Roberto Giardina
Pizza con crauti

“Stava cadendo a pezzi, il vecchio barone si rifiutava di vendere e non aveva i soldi neanche per comprare una nuova tegola. Quando è morto, il figlio ha ereditato tutto, ma nel frattempo si era fatto francescano, e ha passato tutte le proprietà al suo ordine” raccontò Fifì.

È già capitato di scrivere che in tempi come i nostri, ormai, ci sono più giallisti che detenuti, più investigatori privati che omicidi. Colorado Noir è comunque sinonimo di qualità, di libri che ti prendono alla gola per azzannarti e non mollarti più. È il caso di questo primo noir firmato dallo scrittore e giornalista Roberto Giardina, da anni inviato da Berlino per diverse testate.
Ad una prima lettura Pizza con crauti è come la sua copertina: sembra un qualcosa di già letto, già visto, già sentito. Poi, risucchiati dalla trama, impersonandosi con il protagonista (un effetto “cinematografico” difficile da riportare sulla carta, ma riuscito) tutto appare più chiaro. Con lo scorrere delle pagine si apprezzano certe sfumature che, presi dalla foga della lettura, in un primo momento si sono tralasciate.
La trama vede protagonista Federico, uno dei tanti emigrati siciliani in Germania, fare fortuna aprendo un locale che, ben presto, diventa il più frequentato di Berlino. Politici, attori e intellettuali fanno la fila per assicurarsi un tavolo. Ben presto, però, la sua vita si trasforma in un piccolo inferno a temperature molte più alte di quelle del suo forno. Un giorno un capomafia gli chiede di mettersi sulle tracce della figlia scappata con un ragazzo tedesco (una “fuitina” all’incontrario). Ma come può un semplice pizzaiolo trasformarsi in detective e per di più con una pistola puntata alla testa? Il tempo è poco e la ricerca riporta Federico in Sicilia, una terra dove nel frattempo tutto è molto cambiato, dove il multiculturalismo etnico rende certi paesaggi metropolitani quasi irriconoscibili.
Ed è anche con questa realtà che dovrà incontrarsi e scontrarsi: l’ Italia non è più, come credono ancora in Germania, il paese “pizza, mafia e mandolino”, ma una terra dove gli intrighi sono diventati invisibili e sotterranei. L’indagine di questo detective “alle prime armi” inizia a muovere le prime acque (chiaramente torbide) e la scrittura si fa via via sempre più incalzante: un ritmo serrato che rende difficile abbandonare la lettura.
Merito dell’autore, poi, è di averci consegnato un libro che poteva facilmente scivolare nei cliché già esplorati da Andrea Camilleri. Ed invece Giardina riesce a mantenere un’indipendenza di inventiva, di linguaggio e contenuti assolutamente unici.
Un’impresa di certo non facile. Un’impresa che lascia presagire, a libro chiuso, nuovi sviluppi, nuovi casi. Insomma: la nascita di un “nuovo” detective di cui, siamo sicuri, leggeremo ancora.

Di Gian Paolo Serino

Pizza con crauti di Roberto Giardina
355 pag., Euro 15,00 - Mondadori (Colorado noir)
ISBN: 88-04-55724-9

Le prime righe

1
LA FELICITÀ È UN BOLIDE ROSSO, MA SOLO SE…


L'omu senza fortuna va sempre a la peduna
(L'uomo senza fortuna va sempre a piedi)

«Madonna.»
L'auto rossa insinuò sulla destra il muso sottile, minaccioso come una daga medievale, lo sospinse fino sulla ruota dell'auto blu e bianca, pronto a infliggere il colpo letale. Un guerriero che saggia il punto scoperto nella corazza del nemico. Le due auto scivolavano senza suoni, prigioniere delle loro orbite.
«Attento» sfuggì a Federico.
L'auto rossa conquistò spazio, si aprì la via tra l'auto avversaria e il margine della pista, per il sorpasso e la vittoria.
«Madonna, no.» Vedeva quel che sarebbe avvenuto, furioso e impotente.
L'auto rossa precipita in avanti, sempre più veloce, l'auto blu si sposta, chiude la strada, nega lo spazio, gomma contro gomma, le auto si toccano, schizzano via, un colpo di biliardo, carambola, blu a sinistra, rossa a destra.
L'auto rossa fu presa in un giro di valzer, ruotò su se stessa, una volta, due, scivolò fuori pista, nella ghiaia.
«Madonna.» Non fu un'imprecazione, non fu una bestemmia, Federico la pronunciò come un doloroso riconoscimento del destino.
«Michelino, no.»
«Montoya Arschloch.» L'avvocato Minow si versò mezzo bicchiere di Corvo di Salaparata sulla maglietta candida. «Arschloch» ripetè, non si sa bene a chi. Frequentava Le Due Sicilie già da studente, era stato amico di Rudi Dutschke e ora che aveva una villa a Griinewald non dimenticava la gioventù e qualche pizza gratis da Federico.
«Ma che fai, Schumi?»
L'auto rossa si fermò di traverso, le due ruote davanti sull'asfalto, il resto affondò nelle pietruzze luccicanti sotto il sole.
«Scheifle Ferrari» imprecò Muller, il magistrato. Lui e Minow avevano studiato insieme all'università ma si davano del lei. Minow e Muller, avvocato e giudice, M&M, i clienti storici.
«Schumi, cazzo.» Totò, il cuoco.
Sempre, quando le cose si mettono male, i tedeschi finiscono per invocare la merda e gli italiani il sesso, gli uni e gli altri guardano al basso, anche se da opposte prospettive.
Quel pomeriggio di domenica Federico ebbe il presentimento che l'estate non sarebbe stata facile. Il pilota era rimasto al suo posto, senza angoscia, e con la mano chiamava qualcuno, come a impartire un ordine con calma sovrana.
«È finita.»
Tre addetti alla sicurezza accorsero verso la vettura rossa, si piegarono sul pilota. Cominciarono a spingere.
«Lo spingono via.»
«È proibito spingere.»
«È in un punto pericoloso.»
«Lo spingono in pista.»
«Ora lo squalificano.»
I tre diedero l'ultima spinta decisiva. Dalle ruote posteriori si levò un lieve fumo bianco, l'auto rossa ripartì all'inseguimento.

© 2006, , Arnoldo Mondadori Editore


L’autore

Roberto Giardina è palermitano ma ha lasciato la Sicilia in tempo. Prima a Torino, redattore a "La Stampa", poi ad Amburgo e a Parigi per "il Giorno".
Ha visto cadere il Muro ed è rimasto a Berlino, come corrispondente de "II Resto del Carlino" e "La Nazione". Tra le sue ultime opere Guida per amare i tedeschi, che è stato un best seller in Germania. È autore di vari romanzi e biogra-fie, tradotti in diverse lingue.


7 aprile 2006