Melena Marques
L’ultimo molo

“Per la prima volta dalla morte di Raquel, ho contemplato la prospettiva di un futuro senza di lei. Non la dimenticherò mai, è evidente, anche voi, cugino, non avete dimenticato, ma forse ho incominciato a imparare a vivere senza di lei.”

L’isola di Madera, avamposto del Portogallo nell’Atlantico, è l’ambientazione del romanzo L’ultimo molo della scrittrice portoghese Helena Marques, una saga famigliare di tre generazioni di donne che inizia con le pagine di un diario di bordo, scritte nel 1879 dal medico Marcos Vaz de Lacerda. È questi un personaggio affascinante ed emblematico perché la sua inquietudine, la sua incapacità di restare a lungo fermo a Madera, nonostante l’amore per la moglie e i figli, rappresenta l’essenza stessa dell’insularità - lo splendido e orgoglioso isolamento che si traduce nel desiderio ambivalente di partire verso orizzonti sconosciuti e di tornare poi a lidi sicuri. E “la” nave, quindi, è essenziale per la vita nell’isola, unico legame con il mondo, una gomena che impedisce la deriva.
Non a caso una delle donne che danno il titolo ai capitoli è chiamata Penelope, la stessa Raquel che riappare più avanti in un altro capitolo con il suo nome, o forse non è la stessa: Penelope/Raquel attende il marito Marcos, perché questo è il ruolo delle donne. Fare figli e attendere i mariti. Che tornino dalle loro occupazioni, dalla vita pubblica, dal mondo fuori dell’isola. Alle loro case, ai loro letti. Quando Raquel smette di essere Penelope e segue Marcos in uno dei suoi viaggi, vivrà con lui i mesi più felici della loro vita matrimoniale, ma il prezzo da pagare sarà la morte nel dare alla luce la piccola Clara.
Sono famiglie ricche, quelle del romanzo, con splendide case, domestici, libri e musica, e la vita raccontata non lascia affiorare altra difficoltà che non sia quella dei rapporti umani - legami d’amore felici o infelici - o della morte che non risparmia nessuno.
E tuttavia, pur in quest’aura di romanticismo dorato, ci incantano e ci inorridiscono queste storie di donne che iniziano a fare figli a sedici anni e che per motivi religiosi non si sottraggono ai desideri del marito, come Maria Alexandrina che arriva ad avere diciassette figli. Si capisce perché le due figlie maggiori, bambine che avevano dovuto prendersi cura di altri bambini e che avrebbero sempre collegato la nascita di un bimbo con le urla della mamma, non avessero mai voluto avere figli propri. Donne la cui vita è sempre in balìa degli uomini, come Constança, andata sposa ad un uomo che si rivela bigamo, o Charlotte, che forse è innamorata dell’ormai vedovo Marcos, ma deve rassegnarsi a partire, o Luciana, che il padre ha fatto sposare ad un uomo che è suo coetaneo. Ma Luciana è, insieme a Catarina Isabel che osa diventare medico, già la donna dei tempi nuovi - siamo ormai alla fine dell’800, sono arrivate le notizie delle suffragette e della lotta per il diritto di voto. Quanto agli uomini, c’è da sperare che siano uomini d’onore, come Marcos o il nonno André, e non come il famigerato Xavier che aveva sposato Ana Adelaide e messo incinta la sorella di lei.
L’ultimo molo è un romanzo al femminile che ricrea la vita di un ambiente sociale privilegiato, con alcuni accenni (come si conviene alle donne dell’epoca) agli avvenimenti del tempo e al problema dello schiavismo, e che ci fa respirare i profumi dell’isola, ce ne fa godere i colori, in una lingua che ha la dolcezza del vino di Madera.

Di Marilia Piccone

L'ultimo molo di Helena Marques
Titolo originale: O ultimo cais
Traduzione di Romana Petri
192 pag., Euro - Cavallo di Ferro
ISBN: 88-7907-006-1

Le prime righe

DIARIO DI BORDO

Siamo usciti da Quelimane a bordo della cannoniera Mandovi, con direzione isola di Mozambico, il giorno 4 settembre del 1879, verso mezzogiorno. A partire dal giorno 5 abbiamo avuto vento e corrente contrari e siamo riusciti ad arrivare all'isola solo il giorno 9, verso le sette di mattina. Si è ammalato un marinaio di febbre intermittente. Nessuna nave sospetta.
Giorno 14 — Abbiamo alzato l'ancora alle nove del mattino, in direzione città di Quelimane. Stava entrando anche la nave della Rovai Mail. Si è ammalato l'ingegnere di febbre biliosa e dieci marinai di febbre intermittente.
Giorno 20 — Siamo usciti di nuovo e abbiamo ormeggiato Mongical. Il tenente Apio e il guardiamarina Silva sono scesi a terra, armati, per prendere informazioni sull'imbarcazione che trasportava gli schiavi. Non hanno appurato nulla. Nel pomeriggio è apparsa un'altra imbarcazione ed è stato inviato a bordo il guardiamarina Sergio, con un marinaio, per sapere da dove veniva e dove era diretta. Veniva dall'isola di Mozambico e andava verso Mormão. Abbiamo fatto salire alcuni negri sulla cannoniera, e, dopo averli interrogati, ci sono sorti dei dubbi circa le loro reali attività. Sono stati portati a terra sotto detenzione per proseguire gli interrogatori. È stato in una situazione identica che, di recente, siamo riusciti ad impedire un imbarco di schiavi a bordo di una nave negriera olandese. Siamo andati per mare fino al giorno 20 e abbiamo ormeggiato, di notte, nella baia di Mocambo. Abbiamo mandato degli uomini in cerca di provviste, perché quelle che avevamo a bordo erano andate a male. Siamo partiti per Angoxe. Abbiamo incrociato una nave da guerra e sono saliti a bordo tre ufficiali per scambiare con noi alcune informazioni circa il traffico degli schiavi».

© 2006, Cavallo di ferro


L’autrice

Helena Marques è nata a Carcavelos, vicino a Lisbona, nel 1935. Trasferitasi giovanissima sull’isola di Madera con la famiglia, vi ha vissuto fino agli anni ’70. E’ stata giornalista e ha pubblicato il suo primo romanzo, “L’ultimo molo”, nel 1992. Da allora ha scritto altri romanzi, non ancora tradotti in italiano.


31 marzo 2006