Sami Michael
Una tromba nello uadi

“Il suono della tromba interruppe le mie parole. Con un’apprensione eccessiva il nonno si sputò il nocciolo in mano. Quel suono fu come una lunga e agonizzante esalazione, come il soffiare del vento tra persiane rotte. Non sono una grande conoscitrice di musica, ma sentii che quella melodia

È difficile trovare un altro paese in cui la realtà sociale sia così complessa e variegata come in Israele, dove convivono- e non pacificamente- israeliani ebrei e israeliani arabi, arabi musulmani e arabi cristiani, ebrei sefarditi e ashkenaziti, ortodossi e laici, ebrei “sabra”, nati in Israele, e ebrei rientrati dalla diaspora, in una babele di lingue su cui si impone un ebraico reinventato e piegato alle necessità del mondo moderno. Non ci stupisce quindi la contrastata storia d’amore del romanzo dello scrittore israeliano Sami Michael, Una tromba nello uadi: non sono due famiglie rivali come i Montecchi e i Capuleti che si oppongono all’unione, né il colore della pelle, come per Otello e Desdemona, né la differenza di ceto, come per l’Isabella di Boccaccio e di Keats, ma il fatto che Huda sia araba e Alex sia ebreo.
Una storia d’amore che possiamo paragonare ad altre che abbiamo letto nelle letterature di paesi diversi, eppure ci sono dei tratti che rendono differente il romanzo di Sami Michael. Prima di tutto la voce dell’io narrante, perché non è comune che uno scrittore uomo si faccia interprete di una ragazza, e in maniera così sensibile da non creare alcuna dissonanza. E poi l’ambientazione, la ricchezza di personaggi, ognuno con una sua storia di cui Huda ci può raccontare solo una parte: un nonno che forse è innamorato della nuora, la mamma che apparteneva ad una famiglia ricca e che è rimasta sola, vedova con due figlie, la sorella Mary, bella e civetta tanto quanto Huda è ritrosa e solitaria, il prepotente padrone di casa Abu Nachla e il figlio Zuhair da cui Mary aspetta un bambino - che però farà passare per il figlio del tonto cugino per bene che la sposa. E infine Alex, di cui Huda si innamora, e i suoi genitori, profughi dalla Russia.
In questa piccola comunità che vive alla periferia di Haifa nello uadi, il letto secco del torrente ai margini del quale sorgono le abitazioni fatiscenti degli arabi, il tratto comune è quello dell’estraneità, della provenienza da un altro luogo in cui le usanze e la lingua sono diverse, e della nostalgia per un mondo che non si rivedrà più- così per il nonno che è arrivato dall’Egitto e così per Alex, che una decisione dei genitori ha forzato ad immigrare in Israele e che si ritrova a balbettare in ebraico e a combattere per una patria che non sente ancora come sua. Così per il cugino Wahid che abita in un villaggio retrogrado in cui valgono ancora norme severe di comportamento per uomini e donne e che non si rende neppure conto di venire sedotto credendo di sedurre la trasgressiva Mary.
La musica della tromba di Alex fa da colonna sonora al romanzo, con le note che volano lontano, verso la Russia rimpianta, che echeggiano nello uadi con una forza pacificatrice. Perché l’amore tra Huda e Alex non riguarda solo loro, non può isolarli da una realtà in cui Alex che parte per la guerra non è più Alex, ma l’ebreo che uccide uno dei tanti cugini arabi di Huda. Quello che si avverte è un attrito continuo - arabi ed ebrei vivono fianco a fianco, magari nello stesso ufficio, come succede a Huda, chiacchierano e bevono caffè insieme - finché non succede qualcosa e il collega o l’amico diventano il nemico.
Ha sempre una nota di tristezza profonda il suono di una tromba, ce l’ha anche quella di Alex. E, nonostante la spinta vitale e la caparbia volontà del ragazzo, non può avere un finale felice la storia di Alex e di Huda. Sono ancora tempi bui, la pace è lontana.

Di Marilia Piccone

Già pubblicato su Stilos, il quindicinale dei libri.

Una tromba nello uadi di Sami Michael
Traduzione di Shulim Vogelmann
270 pag., Euro 15,00 - La Giuntina (Israeliana)
ISBN: 88-8057-234-2

Le prime righe

Il nonno Elias, sorridendo con quel suo sorriso egiziano, sentenziò che le piccole seccature sono un dono divino per i disgraziati. La mamma si lasciò cadere sulla sedia e volse il suo mento caparbio verso la porta. «Allah deve essere spiritoso come te per accordarci simili regali» disse, come se si aspettasse che la porta venisse abbattuta da un momento all'altro e gambe turbolente entrassero a violare la lucentezza del pavimento del soggiorno. Questa madre, che si era sposata e aveva partorito me e Mary e poi era diventata vedova, era ancora molto attaccata alla virtù della castità; forse perché si era sposata tardi, o forse perché nostro padre aveva fatto in fretta a metterci al mondo e se n'era andato senza perder tempo. Dalle poche cose che ho saputo su di lui ho appreso che non aveva il carattere faceto di nonno Elias, suo padre. Forse io sono come lui.
Sono tanti anni che abitiamo nello uadi, ma non ho amici né amiche arabe. Cerco di essere più israeliana degli ebrei stessi. Come un pescatore che non prende altro che scarpe rotte ho cercato zone migliori senza sosta, e adesso Yehuda Amichai è più vicino al mio cuore di qualunque poeta arabo. Mary invece non deve fare nessuno sforzo. Lei è il prodotto più israeliano della nostra famiglia. È più giovane di me di due anni ed è frizzante e audace. Mette sempre in gioco la sua vita, con quel suo sorriso seducente. Io non la rimprovero. La grande differenza tra noi due è che io vagheggio e lei prova, io sogno e lei assaggia.
I passi pesanti e rumorosi sulle scale che portano alla stanza sul tetto fanno impazzire Jamilla, che invecchia con il suo gatto un piano sotto di noi, e disturbano il riposo della mamma. Io invece sento i passi solo nei miei sogni, ma due volte più forti. Le gambe muscolose e pelose assalgono il mio sonno in incubi umidi. Mi alzo e mi vergogno dei miei sogni. Mi disgustano i muscoli, le grida e gli odori di quei sogni. Mary si mette in ascolto e percepisce la reale esistenza dei ragazzi. Forse non sono poi molti; probabilmente non più di cinque, sei ragazzi dei villaggi vicini. Ma le scale sono pericolanti e a sentire le urla di Jamilla da sotto sembra che la casa stia per crollare. E loro corrono via, come se si inseguissero l'un l'altro, pestando forte con i loro stivali; e il nostro appartamento trema come una trappola scattata. La sensazione di invasione che coglie mia madre non mi colpisce, perché io mi ritiro subito nel mio corpo, nel dolore pungente che mi prende alla spalla destra e mi fa storcere la schiena. È il dolore che fa vacillare la mia sedia, non i battiti dei rozzi passi sulle scale. Mary, al contrario, si arrende alle vibrazioni che avvolgono la casa come una bambina che si arrende alle salite e le discese di un treno sulle montagne russe. Ora si guardava nel piccolo specchio tondo e ritoccandosi un sopracciglio canticchiava: «Magari una volta gli apriamo la porta e gli offriamo qualcosa». E in ebraico aggiunse: «Che problema c'è?».
La mamma sussultò anche se lo sapeva che Mary stava scherzando. «Io vado a fuoco e tu mi versi l'olio addosso» la rimproverò, perché aveva notato che il nonno stava ridendo e il suo affetto non era rivolto a lei.
«Il lavoro è lavoro, e che non si raccontino balle» disse il nonno. «Quando ero giovane, alla fine della giornata volevo cantare e correre».
«In questo modo? Come quei selvaggi?».
«No, si lavorava dal sorgere del sole fino al tramonto e dovevo anche farmi da mangiare. Quando tuo marito era un bambino correva e urlava».
«Poi si è zittito, ed è rimasto zitto fino a quando se n'è andato».
Il nonno annuì e chino sul narghilè sistemò i carboni con le sue dita nere e non difese il proprio figlio neppure con una parola. Dalle bolle d'acqua del narghilè parve di sentire che non era opportuno parlare così di un marito morto.
Mi sono sempre chiesta quale fosse la vera natura del rapporto tra mia madre e suo suocero. La differenza d'età non necessariamente scoraggia in certe circostanze. Amichai ha scritto delle poesie prima che io nascessi... Se fossimo vissuti insieme, se insieme avessimo conosciuto il freddo d'inverno e la solitudine della primavera, se lui fosse stato il cacciatore e io la guardiana del nido, se fossi stata avvolta in un temperato calore maschile e in un quieto riguardo... come nonno Elias circonda la mamma, forse... non mi sarei scandalizzata se avessi scoperto che c'era stato qualcosa tra loro. Oggi è un vecchio del quale nessuno conosce l'età, ma è ancora sano e agile e sorridente. Un tempo deve essere stato sicuramente un bel giovane. Che cosa li ha divisi durante gli anni seguiti alla morte di suo figlio? O forse niente li ha divisi? Prima che conoscessi Bahij, e nei giorni in cui Bahij è venuto e ha acceso la mia anima con la lucentezza di un altro mondo, e anche nei giorni grigi dopo Bahij io ero serrata nella mia timidezza. Mi sono vergognata di chiedere e ho ritenuto che solo gli sporcaccioni esplorano certi argomenti. Sapevo che quella era ipocrisia, ma del resto l'ipocrisia è la difesa dei timidi. E tuttavia la curiosità era grande. Una volta ho cautamente accennato la questione a Mary, mia sorella che detesta la santità e che mi ha gridato: «Proprio tu che mi accusi di essere così!». Ho avuto l'impressione che mi avesse urlato contro perché il pensiero era venuto a me e non a lei. Sorrise subito dopo e disse: «La mamma e il nonno? Hai mai sentito di un uccello che fa l'amore con un sasso? Tra l'altro, non so neppure chi è il sasso e chi l'uccello tra quei due».
Il nonno arrotolò il tubo rosso intorno al narghilè e si appoggiò all'indietro sulla sua ottomana in soggiorno e disse: «I ragazzi sopra si sono calmati. Possiamo vedere la televisione».

© 2006, Marcos y Marcos


L’autore

Sami Michael è nato a Bagdad nel 1926. Allo scoppio della seconda guerra mondiale è entrato in un gruppo clandestino che combatteva il regime dittatoriale iracheno. Nel 1948 fu costretto a fuggire in Iran e poi in Israele. Ha scritto articoli di letteratura per un settimanale arabo e per 25 anni ha lavorato per il Ministero dell’Agricoltura, soprattutto nella zona di confine con la Siria, per il controllo delle risorse d’acqua. Ha studiato Letteratura Araba e Psicologia all’Università di Haifa e il suo primo romanzo fu pubblicato nel 1973. Nei suoi romanzi, ambientati a Bagdad o in Israele, Michael esplora i rapporti tra arabi ed ebrei, musulmani e cristiani, nazionalisti e comunisti.


31 marzo 2006