significati politici.

Ritieni che sia possibile scrivere senza esprimere un'opinione politica?

Non per me. Io penso che la scrittura stessa sia un'azione politica, molto potente e pericolosa. Richiama attenzione su chi scrive e lo espone ad una sorta di scrutinio. Ovviamente va considerata la modalità con cui viene espressa tale opinione politica: si può essere più o meno espliciti, tuttavia di solito la scrittura più "innocente" è quella in realtà più sovversiva, più ricca di significati politici.

NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Diana Abu Jaber nasce a New York da una famiglia arabo-americana. Vive gran parte della sua vita tra gli Stati Uniti e la Giordania. Si laurea conseguendo il dottorato in Letteratura Inglese presso la State University di New York.
Nel 1993 pubblica il suo primo romanzo Arabian Jazz (non ancora tradotto in Italia) per i tipi di Harcourt Brace. Nel 1994 le viene assegnato l'Oregon Book Award ed è finalista al PEN / Hemingway per l'opera prima.
La sua seconda opera Memories of Birth è in corso di pubblicazione negli USA.
Ha insegnato Scrittura Creativa alla University of Michigan, University of Oregon e alla UCLA. Attualmente è docente di Lettere alla Portland University.

Si possono leggere brani da Memories of Birth sul sito
www.webdelsol.com/LITARTS/abujaber/

Di Valentina Acava Mmaka




30 gennaio 2002