Luciana Scepi
La morte viene dal mare

“Sentiva di non essere più quello di una volta, pronto di riflessi, capace di cogliere e sfruttare al momento giusto ogni occasione che il destino gli offriva.”

Borgomarino (Napoli). Aprile 2002. Il massiccio maresciallo dei carabinieri Filippo Buonocore, razza contadina (non le dita), folta capigliatura scura e baffi, faccia larga e collo taurino, doppio mento, palpebre pesanti, presbite, è in vacanza con la moglie sarta Lucia Annunziata. Non sa godersela, porta la divisa nel sangue. Frequenta il suo più giovane collega Antonio Esposito sposato con la cugina della moglie. Si imbatte nello strano caso dello strangolamento di Gaetano Martino, scomparso misteriosamente dieci anni prima, trascorsi violenti e molesti, cadavere rinvenuto in mare dopo vari spostamenti.
Gaetano era il marito della bella del paese, Giovanna Conturso, due figli da lui, forse una terza. Per caso, per vocazione, per interessi, per manovre si coinvolge trascurando Lucia che se ne va a Milano dal figlio Giorgio avuto dal primo marito ucciso. Muoiono altri. Incrociano inchieste su clandestini e pedofili, sui traffici e crimini connessi, sulla speculazione compiacente. Proprio non male il nuovo giallo della insegnante giornalista di NapoliNoir Luciana Scepi, in terza varia, con qualche agguato meno credibile e titoli di coda affrettati, buon ritmo e stile. Musica scarsa, grandi mangiate solitarie del protagonista, prima di ricominciare a fumare.
Segnalo il golfo, ovunque. Consigliato agli amici, affinché distinguano.

Di Valerio Calzolaio

La morte viene dal mare di Luciana Scepi
A cura di Tecla Dozio
224 pag., Euro 14,00 - Todaro (Impronte)
ISBN: 88-86981-64-3

Le prime righe

1

Borgomarino, lunedì 8 aprile 2002

La bambina camminava a piedi nudi sulla riva del mare. Ogni tanto si chinava a raccogliere una pietruzza colorata o una conchiglia che andava a deporre sul pontile di legno accanto alle scarpe e allo zaino dei libri.
Non era la prima volta che dopo la scuola scendeva alla spiaggia dei pescatori, disubbidendo a sua madre. Col viso accaldato dal sole si accingeva a un altro giro, quando vide l'uomo col vestito marrone fermo sul molo. Lo riconobbe: era lo stesso che aveva visto mezz'ora prima davanti alla scuola, mischiato alla folla dei genitori. Gli sorrise.
L'uomo allora si mosse, cominciando a scendere per i ripidi scalini che dal molo portavano alla spiaggia. Le raccomandazioni di sua madre si affacciarono di colpo alla mente della bambina. Saltò agilmente sul pontile, raccolse in fretta le sue cose e da lì ritornò sulla strada. L'uomo in marrone restò fermo sulla riva a fumare, lo sguardo perso sull'orizzonte, la punta delle scarpe affondata nella sabbia umida. Finita la sigaretta, risalì sul molo.
Il vicebrigadiere Alfonso Roncato si affacciò con la tazzina di caffè in mano sulla porta del Bar Todisco dall'altra parte del porto e vide l'uomo in marrone.
Benché fosse aprile, il termometro segnava venticinque gradi all'ombra. Solo un refolo di vento rendeva l'aria più respirabile.
Roncato si passò due dita nel colletto umido continuando a fissare lo sconosciuto, che avanzava nel suo incongruo completo scuro tra la folla colorata del porto. Quando fu più vicino i loro occhi s'incontrarono. Roncato li distolse per primo, avvertendo una sensazione di disagio, e tornò nell'interno del bar.
Alle tredici e quindici il cavalier Antonino Terlizzi, titolare della fabbrica di conserve alimentari La Preziosa, si affacciò al balcone del suo ufficio. Girò lo sguardo sul paesaggio di Borgomarino che, visto dall'alto, pareva un presepe napoletano del Seicento. Il pensiero che buona parte di quel presepe apparteneva a lui non gli tolse il nervoso di dosso.
All'improvviso, come spesso capitava da quelle parti, si alzò lo scirocco. Un colpo di vento polveroso gli irritò gli occhi. Chiuse i vetri e tornò all'interno. Si sedette alla scrivania e premette il pulsante dell'interfono.
- Marchese è ancora lì?
- Sì, cavaliere - rispose la segretaria - aspetta da un'ora e...
- Lo faccia entrare.
- Don Antonino, qui la situazione si è fatta grave - attaccò subito il funzionario dell'ASL. -1 rifiuti della vostra fabbrica, soprattutto i cascami del pomodoro, li dovete eliminare in un altro modo. Abbiamo gli ambientalisti sul collo; la loro maledetta Goletta Verde non ha l'autorità per fare i controlli, ma intanto li fa e li comunica ai mass media. Ormai anche gli ignoranti sanno cosa sono i colibatteri ! Ergo, i nostri tecnici devono stare al passo, intensificando prelievi e analisi. E il livello di inquinamento delle acque marine si è alzato troppo, non c'è bisogno delle analisi per sentire in alcuni tratti odore di fogna. E qui non si tratta solo del problema della salute, c'è un'economia delle vacanze da salvaguardare. Tra due mesi comincia la stagione estiva e col mare rosso, non so se rendo l'idea, gli stabilimenti balneari possono dare forfait, per non parlare di albergatori, commercianti e altri operatori turistici.
Tacque sfinito e si deterse col fazzoletto il copioso sudore dalla faccia, simile per dimensione e colore a una grossa mela annurca.
- Qualcuno si è lamentato in paese? - domandò calmo il cavalier Terlizzi.
- No, ma è comprensibile - disse Marchese emergendo dal fazzoletto. - In ogni famiglia c'è almeno un componente, o due, che lavora nella vostra fabbrica.
- Vedete? Io do lavoro alla gente tutto l'anno, non solo nella stagione estiva, perché mi preoccupo del benessere del mio paese... A proposito, ho qui il solito contributo per le vostre attività sociali.
Il funzionario si affrettò a intascare la busta che l'altro, già in piedi, gli porgeva.
- Sì, ma con gli stabilimenti balneari come la mettiamo? - domandò sulla porta colto da uno scrupolo residuo.
- Di quelli non dovete preoccuparvi - rispose il cavaliere. -
Due appartengono a persone vicine alla mia famiglia e il terzo...
al terzo ci penso io.
Non quel giorno, però.
Terlizzi rimase nel suo ufficio per tutta la pausa pranzo senza
toccare il vassoio che qualcuno gli aveva portato dalla mensa.
Alle tre Giovanna Conturso si affacciò alla porta.
- Ha chiamato?
- No, non ancora.
In quel momento squillò il telefono.

© 2006, Todaro Editore


L’autrice

Luciana Scepi, napoletana, insegnante di Italiano, ha collaborato con II Cittadino di Napoli e con II Tempo di Roma; scrive racconti per numerose riviste femminili. Nel 1998, dopo un'intensa esperienza di giudice popolare alla Corte d'Assise di Napoli, si è 'convertita' al genere poliziesco (che lei preferisce definire socio-poliziesco). Ha pubblicato il romanzo Un affare di famiglia. Insieme a colleghi scrittori e giornalisti ha fondato il gruppo NapoliNoir.


24 marzo 2006