Michela Volante
Uno a testa

“ARTICOLO 1. Del diritto di sparo.
A ogni cittadino della Repubblica Commerciale, al momento della nascita è assegnato un proiettile che alloggia, in apposita struttura interna, un microchip conservante i dati personali del titolare.”


Non ci stupiamo neppure più, quando alla mattina sfogliamo il giornale, trovando notizie di assassinii, di gente a cui hanno sparato per i motivi più futili, non più soltanto per vendetta, o gelosia, o il malinteso senso dell’onore, ma anche per un banale litigio, un dissapore, un furto di pochi euro, uno sgarbo subito. Immaginiamo per assurdo un mondo in cui è permesso uccidere una volta nella vita, senza dover dare spiegazioni, magari perché una mattina si è scesi dal letto con il piede sbagliato e la prima persona in cui ci imbattiamo ci guarda storto. È questo che avviene nella Repubblica Commerciale del romanzo Uno a testa della giovane scrittrice torinese Michela Volante.
La legge proposta dal senatore Flour prevede che ogni cittadino possa richiedere al Gulp, il ministero a ciò preposto, la “sua” pallottola, quella con il microchip con il suo nome inserito e anche la pistola, naturalmente. Ha diritto a un colpo; se non se la sente di sparare personalmente, può richiedere l’aiuto di uno “sparante”. Nessuno può essere perseguito, purché si attenga alle norme: non si può sparare né ai bambini né agli anziani, e neppure ai congiunti, non sono ammesse le motivazioni di carattere sessuale e/o affettive…
La gente incomincia a morire ammazzata, si allungano gli elenchi degli “sparanti” da depennare e degli “sparati”, fioriscono gli enti pubblici di sostegno agli sparanti, le aziende che forniscono giubbotti antiproiettile e caschi di protezione, si svuotano i cinema, i bar, i ristoranti, si riempiono gli ospedali di feriti accidentali e di “sparati” che non sono morti sul colpo, un sito internet aggiorna in tempo reale la lista delle vittime. Nessuno osa più andare in giro, nessuno è mai stato così gentile al volante, ma, d’altra parte, le auto sono blindate. Alcune categorie sono più a rischio, insegnanti, avvocati… ma è stata uccisa anche una zingara che dava fastidio perché chiedeva l’elemosina.
Su questo sfondo allucinante si muovono due personaggi principali, il biologo marino Sean e la sua fidanzata Jackie, che lavora in ospedale. All’inizio del romanzo Sean e Jackie sono appena andati a vivere insieme perché Sean ha avuto un finanziamento per le ricerche sui suoi amati nudibranco - un dettaglio, quello del lavoro di Sean, che Michela Volante sfrutta abilmente, sia per l’importanza che ha nella trama sia per il fascino insolito che ha l’argomento e che molto ci dice sul carattere del protagonista. Ma la loro storia d’amore discende la parabola tracciata dall’aumento della violenza esterna, ognuno dei due reagisce in maniera diversa a quanto accade, in Sean permane un rigido rifiuto del pericoloso incrinarsi del senso morale - anche quando il suo migliore amico viene ucciso - ma non può non dubitare che Jackie non stia sfruttando la situazione di emergenza per un avanzamento sul lavoro.
Non sveliamo la fine, perché ha anche un certo suspense da thriller questo romanzo fantapolitico di Michela Volante. Che ci fa riflettere in maniera godibilissima, come tutti i romanzi dell’utopia inversa, sulla direzione che sta prendendo la società in cui viviamo. Ben scritto e ben costruito, Michela Volante ha superato brillantemente la prova del secondo romanzo, dimostrando di essere capace di cambiare genere, dopo l’ottimo esordio del 2004, Domani andrò sposa, storia di una sposa bambina, la scrittrice del ‘600 Petronilla Paolini Massimi.

Di Marilia Piccone

Uno a testa di Michela Volante
230 pag., Euro 16,00 - Frassinelli (Narrativa)
ISBN: 88-7684-893-2

Le prime righe

Uno…

due…

tre…

quattro…

cinque…

sei…

sette..

ot… sette secondi e nove decimi dopo mezzanotte il primo dato se n’era già andato, lui e la sua brava coccarda: il primo assassinato in nome della legge, ma senza condanna a morte, L’ammazzato numero uno dell'uno a testa.
Gli ha risposto un urlo di gioia, da qualche parte nel mondo. Niente di straordinario: era l'urlo dello scommettitore, uno fra milioni, quello che aveva visto giusto e aveva detto proprio così, proprio «sette secondi e nove decimi». Non c'è allibratore del pianeta cui l'evento sia sfuggito e un vincitore doveva per forza esserci. Chissà che fine farà questo fortunato, .quale sarà il suo presente e soprattutto la sua sorte: se morirà nel suo letto, vecchio e soddisfatto con intorno la sua nidiata, oppure se il proiettile di un ligio cittadino della Repubblica Commerciale lo falcerà perché ha inveito contro i bambini che giocavano in cortile. Magari si tratta di una donna, una nonnina, una ragazza ribelle o una casalinga annoiata.
Il primo sparato, invece, se l'è portato via, com'era ovvio, un proiettile con microchip dritto nel collo, sotto l'orecchio destro. I media hanno fatto vedere da ogni angolazione e con ogni ingrandimento il foro di carne, indugiando su quella voragine minuscola e nera dove finirà inghiottita la nostra tranquillità. Alcuni hanno preso l'immagine per vessillo e il buco di polpa morta è diventato una sigla un banner uno strillo un richiamo, declinato in ognuno dei mille sistemi d'informazione. È inutile descriverne le oscene slabbrature perché ormai le conosciamo tutti.
Il morto numero uno si chiamava John Kaplan. Aveva quarantasei anni, tre figli, un'ex moglie, una graziosa nuova compagna e un mestiere che amava moltissimo. Uno di quei mestieri che non t'immagini possa portare a un torso d'uomo staccato e a un foro di carne.
Di mestiere il signor Kaplan guidava le navi. Da bambino probabilmente diceva «fare il capitano» e intanto si vedeva ben piantato su un ponte di comando, con il mare insolentemente disteso in ogni direzione e i gabbiani che ghignavano rauchi ai riverberi dorati della divisa.

© 2006, Frassinelli


L’autrice

Michela Volante, giovane scrittrice torinese, ha esordito nel 2004 con Domani andrò sposa, insignito di diversi premi, tra cui il Rhegium Julii.


14 aprile 2006