da franzcampi.it



Domenico Lannutti

Dopo aver fatto il contadino, il mozzo, il venditore ambulante, il formatore, l’animatore, il convivente, l’amante, il laureato in economia e commercio, che tuttora fa per hobby, e svariate altre esperienze, si avvicina al mondo del teatro e del comico frequentando diverse scuole e svariati laboratori sulla commedia dell’arte, sulle tecniche di cabaret, sull’istrionismo comico, sulla costruzione del personaggio, del buffone e del clown teatrale. Ha recitato in numerose commedie interpretando vari ruoli, ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche sia nazionali, che locali, ha fatto parte della compagnia degli “Gnorri” capitanata da Natalino Balasso.
Frequenta vari laboratori in giro per l’Italia tra i quali il laboratorio Zelig di Reggio Emilia, frequenta il laboratorio del Piccolo Jovinelli con la direzione artistica di Serena Dandini.


Qual è il suo rapporto con il libro?

Fino ai venti anni ho letto poco. Quello che mi mancava era l’amore per la lettura che è venuto grazie all’incontro con una donna speciale. Lei era una grande lettrice e spesso mi lasciava sul comodino un libro, la mia curiosità ha fatto il resto. Dopo qualche anno lei è sparita dalla mia vita, ma i libri sono rimasti e si sono moltiplicati.

Quali i testi da lei più amati?

Il mio primo grande amore è stato Robinson Crusoe di Daniel Defoe, Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry che rileggo almeno una volta l’anno per non far morire il piccolo Domenico che c’è in me, Conversazioni con Ivan Illich un archeologo della modernità di David Cayley che mi ha regalato un nuovo punto di vista sul mondo in cui viviamo, Il Fool e il suo scettro di William Willeford un viaggio nel mondo dei Clown, dei buffoni e dei giullari, che mi ha fatto capire molto del mio lavoro, ma quello che amo più di tutti è Lo Zen e l’arte della Manutenzione della Motocicletta di Robert Pirsig che mi ha insegnato la qualità della vita. La lista sarebbe molto più lunga, spero non si ingelosiscano Hesse, Jodorowsky, Fo, Pirandello, De Filippo

Quale libro è stato fondamentale per la sua formazione?

Per la mia formazione come essere umano sicuramente Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta di Robert Pirsig che ho letto in un momento molto particolare della mia vita. Un libro che parla del viaggio come scoperta di sé, il preoccuparsi di come si passa il proprio tempo e non di quanto ci si mette per arrivare, l’attenzione la dettaglio, il rapporto con la tecnologia, il progresso e la civiltà che molte volte non procedono di pari passo, la qualità della vita.

Il libro che ha ora sul comodino.

Henri Laborit, Elogio della Fuga

Un testo da leggere a voce alta.

Una bella raccolta di barzellette.

Un testo da regalare ad un amico…

La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky.

Come sceglie i suoi libri?

O attraverso il passaparola o vado in libreria ne apro a caso uno e se scatta il colpo di fulmine lo compro.

Ha un aneddoto da raccontare legato a un libro?

Una volta, pensando di fare dono gradito alla mia ragazza le ho regalato La ferita dei non amati di Peter Schellenbaum, dopo un po’ di tempo lei mi ha lasciato dicendomi: - “Leggitelo tu!”

Quali libri porterà con sé in viaggio?

Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita di G.C. Giacobbe e Uomini tecniche economie di C.M.Cipolla

Di Piera Passalacqua 


21 aprile 2006