Rebecca C. Pawel
Morte di un nazionalista

“Ho cominciato a provare interesse per la Falange verso la fine dei corsi universitari”:Vedendola aggrottare la fronte, Tejada comprese che lei aveva colto la sua approssimazione nel dirle quando aveva effettivamente aderito alla formazione politica. “Mi sembrava un partito in grado di fornire molte risposte alle domande che mi ponevo.”

Nel proliferare della letteratura di genere poliziesco, è veramente un piacere quando compare sulla scena un personaggio che si distacca dagli altri, con una storia di indagine che si inserisce nella Storia più grande del paese in cui vive. “Morte di un nazionalista” è ambientato nella Madrid del 1939: la Spagna è appena uscita dalla sanguinosa e fratricida guerra civile, il generale Franco ha preso il potere, Madrid è una città provata da un lungo assedio, abitata soprattutto da donne, vecchi e bambini. Gli uomini giovani sono morti o sono stati arrestati. Alcuni si nascondono, consci del pericolo per sé e per gli altri, nel caso che la Guardia Civil abbia una soffiata. Il cibo scarseggia- basta un’occhiata per sapere se una persona si rifornisce al mercato nero oppure no.
Il protagonista è un giovane guardia, Carlos Tejada Alonso y Leòn, un fedele franchista naturalmente, perché la sua è una famiglia di ricchi latifondisti. Il caso da risolvere è duplice: un altro guardia è stato assassinato in strada, è proprio Carlos a trovarne il corpo riverso sul selciato e lo riconosce come quello di un suo amico e ex compagno d’armi. In più il suo superiore lo incarica di indagare sulla scomparsa degli approvvigionamenti: qualcuno li dirotta verso il mercato nero, fonte di grossi e illeciti guadagni.
Inutile dire che i due casi sono collegati, ma quello che ci interessa è soprattutto il personaggio di Tejada e il suo percorso di crescita. La prima impressione che abbiamo di lui è pessima: un giovane superficiale e arrogante, un altro stupido guardia (quelli che hanno un ridicolo copricapo a forma di tricorno, tanto per intenderci) dalla pistola facile che ammazza a sangue freddo la donna che si trova accanto al cadavere, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, che fantastica di un codice segreto contenuto nel quaderno che la donna ha in mano e che invece è soltanto il quaderno di scuola della piccola Aleja.
Ma si redime il nostro Tejada. All’inizio sembra procedere con i paraocchi, e tuttavia è intelligente, colto e sensibile. E possiede la dote dell’integrità. Si mette sulle tracce della bambina proprietaria del quaderno, parla con la sua maestra- bella la figura della giovane Elena, orgogliosa e ardente repubblicana che viene licenziata dal pavido direttore della scuola- e se ne innamora, trova Aleja e, per una serie di vicende che non vogliamo raccontare, se ne occupa con una delicatezza insospettata, come per rimediare alla brutalità del compagno che l’ha colpita alla testa. Intanto prosegue anche l’indagine sull’altro filone, quello del mercato nero, con altri personaggi, tutti segnati dalla guerra, con ricordi di battaglie e di morti. E quello che importa alla fine non è solo la soluzione del caso, ma soprattutto la nuova consapevolezza raggiunta da Tejada, certo che non ci sono certezze.
Il retro copertina ci annuncia altri due romanzi in pubblicazione della serie: aspettiamo con ansia curiosa questi libri ambientati in Spagna e scritti da un’americana che si è laureata in lingua e letteratura spagnola alla Columbia University.

Di Marilia Piccone

Morte di un nazionalista di Rebecca C. Pawel
Titolo originale: Death of a Nationalist
Traduzione di Claudio Carcano
262 pag., Euro 8,00 - TEA (Teadue n. 1331)
ISBN: 88-502-0957-6

Le prime righe

Prologo

Maria Alejandra stava tornando a casa da scuola quando scorse un uomo vestito come un guardia civil uscire furtivamente dall'edificio annerito dalle bombe che era stata la panetteria del se_or Merello prima che gli ordigni lo colpissero. L'uomo sbirciò in entrambe le direzioni e poi attraversò rapidamente la strada, guardandosi alle spalle come se temesse qualcosa. Si diresse verso Calle Amor de Dios. Maria Alejandra lo seguì con lo sguardo, sorpresa. Quel tizio era vestito come un ufficiale, e gli ufficiali della Guardia non erano più spaventati. Per un istante, Alejandra pensò di rientrare a casa facendo una strada diversa. Ma il peso dei libri e un unico uomo che si K «riportava stranamente non le parvero un motivo sufficiente por allungare il percorso. Imboccò Calle Amor de Dios dietro di lui. Stava oltrepassando un'altra casa senza tetto quando udì gli spari. Alle sue orecchie allenate, i rumori parvero colpi di pistola, non di mitragliatrice, e sua madre le aveva detto che non ci sarebbero stati altri bombardamenti. Ma Alejandra aveva trascorso quasi metà dei suoi sette anni in tempo di guerra, e sapeva bene che non era il caso di sfidare il destino. Leggermente contrariata per la possibilità di rovinare il vestito di scuola, lasciò cadere la borsa dei libri e si gettò a terra, coprendosi automaticamente la testa con le mani. Per un momento non si udì nessun rumore. Cautamente, Alejandra sollevò il capo. Un'abitudine radicata la fece sbirciare verso l'alto. Tutti sapevano che gli aerei tedeschi non passavano sopra quella parte della città dopo le quattro, e negli ultimi giorni non c'era stato nessun bombardamento, ma Alejandra non riusciva a smettere di scrutare nervosamente il cielo. Aveva avuto sempre paura degli aeroplani. Persino i grandi avevano paura degli aeroplani. Si alzò e raccolse i libri, alcuni dei quali si erano sparpagliati per terra. Qualcuno percorreva la strada verso di lei, provenendo dalla direzione opposta. Alejandra s'infilò nell'ingresso di un edificio in rovina, nascondendosi dietro l'unico muro rimasto in piedi. Udì uno scalpiccio e vide i pantaloni dell'uniforme di un guardia oltrepassarla. Questa volta, i passi non erano affrettati. L'uomo canticchiava a bocca chiusa. Alejandra aspettò finché il rumore dei passi non svanì. I guardias civìles non le piacevano. Lo zio diceva che erano traditori. Sua madre diceva che c'erano alcuni guardias bravi, che si battevano per la gente, ma che la maggior parte di loro sosteneva i ribelli che lottavano contro la Repubblica. Ma i guardias buoni probabilmente ora erano stati tutti arrestati, come il papà della sua amica Candela. O magari anche portati a fare una passeggiata. Alejandra non era del tutto sicura di cosa succedeva quando ti portavano a fare una passeggiata, ma sapeva che i grandi a volte ridevano dicendo che un giorno i generali fascisti che avevano scatenato la rivolta sarebbero stati portati a « fare una passeggiata ». E sapeva anche che Maricarmen, della quarta, era rimasta assente una settimana dopo che il nonno, che viveva fuori Madrid in una zona caduta nelle mani dei ribelli sei mesi prima, era stato portato a « fare una passeggiata ». I vestiti di scuola di Maricarmen erano stati unti di nero quando lei era tornata. Alejandra si accovacciò dietro il muro e cercò d'infilare i libri nuovamente nella borsa. Ma la sua maestra l'aveva aiutata a sistemarli ben stretti, tanto che lei non riusciva più a riporli. S’infilò il quaderno dei componimenti sotto il braccio, felice che l'uomo se ne fosse andato. All'incrocio fra Amor de Dios e Fray Luis de Leon si fermò di nuovo. L'uomo che aveva visto prima, il guardia civil che sembrava spaventato, giaceva a faccia in giù sul marciapiede, in una pozza di sangue. Maria Alejandra lo fissò per un lungo momento. Poi lasciò cadere il quaderno dei temi e cominciò a correre.
© 2006, Tea


L’autrice

Rebecca C. Pawel è nata e cresciuta a New York. Si è laureata in lingua e letteratura spagnola alla Columbia University e attualmente lavora come insegnante. “Morte di un nazionalista”, suo romanzo d’esordio, è stato vincitore del premio Edgar 2004.


24 marzo 2006