Tove Jansson
La barca e io

“In quella luce nuda tutte le tracce dell’inverno si vedono ancora di più in un volto, ogni cosa si fa evidente e si proietta all’esterno, esposta e trapassata dalla luce. Tutti escono dalle loro tane. Forse hanno trascorso l’inverno in gruppo o forse soli, per scelta o per forza, ma ora vengono fuori e scendono verso l’acqua, fanno sempre così.”

La natura in tutte le sue sfaccettature, il senso di solitudine, il bisogno di libertà: questi sono gli elementi dominanti dei racconti inseriti ne La barca e io, frutto del lavoro ventennale di Tove Jansson, la scrittrice finlandese più nota e tradotta al mondo.
Maestra nell’indagare l’indole umana con le sue ambivalenze, le sue insicurezze, sempre combattuta tra il desiderio di condivisione ma anche di fuga, l’autrice sa ritrarre in maniera ironica le contraddizioni del vivere quotidiano, dove ognuno è padrone di sé e nello stesso tempo è condizionato da ciò che lo circonda.
Il suo viaggio autobiografico inizia con il racconto che dà il titolo alla raccolta, e che rappresenta il tempo della sua infanzia, con le prime esperienze di navigazione da bambina, e il primo forte istinto di libertà e di necessità di circoscrivere il proprio territorio. Qui appaiono anche le figure del padre scultore e della madre disegnatrice, che di certo influenzarono fortemente la sua passione per l’arte. In particolare la madre, che appare anche in altri racconti, come Il grande viaggio e Viaggio in Riviera, dove è ben rappresentato lo stretto rapporto che c’era tra loro; di grande amore reciproco ma anche di condizionamento, un’ambivalenza ben rappresentata dal conflitto interiore che la scrittrice prova verso di lei: una donna adorabile, che però con la sua forte personalità tende ad oscurare la figlia, descritta invece come una persona fragile e insicura, combattuta tra il desiderio di stare accanto alla madre, e la necessità di crearsi una vita propria.
Fonte d’ispirazione dei racconti di Tove Jansson sono i luoghi da lei vissuti e visitati durante la sua vita, come Helsinki, o l’isoletta di Pellinge, meta di tante estati, o la Riviera francese. Luoghi molto amati, che però sono descritti senza idealizzazioni o sentimentalismi: di certo affascinanti nella bella stagione, si presentano spogli e quasi inospitali durante l’inverno.
Nel racconto Lo scoiattolo è ben rappresentata la natura, una presenza costante – la protagonista vive su un’isola pressoché deserta, lontana da tutto e da tutti – ma che poi diventa quasi incombente, e la solitudine di trasforma in una scelta ossessiva nella sua ripetitività: giornate sempre uguali, abitudini consolidate, fino al timore del contatto con altri esseri umani, perfino con animali.
La scrittrice sottolinea provocatoriamente l’affinità che il genere umano ha con gli animali, altro elemento ricorrente nei suoi racconti, che mostrano di avere le stesse angosce, gli stessi desideri, e lo stesso spirito di libertà degli uomini, con il vantaggio però di non avere l’obbligo di nascondere i propri istinti dietro la maschera del buon vivere civile.
In misura più o meno accentuata, l’elemento autobiografico è presente in tutti gli altri racconti della raccolta, dove è spiccato anche l’interesse per l’arte, come nel racconto Arte nella natura, caratterizzato da riflessioni sul suo valore.
Il punto forte di tutta la narrativa di Tove Jannson è proprio quella di affrontare i grandi temi dell’arte, come della vita, con impareggiabile sobrietà e facilità di linguaggio, attraverso storie semplici e prive di orpelli che rispecchiano la sua chiarezza di pensiero.
Con ironica leggerezza vengono rappresentati i conflitti del vivere quotidiano, sempre sospeso tra abitudini e novità, desideri e angosce, in un turbine che non si ferma mai, ma che è il punto di partenza per capire il vero senso della vita.

Di Vanessa Minicucci

La barca e io di Tove Jansson
156 pag., Euro 12,00 - Iperborea
ISBN: 88-7091-137-3

Le prime righe

LA BARCA E IO

Quando compii dodici anni, ebbi in regalo una barca a remi tutta mia. Era lunga due metri e trenta centimetri e costruita a fasciame sovrapposto. Se mi domandavano come si chiamava, rispondevo che era semplicemente la barca. Avevo un progetto, per la barca e per me: fare il giro dell'intero arcipelago di Pellinge, con ogni minimo scoglio e tutto quanto, sia verso il mare aperto che verso l'interno, come per circoscriverli, e poi era cosa fatta. Non so perché fosse così importante. La spedizione poteva anche prendere un giorno intero perciò era meglio portarsi il sacco a pelo, per il resto solo gallette e succo di frutta. Come dice papa, in una barca non deve esserci neanche un solo oggetto inutile.
La partenza era fissata per il 20 agosto e doveva avvenire in forma assolutamente privata.
Non so come awenne che la mamma subodorò la cosa, magari mi aveva visto prendere il sacco a pelo dalla tenda. Non disse nulla, ma in qualche modo mi fece capire che sapeva e che era d'accordo di imbrogliare papa. Lui non mi avrebbe mai lasciato andare. Fra parentesi, sono quasi sicura che la mamma non ha mai osato imbrogliare il suo, di papa, che non la lasciava dormire in tenda e neppure mettere il colletto alla marinara. Un secolo spaventoso.
In ogni caso, la barca e io eravamo pronte a partire. Da un paio di giorni soffiava vento da sud-ovest per cui le onde erano cresciute e diventate lunghe. Con l'alta marea la barca arrivava fino sull'erba, quando la spinsi, la chiglia scivolò come sul velluto. Non appena in acqua incontrò la risacca ma io la tenni salda per il bordo e aspettai. Il cielo era bianco e vuoto come sempre prima dell'alba, e i gabbiani facevano un baccano indiavolato. Poco dopo arrivò in tutta fretta la mamma con la giacca di lana sopra la camicia da notte portando dei panini e una bottiglia di Pommac, sbrigati, mi disse, parti prima che si svegli! Le partenze non sono quasi mai come le si era immaginate.
Entrammo nelle onde, il vento era dritto in poppa e ci voleva tutto l'impegno per mantenere l'equilibrio, puntai i piedi contro il pagliolo e lasciai che la barca prendesse l'abbrivio, la mamma rimase sulla riva a sventolare la mano piuttosto a lungo.
Papa non sventola mai la mano in mare, lo si fa solo quando si è in pericolo.
Prendevo le onde da poppa ma capii abbastanza presto che così non andava; dovevamo fare dietro front, e a tutta velocità, per poterle cavalcare, così aspettai l'incavo dell'onda giusto e puntai il remo sinistro dritto in basso tirando più che potevo sul destro e in un secondo ci voltammo e le onde presero a portarci come fosse la cosa più naturale.
Mentre risalivamo il vento verso l'ultimo promontorio della terraferma mi venne da pensare che in realtà il mare ha bisogno di una barca per essere realmente sovrano, voglio dire più grande di tutto il resto. Forse anche di isole, se sono piccole. E perché mai il ciclo non dovrebbe aver bisogno di un gabbiano, naturalmente se è sgombro di nubi.
E poi il sole sorse dritto nei miei occhi e trasformò la schiuma delle onde in rose rosate e noi continuammo ad avanzare a tutta velocità e doppiammo il promontorio e d'improvviso ci ritrovammo al riparo dal vento. C'era silenzio. Il rumore del mare ovviamente si sentiva, ma solo in lontananza, perché ora il vento mormorava attraverso il bosco. In quella baia dalle acque basse il bosco si spinge serpeggiando fin sui sassi della riva e gli isolotti veleggiano intorno come mazzi di fiori, e tutto è solo verde - lo so, perché ci sono già stata.
Aggottai la barca, anche se non era quasi entrata acqua, e ci lasciai andare per un po' alla deriva.

© 2005, IPERBOREA


L’autrice

Tove Jansson, nata a Helsinki nel 1914 da padre scultore e madre illustratrice, scomparsa nel 2001, è tuttora la scrittrice finlandese più nota e tradotta nel mondo. Con lo stesso spirito ironico e poetico, leggero e inquietante che caratterizzava i suoi libri per l'infanzia, la famosa serie dei Mumin, a partire dagli anni Settanta ha cominciato a scrivere per gli adulti conquistandosi un appassionato pubblico intemazionale. Tra i suoi libri II libro dell'estate, L'onesta bugiarda, Viaggio con bagaglio leggero.


7 aprile 2006